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"Chiedere l'elemosina è un diritto", la lettera del sindaco di Appiano ai suoi concittadini. "Sono persone sfortunate, impariamo a rispettarle"

La notizia è arrivata sulle pagine del Corriere della Sera: "Ho solo espresso il mio pensiero. Non siamo superiori a loro e neanche migliori"

Pubblicato il - 09 March 2017 - 11:51

APPIANO. La notizia arriva addirittura sul Corriere della Sera: il sindaco di Appiano scrive ai propri cittadini per ricordare loro che “chiedere l'elemosina è un diritto”. Una notizia curiosa, che di sicuro va in controtendenza rispetto alla “moda” dei sindaci-sceriffo.
 

Ci sono stati sindaci che hanno tolto le panchine perché venivano usate dai clochard; altri che hanno vietato di offrire cibo ai senzatetto o ai rifugiati. C’è stato anche chi voleva chiudere le porte di asili o scuole a bambini solo perché indigenti o figli di immigrati. E’ in un mondo come questo che fa notizia la storia di Wilfried Trettl, sindaco di Appiano, in Alto Adige, che in una lettera aperta ai suoi concittadini ha scritto: 'Chi ci chiede l’elemosina sono persone come noi, solo più sfortunate; impariamo a rispettarli'”, scrive Claudio del Frate del Corriere nazionale.
 

Sembra che il sindaco si sia quasi sorpreso dal clamore suscitato dicendo di aver semplicemente espresso il suo pensiero. Il messaggio è stato messo sul sito del Comune altoatesino: “Uomini e donne sono arrivati qui da paesi lontani — scrive Wilfried Trettl — non conosciamo i loro nomi, la loro storia, il loro destino ma la vita sembra non essere stata buona con loro. Quelle persone ci rivolgono la parola, ci chiedono l’elemosina o vogliono venderci qualcosa”.

 

Spiega che "dovremmo considerare le persone in quanto persone, non come mendicanti, intrusi o rifugiati o come una categoria che non ha niente a che fare con noi. E in quanto persone hanno gli stessi bisogni, sentimenti e desideri. Non siamo superiori a loro e neanche migliori. Il destino è stato semplicemente più magnanimo con noi”.

 

Raggiunto al telefono spiega la sua intenzione: "Ogni due settimane metto sul sito del Comune una mia riflessione - afferma - e questa volta, proprio in occasione della Quaresima, ho voluto mettere l'attenzione su questo tema. Tutto qui". Non è una battaglia ideologica, una posizione 'politica'. "Una riflessione per la Quaresima", ripete. "La prossima volta parlerò dei 200 anni della bicicletta", conclude il sindaco.

 

Questa la lettera che il sindaco ha indirizzato ai suoi concittadini:

 

Care cittadine e cari cittadini di Appiano,

all’inizio della Quaresima desidero soffermarmi sull’incontro con le persone e sul modo di relazionarsi con esse. Uomini e donne sono arrivati qui da paesi lontani. Non conosciamo i loro nomi, la loro storia, il loro destino, ma la vita sembra non essere stata troppo buona con loro. Queste persone ci rivolgono la parola, ci chiedono l’elemosina o vogliono venderci qualcosa. Ci sono concittadini che si sentono turbati da queste persone. Un uomo si rivolge a una concittadina esclamando “Ciao mamma!” e lei la considera una cosa assurda. Dove sarà la sua mamma? Sarà ancora viva? Saprà se è ancora viva? Spesso mi pongo queste domande. Dovremmo considerare le persone in quanto persone, non come mendicanti, intrusi, rifugiati o come una categoria che non ha niente a che fare con noi. E in quanto persone hanno gli stessi nostri bisogni, sentimenti e desideri. Non siamo superiori a loro e non siamo neanche migliori, il destino è stato semplicemente più magnanimo con noi.

Relazionarsi con rispetto verso altre persone è qualcosa che si impara da bambini. Quando incontro dei bambini che vanno a scuola, li saluto e loro ricambiano volentieri il mio saluto. Ci si accorge che si sentono presi sul serio, al pari degli adulti, e lo apprezzano. Sono poi loro a salutare per primi. Anche a noi adulti fa piacere quando qualcuno ci saluta, anche se non lo conosciamo.

Dovremmo relazionarci con rispetto anche nei confronti del nostro ambiente ed insegnarlo ai bambini, essendo noi stessi da esempio per loro. Si dovrebbe essere pronti anche a raccogliere un rifiuto, che una persona maleducata ha fatto cadere, e a gettarlo nel cestino. Un paesaggio pulito piace a tutti! Se ci sentiamo responsabili verso il nostro comune di residenza, ci teniamo anche a rispettarlo.

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