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Gli stranieri in Trentino diminuiscono ancora: in un anno sono 1600 in meno

I dati presentati del Centro Studi e Ricerche Idos sull'immigrazione in Italia. Pesano le acquisizioni di cittadinanza italiana (cresciute del 60% rispetto al 2014) e le cancellazioni anagrafiche per irreperibilità o per scadenza del permesso di soggiorno. Nel 2015 sono sbarcati in Italia in 153.842 che comunque sono troppo pochi, secondo l’Istat, per garantire l’equilibrio demografico della popolazione italiana in diminuzione (-150.000 persone nel 2015)

Pubblicato il - 27 ottobre 2016 - 11:31

TRENTO. Spesso si sente parlare di invasione e invece scopriamo che gli stranieri sono in calo in Trentino: -3,3% rispetto al 2014. Una riduzione importante che si verifica per il secondo anno consecutivo nella nostra provincia. Pesano, spiegano i responsabili di Cinformi, le acquisizioni di cittadinanza italiana (cresciute del 60% rispetto al 2014) e le cancellazioni anagrafiche per irreperibilità o per scadenza del permesso di soggiorno. E allora ecco il dato completo: gli stranieri residenti in provincia alla fine del 2015 ammontano a 48.466 persone, con una perdita rispetto all’anno precedente di circa 1.600 unità (-3,3%).

 

L’incidenza degli immigrati sulla popolazione complessiva è ancora in flessione: dal 9,3% al 9,0%; anche se il valore rimane comunque al di sopra della media nazionale (8,3%) ma su livelli che cominciano ad essere nettamente inferiori a quelli medi del Nord-Est (10,6%). Un dato che va letto anche in parallelo con quello sul mondo del lavoro. Gli stranieri faticano di più in Trentino a stabilizzarsi sul piano lavorativo e infatti nel 2015 i disoccupati stranieri sono cresciuti del 12%, mentre quelli italiani sono diminuiti del 6%.

 

Guardando alle nazionalità maggiormente presenti, i cittadini romeni sono saldamente al primo posto con oltre 10 mila persone, praticamente un residente straniero su cinque. Si mantengono rilevanti anche le quote di cittadini albanesi e marocchini. Il trend delle nascite di stranieri torna positivo (+3,7%): con 864 nati da genitori entrambi stranieri, l’incidenza sul totale dei nati in provincia si porta ad un valore pari al 17,9%. Nelle scuole provinciali l’incidenza straniera raggiunge il 12%. Cresce solo la componente dei nati in Italia, che rappresenta il 61,5% degli alunni stranieri; diminuisce invece l’apporto degli stranieri nati all’estero. 
 

Il Dossier 2016 realizzato dal Centro Studi e Ricerche Idos in partenariato con la rivista Confronti e in collaborazione con l’Unar, Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali traccia anche un quadro globale e nazionale: guardando al nostro Paese, nel 2015 è stazionario il livello della presenza straniera in Italia: 5.026.153 residenti, con un aumento di sole 12 mila unità rispetto all’anno precedente. L'incidenza delle donne sul totale dei cittadini stranieri è del 52,6%. Le prime nazionalità sono nell'ordine quella romena, albanese e marocchina, con Albania e Marocco in leggera diminuzione a seguito delle numerose acquisizioni di cittadinanza. Tra i residenti stranieri prevale la presenza europea, costituita per oltre la metà da cittadini comunitari. Nonostante un quadro numericamente stabile della presenza straniera in Italia, il Dossier sottolinea una notevole movimentazione: 250mila stranieri sono stati registrati in anagrafe in provenienza dall’estero, mentre 178mila residenti sono diventati cittadini italiani, poco più di 6mila sono morti e a molti disoccupati di lungo periodo non è stato rinnovato il permesso di soggiorno. La ripartizione territoriale dei residenti stranieri vede una leggera diminuzione nel Nord-Ovest (34,1%) e nel Nord-Est (24,5%), stabilità nel Centro (25,4%) e un aumento nel Sud (11,3%) e nelle Isole (4,6%).

Nel 2015 sono sbarcate in Italia 153.842 persone, tra richiedenti asilo e migranti economici e si è accentuata fra gli italiani – afferma il Centro Studi e Ricerche Idos – la “sindrome dell’invasione”. Secondo le proiezioni demografiche dell’Istat, per garantire l’equilibrio demografico della popolazione in diminuzione (-150.000 persone nel 2015) si deve considerare che i nuovi ingressi di cittadini stranieri (solo in parte destinati a tradursi in soggiorni stabili) non si collocano al di sopra di queste previsioni. I curatori del Dossier Idos aggiungono che sussiste la necessità di valorizzare al meglio le nuove presenze a livello formativo, occupazionale e sociale, impegno quanto mai funzionale – afferma Idos – alla fase di ripresa dell’economia.

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