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Dalla prima guerra mondiale alle lezioni d'inglese: 105 candeline per nonna Flora

Nata a Dro Flora Farina Gaspari compie oggi 105 anni e ci racconta com'è stata questa lunga cavalcata nel Novecento dal bombardamento di forte Luserna alla crudeltà dell'esercito asburgico passando per la laurea a Torino alle Katakombenschulen di Bolzano

Nonna Flora con i sui figli
Di Luca Pianesi - 07 ottobre 2016 - 10:21

TRENTO. Centocinque candeline da spegnere e un sorriso grande così. E' un compleanno assolutamente speciale quello di oggi per Flora Farina Gaspari e per tutta la sua famiglia. Insegnante prima, pittrice poi, nata il 7 ottobre del 1911 a Dro sotto l'impero asburgico è vissuta poi in Italia tra Cortina d'Ampezzo, Trento e Bolzano. Ha attraversato la prima guerra mondiale (aveva 7 anni quando è terminata), il ventennio fascista (durante il quale nel '35 si è laureata a Torino), la seconda guerra mondiale (30 anni quando è cominciata per l'Italia), ha vissuto l'italianizzazione di Bolzano (con le Katakombenschulen) e gli anni del dopoguerra (dall'autonomia ai giorni nostri).

 

Flora è lucida e presente e poco prima di arrivare ai 100 si è messa a studiare anche l'inglese “per tenere allenata la mente”, ci spiega, e non ha mai interrotto la sua attività di pittura, “mi chiamo Flora e non potevo non dipingere fiori e paesaggi”. Oggi vive a Bolzano ma parte della sua famiglia è ancora a Trento e i suoi primi ricordi sono legati alla sua terra d'origine, a quando a 4 anni dovette lasciare andare il papà medico direzione Luserna, forte austrungarico. “Il più importante del fronte sud – racconta con una punta d'orgoglio la signora Flora – e l'ordine per tutti era di resistere fino all'ultimo altrimenti gli italiani avrebbero avuto strada facile per Trento. Ma dopo tre giorni di bombardamenti incessanti dell'artiglieria nemica con i resistenti che cadevano uno dopo l'altro, lo sgretolarsi delle mura corazzate e l'isolamento totale dagli altri battaglioni la guarnigione fu costretta ad issare bandiera bianca. La cosa, però, fu interpretata dall'esercito austriaco come alto tradimento e quindi venne dato l'ordine agli altri forti austriaci di aprire a loro volta il fuoco sul forte di Luserna. La bandiera venne tolta ma servì a dare il segnale che servivano rinforzi”.

 

Flora in quegli anni era solo una bambina ma gli anni della prima guerra mondiale sono ancora impressi nei suoi ricordi. Ricordi legati a episodi singoli spesso scioccanti “uno su tutti - prosegue – avvenne con dei fanti bosniaci. In quel periodo la fame era tanta, sia tra i civili che tra i soldati, ma l’esercito austriaco teneva moltissimo all’immagine dei suoi reparti. In un’occasione alcuni fanti originari della Bosnia, affamati, accettarono del pane e poche croste di polenta dalla popolazione di Calavino. Il giorno dopo io, mia madre e tutta la cittadinanza andammo in chiesa a messa. Una volta usciti vedemmo quei soldati che avevamo aiutato messi al palo, legati agli alberi antistanti la chiesa del paese agonizzanti sotto il sole. Mia madre andò dall’ufficiale austriaco e gli urlò che quel gesto dalla crudeltà inaudita faceva vergogna a tutto l’esercito del Kaiser. Ricordo che poi nel pomeriggio li liberano e voglio pensare che un po’ di merito lo ebbe anche mia mamma con quella sua coraggiosa sfuriata”.

 

105 anni di storia per Nonna Flora

Flora è stata una donna sui generis per l'epoca. A 20 anni andò via dal Trentino per andare a studiare all'Università di Torino. “Mi sono laureata nel '35 in Lettere ed ero una delle poche donne che frequentava l'università all'epoca. Poi sono andata a Bressanone a insegnare al ginnasio e lì ho conosciuto il mio futuro marito, un tenente di cavalleria di Avellino. Ci sono voluti cinque anni di fidanzamento per far accettare ai miei parenti che conservavano “sangue austrungarico” il fatto che sarei diventata la moglie di un soldato del Sud Italia”.

 

Poi ci sono stati gli anni dell'italianizzazione dell'Alto Adige. Flora si era trasferita a Bolzano e lì era tra quelle che a scuola doveva insegnare agli altoatesini a “diventare” italiani. “Dovevamo valorizzare al meglio ogni materia che potesse accrescere il senso di appartenenza alla Patria degli studenti, come il latino, la storia, la letteratura. Il tedesco era bandito anche se esistevano le Katakombenschulen, vere e proprie scuole clandestine dove gli studenti continuavano a usare il tedesco. Tutto, poi, si stravolse nel ’43 dopo l’8 settembre con l’occupazione nazista. Fu un periodo delicato e terribile per noi italiani – prosegue -. Mio marito fu licenziato e i tedeschi lo costrinsero a lavorare per loro. Ma con il mio aiuto scappò a Cortina dove si nascose fino alla fine della guerra”.

 

Da lì in poi sono cominciati gli anni della ripresa, del boom economico e Flora ha continuato ad insegnare. “La cosa che mi fa più impressione è che i miei studenti adesso sono anche loro dei vecchietti – sorride – molti hanno più di 70 anni. Ma ancora alcuni si ricordano della loro anziana professoressa e passano a trovarmi. Uno in particolare si è trasformato a sua volta nel mio maestro e ha cominciato ad insegnarmi l'inglese”. E allora nonna Flora happy birthday da tutto il Dolomiti.

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