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"Ho detto che sono gay per un atto d'amore", Lorenzo ci racconta il suo coming out

Domani si celebra il Coming out Day: "L'amore per il mio ragazzo mi ha spinto a parlarne con i miei, ero stanco di segreti e allusioni, volevo mi vedessero per quello che sono"

Lorenzo, a sinistra, con il suo ragazzo
Pubblicato il - 10 ottobre 2016 - 17:08

"Il mio coming out è stato un percorso che come tutti i coming out non si è di certo realizzato in un giorno, in un singolo evento. Se ne parlo, non posso che riferirmi ai vari passi fatti, alle tappe di un viaggio conclusosi, quello sì, nel giorno in cui ho deciso di 'affrontate' i miei genitori. A quell'ultimo scalino sono arrivato dopo una lunga evoluzione personale: l'accettazione da parte di me stesso della mia omosessualità (un coming out che potrei chiamare 'interiore'), il primo rapportarsi con altre persone della comunità Lgbt, i primi confronti, i primi timidi passi all'interno di Arcigay".

 

"Poi la scoperta dell'innamoramento, dell'amore e dell'uomo della mia vita, Nicola. E proprio questo, nello specifico, mi ha spinto con convinzione a parlare con i miei genitori: tutte le paure legate al coming out in famiglia – 'Mi vorranno ancora bene?', 'cosa diranno?', 'sarò una delusione per loro?'– sembrava essere svanita nel nulla. Come avrei potuto provare vergogna per una cosa così bella come l'amore per il mio compagno? Ci sono cose che un figlio non dovrebbe mai nascondere ai propri genitori, su tutte quelle che lo fanno star bene come non mai, quelle come il mio Nicola che ha portato il sole nella mia vita".

 

"Io sono uno studente universitario fuori sede e lo ricordo bene quel viaggio verso casa il giorno in cui andavo dai miei genitori per dire loro: 'Sono gay'. Stavo tornando dopo solo una settimana – e di solito non torno nella mia città così spesso – con la sola impellenza di guardare negli occhi mio padre e mia madre per mostrarmi a loro per come realmente sono, stanco di segreti e frasi strozzate a metà, di allusioni, dubbi e sospetti".

 

"Ricordo che già durante la cena l'atmosfera si fece tesa: nessuno di loro mi chiese come mai fossi ritornato a casa a così poca distanza dall'ultima volta. Finito di cenare, dopo una mezz'oretta neppure, mio padre dalla poltrona, guardandomi di tre quarti, mi chiese se avessi qualcosa da dovergli dire: curiosando su internet aveva trovato diverse foto scattate da me assieme a diversi amici, differenti luoghi ma sempre quel ragazzo al mio fianco. Mi aveva preceduto. E' stato allora che guardandoli negli occhi ho spiegato loro che 'Sì, sono omosessuale'. E che sì, amavo quel 'ragazzo sempre al mio fianco' e che sì, erano stati quelli i mesi più belli da anni a quella parte. Ho spiegato loro tutto questo. Non ho confessato nulla perché, se le parole hanno veramente un peso, non c'erano colpe o peccati, né inconfessabili segreti o pentimenti". 

 

"Non posso negare che i rapporti con mio padre si siano (ulteriormente) incrinati dopo quel giorno, e non posso negare che ciò mi faccia soffrire. Tuttavia la sensazione per me del tutto nuova di potersi guardare allo specchio e riconoscersi nella persona che sono è stata impagabile. Esattamente come la sorpresa di scoprire in mia madre una donna forte, autonoma, sincera. Lei che ha conosciuto il mio compagno, la sua famiglia, che ha comprato regali per la casa in cui convivo con Nicola.

Mia madre dopo quel giorno mi è stata ancora più vicina: prendendomi per mano, accompagnando suo figlio come fa ogni madre, e lasciandosi accompagnare alla scoperta di un me (in parte) nuovo e inatteso".

 

"Le sue maggiori preoccupazioni erano, e restano tuttora, quelle legate a un mondo che non ci pensa due volte prima di denigrare, discriminare o colpire un ragazzo gay. Un ragazzo come suo figlio.

Mi commuovo pensando al giorno in cui mi disse quanto fosse orgogliosa dell'attivismo e dell'impegno che avevo assunto con il gruppo giovani di Arcigay qui a Trento, ed ancor di più quando mi guarda e sorride vedendo la casa che ho arredato assieme a Nicola, quando guarda le foto delle nostre vacanze appese alle pareti".

 

"Poter dire agli altri 'Questo sono io', poter guardare in viso amici e parenti senza maschere, senza nascondere se stessi o (ancor peggio) la persona a cui si è fatta una promessa d'amore è stato il regalo più bello ed ineguagliabile che questa esperienza mi ha dato. Per me coming out è tutto questo: un gesto d'amore".

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