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Il vescovo Tisi: "Gesù è amico dei ragazzi con il piercing, della gente che ha voglia di fare festa e un po' fuori di testa"

Una predica fuori dall'ordinario quella che il presule ha tenuto in occasione dell'incontro della Pastorale giovanile: "Gesù si circondava di gente borderline"

Di Donatello Baldo - 16 ottobre 2016 - 18:54

TRENTO. La teologia della risata, la dottrina del piercing, l'apologia dei festaioli. L'ha predicata il vescovo Lauro Tisi in occasione dell'incontro della Pastorale giovanile che ieri al PalaTrento ha attirato più di mille adolescenti. “Gesù rideva, non è l'uomo triste che vi hanno sempre descritto, gli piaceva la gente borderline, era un festaiolo”.

 

Se voleva avvicinarsi ai giovani c'è riuscito. La sua voce, che si può riascoltare qui, assomiglia a quella delle poche catechesi in sala Nervi tenute da papa Luciani: un po' acuta ma delicata, con la flessione dialettale e le parole semplici. Ma parole strane, talmente strane che le devi ascoltare per forza. Che scuotono e scandalizzano, che scompaginano la liturgia e leggono il sacro con umanità.

 

“Gesù non era affatto un uomo triste, l'hanno reso triste preti e catechiste. Gesù era un festaiolo, lo chiamavano mangione e beone, era uno che sfruttava le feste per incontrare gli altri. Ma vi dico di più – ha continuato l'arcivescovo rivolto ai ragazzi incuriositi – faceva feste borderline, con gente borderline. Altro che gente con orecchino e piercing: si circondava di persone che oggi un buttafuori le avrebbe buttate fuori veramente. Feste incredibili. E anche oggi è amico delle persone un po' fuori, dei ragazzi con il piercing, della gente che ha voglia di fare festa, di urlare e danzare. Perché anche lui danzava, cantava e faceva feste”.

 

Ora Tisi tocca il rapporto genitori-figli, un tema che gli adolescenti subiscono e dal quale spesso rifuggono. “Gesù era così perché aveva feeling con suo padre, con Dio”. Ma parlare di padri è difficile: “Adesso questo vescovo ci tira fuori anche il padre, proprio in questo momento che mio padre e mia madre rompono come i matti”, dice rivolgendosi ai ragazzi un po' spaesati. Lo sa come funzione a quell'età, “lo so che con il padre e la madre non si sta tanto bene e si ha voglia di andare spesso altrove”.

 

Quel migliaio di giovani ormai il vescovo li ha conquistati, parla di quando disse a una bambina che Dio è come un papà, che la bimba rispose che allora Dio era cattivo. Il padre le aveva fatto violenza e non lo sapeva. “Da quel giorno dico che Dio è un padre alternativo, diverso da mamma e papà”. Poi il vescovo ritorna a parlare della festa, di quel momento in cui tutti devono gioire, “non diventate voi stessi la festa, non monopolizzatela, è orribile: la festa è bella se la si fa con gli altri”.

 

“E imparate ad ascoltare gli amici, Gesù in questo era formidabile. Quando invece trovi uno che sa solo parlare e parlare ci si annoia. E una cosa bella – spiega Lauro Tisi – una cosa che ti fa stare bene è trovare gente sincera, essere falsi è uno schifo”. Il vescovo parla dei social, “tra Whatsuapp e Facebook vanno in giro gossip, poi sei fregato: Gesù non parlava mai alle spalle, diceva le cose dritte in faccia”.

 

Che dire, una predica così non si sente spesso. Nemmeno da un prete, figurarsi da un vescovo. E poi sul fatto che Gesù abbia riso il Vescovo Tisi supera di gran lunga addirittura quel Guglielmo di Baskervill protagonista de “Il nome della rosa” di Umberto Eco: Guglielmo dimostra all'anziano dell'abazia, citando la poetica di Aristotele, che il riso non è peccato. L’anziano frate benedettino obietta, maledice Aristotele e nasconde un altro libro del filosofo, per il quale uccide e brucia la biblioteca, quello dedicato proprio al riso. Allora Guglielmo rappresentava la rottura con la tradizione, con la chiesa stanca e cupa del Medioevo.

 

Oggi Tisi celebra il riso, la festa, il piercing e la “gente un po' fuori”. E riesce a parlare con i giovani portando la Chiesa trentina nel solco della svolta di papa Francesco, lasciandosi alle spalle l'esperienza del vescovo di prima che quando provò a rivolgersi ai giovani seppe solo metterli in guardia dicendo che se usano profumi da donna facile facile che diventano gay

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