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Il lago di Carezza e le leggende, la più famosa è quella dell'Ondina e del colore arcobaleno delle acque

Si narra che la bellissima ninfa vivesse nelle profondità del lago e che la sua voce soave ammaliasse i viandanti che salivano al Passo di Costalunga. Poi però fece innamorare anche lo stregone che viveva sul monte Latemar, che cercò di conquistarla. Ecco la leggenda dell'Ondina

Di Margherita Girardi, Liceo linguistico Scholl - 14 agosto 2017 - 20:34

NOVA LEVANTE. Un lago dai colori mozzafiato. Si parla di Carezza in alta val d’Ega nel comune di Nova Levante in Provincia di Bolzano. I monti Catinaccio e Latemar si specchiano nelle acque cangianti che gli hanno regalato la fama di Lago dell’Arcobaleno e lo hanno posto al centro di numerose leggende altoatesine.

 

Il lago alpino infatti ha sempre destato lo stupore e la meraviglia dei sui visitatori e non a caso è stato fonte d’ispirazione per poeti e pittori incantati dalla sua bellezza.

 

La storia più famosa è quella che narra di una bellissima ninfa di nome Ondina che viveva nelle profondità del Lago di Carezza. La sua voce soave ammaliava i viandanti che salivano al Passo di Costalunga, fino a quando finì per far innamorare anche lo stregone che viveva sul monte Latemar.

 

Perdutamente innamorato della ninfa, il mago tentò di tutto per avvicinare Ondina e conquistarla, ma invano. La ninfa era molto schiva e ogni volta che qualcuno le si faceva troppo vicino si rituffava nel lago e spariva da occhi indiscreti.

 

Disperato il mago chiese consiglio alla strega del monte vicino, il Catinaccio. Questa mise appunto un piano ingegnoso: suggerì al mago di prendere le sembianze di un venditore di gioielli e pietre preziose e costruire con queste un arcobaleno dal Catinaccio al Latemar, il più bello che si fosse mai visto sulla terra. Ondina, che mai aveva assistito a questo particolare spettacolo, si sarebbe avvicinata alla riva per ammirarlo più da vicino.

 

Così il mago, sotto mentite spoglie, avrebbe potuto attirarla fuori dall’acqua con il luccichio delle pietre preziose che aveva con sé. Il mago non se lo fece ripetere due volte, entusiasta dell’idea si mise all’opera e creò un arcobaleno mozzafiato.

 

La ninfa sorpresa emerse dall’acqua e si avvicinò alla riva incuriosita. Quindi lo stregone corse al lago in tutta fretta, ma dimenticò un particolare fondamentale: il travestimento. Ondina lo riconobbe subito e in un batter d’occhio sparì nel lago. Da quel momento nessuno la vide più, né sentì un’altra volta la sua dolcissima voce.

 

Il mago, pazzo d’amore, lanciò i gioielli nel lago e fece a pezzi il meraviglioso arcobaleno. Poi fuggì sul monte Latemar e anche di lui non si ebbero più notizie.

 

I colori delle pietre preziose e dell’arcobaleno vennero assorbiti dalle acque del lago, conferendogli tutti i colori dell’iride di cui oggi ancora risplende: dall’azzurro al verde, dal rosso all’indaco e all’oro, il lago riflette i colori del paesaggio circostante in base alla stagione e all’ora del giorno.

 

Una statua in bronzo della ninfa Ondina è stata nascosta a una profondità di circa tre metri nelle acque del lago dell’Arcobaleno: quando queste si abbassano è possibile vederla riemergere, come in questo periodo, ma se si ha buon occhio la si può scorgere tutto l’anno vista la trasparenza dell’acqua.

 

Il lago è sicuramente fra le mete classiche del Trentino Alto Adige e la sua estensione e profondità variano a seconda della stagione e delle condizioni meteorologiche. Solitamente il livello più alto viene raggiunto in primavera con lo scioglimento delle nevi. Nei mesi successivi l’acqua cala attraverso un ruscello posto a ovest, fino ad ottobre quando il lago raggiunge il suo punto più basso.

 

Non ci sono immissari visibili, ma viene alimentato da sorgenti sotterranee. I fondali sono ricchi di flora e fauna, tra cui il salmerino alpino, mentre nei boschi attorno cresce comunemente una qualità di abete rosso di risonanza, usato nella costruzione delle casse armoniche.

 

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