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Il coming out di Tommaso e Nicola. "Per i nostri genitori siamo solo amici, oggi diciamo a tutti che siamo molto di più"

Oggi è la Giornata mondiale del coming out, il giorno in cui le associazioni Lgbt invitano le persone omosessuali a dichiararsi pubblicamente. Ecco la storia di Nicola e Tommaso

Tommaso Tonini, a sinistra, con il suo ragazzo Nicola Tomasi
Di Donatello Baldo - 10 ottobre 2016 - 18:42

TRENTO. Tommaso Tonini gli amici lo chiamano Pemmy, ha 18 anni: “Quasi diciannove”, precisa. Si è diplomato quest'anno al liceo linguistico e da grande vorrebbe fare il medico. È volontario della Croce Bianca e fa l'arbitro. Nicola Tomasi su Facebook si chiama Nic e suona il violoncello, studia al conservatorio e di anni ne ha 19, “quasi venti”.

 

Stanno assieme dal mese di marzo, hanno già fatto una vacanza a Roma, quando possono raggiungono la casetta in montagna per passare qualche giorno da soli (abitano ancora con i genitori) e si sono già scambiati qualche regalo: “Gli ho regalato un anello”, dice Tommaso. Un pegno d'amore? Ride: “Lui mi ha regalato una collana, un filo di cuoio con appesa una moneta. Io ho contraccambiato gentilmente con l'anello”. Tommaso è cinico di suo, e su questo un po' ci gioca. “A parte gli scherzi – dice – non è tanto la collana in sé, più che altro era una cosa a cui Nicola teneva molto, la portava al collo da sempre. Me l'ha regalata e io ho voluto regalargli qualcosa di importante”.

 

Nel Coming out day, che si celebra oggi, hanno accettato di parlare della loro storia, hanno deciso di dire a tutti, proprio oggi, che sono due ragazzi che si amano. “Ma io non devo dire nulla a nessuno – dice subito Tommaso – io ne parlo perché me l'hai chiesto e io alle domande rispondo. Non ho nessun problema da dover confidare con nessuno, anche perché essere gay un problema non lo è”. Lui la pensa così“Siamo nel 2016 e ancora dobbiamo fare differenze se una persona è etero oppure omosessuale?”. Per qualcuno è un problema: “Lo so, lo immagino. Forse anche per questo ho accettato di uscire pubblicamente, per dire a tutti che si è felici indipendentemente se si ama un ragazzo o una ragazza, che non c'è differenza”.

 

Io lo metto in guardia. Se scrivo della loro storia esce il suo nome, la sua foto. Quindi non lo direbbe solo a me che gli piace da morire il suo ragazzo, lo direbbe al mondo intero. Lui risponde come al solito, nel suo stile: “Le uniche persone per cui potrei farmi scrupoli sono i miei genitori. A loro dovrei dirlo prima o poi, tanto vale sfruttare il Coming out day”. Cosa ti aspetti da loro? “Voglio aspettarmi che per loro non cambi nulla, perché per me non cambia nulla. Sono convinto che la loro posizione, anche politica, sia questa. Poi certo, i miei possono essere preoccupati, possono chiedersi se sono felice, se sono triste, se questa cosa mi fa soffrire”. Ma non è così. “No, io sono felice e se mi chiedono qualcosa sono contento di rispondere e spiegare loro che sto con Nicola. Così forse capiscono che non è solo un mio amico, ma che è il mio ragazzo e non devo fingere e sorvolare su questo argomento”. Tommaso sta un po' in silenzio poi lo dice, mette da parte la sicurezza e quel filo di distacco e lo dice: “Ovvio che non mi dispiacerebbe se mio padre leggesse questo articolo e mi chiamasse per dirmi che va tutto bene, che non c'è nessun problema”.

 

Quello di Nicola è un altro approccio. “Di queste cose abbiamo discusso un sacco. Io la vivo diversamente, io non la penso come lui”. A differenza di Tommaso che per natura è più introverso e distaccato Nicola è più spontaneo. Quando lo incontro mi abbraccia, arriva il sorriso, la voglia di comunicare, di condividere. “Ecco, io alla mia famiglia ci tengo, per me è la cosa più importante – spiega – per questo credo sia giusto che io dica ai miei chi sono”. La mamma lo sa già:“Con lei volevo confidarmi, volevo parlare del fatto che sono gay. Gliel'ho detto a gennaio”. Suo padre ancora non lo sa, “a lui lo dico oggi, a lui voglio dire che Tommaso non è soltanto un mio amico, è qualcosa di molto di più. Si sono già incontrati, già si conoscono, ci accompagna lui in macchina fino alla casetta in montagna. Gli voglio dire che sono felice e che sono innamorato di lui”. E come sarà questo momento? “Non ci saranno grandi discorsi, nulla di drammatico: farò qualche accenno e lui capirà senza bisogno di una dichiarazione ufficiale. Sono sicuro che già se lo immagina e credo che sappiamo entrambi che è arrivato il momento di parlarne assieme.

 

È comunque un momento importante quello del coming out, per Nicola non è solo una semplice comunicazione. “E' giusto anche tenere in considerazione che davanti a te c'è una persona a cui vuoi bene, e credo sia giusto rispettare anche il momento di spaesamento di un genitore. Ma non è giusto non parlarne, non mi va di escluderli dal fatto che sto bene con il mio ragazzo, che sono felice di essere quello che sono”.

 

Quello di Nicola è stato un percorso fatto di piccoli passi. Un coming out che tutti i giorni si realizza. “Anche tenere per mano Tommaso per la strada è un modo per dire a tutti che ci vogliamo bene, anche darci un bacio quando ci incontriamo in città o prima di salutarci”. Ma Nicola e Tommaso non si tengono per mano per mostrarsi, per sbattere in faccia agli altri la loro omosessualità: “No, è una cosa nostra, è qualcosa di importante per noi. Perché quando ci si vuole bene è normale, è scontato. E non rinuncio perché a qualcuno può dare fastidio”.

 

Ho chiesto loro una foto, me ne hanno mandate mille. In tutte sorridono. L'immagine che apre questo articolo la vedranno oggi i loro genitori e la vedranno anche i genitori di ogni figlio, etero o gay che sia. E vedranno due figli felici, quello che a un padre e a una madre dovrebbe bastare.

Nicola, Tommaso, buon Coming out day.  

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