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Il terribile incidente in speedfly e il recupero. Maurizio Menta: "Ritornerò a volare. Il futuro della birra? In lattina"

Sono trascorsi quattordici mesi dall'incidente con la vela speedfly. Dopo il recupero la decisione di amputarsi un arto: "Voglio ritornare a gustare il vento in faccia. Uno staff eccezionale: durante la mia assenza hanno portato avanti il locale come se fossero loro i titolari". ALL'INTERNO IL VIDEO DELL'INCIDENTE

Maurizio Menta, 32enne, titolare del ristorante e bar Uva&Menta
Di Luca Andreazza - 18 gennaio 2017 - 09:53

TRENTO. Sono trascorsi 14 mesi. Un periodo lungo da quando Maurizio Menta, 32enne, titolare del ristorante e bar Uva&Menta si è risvegliato nel letto d'ospedale dopo il bruttissimo incidente con la vela speedfly.

 

Il ragazzo però è tosto e Maurizio non si è mai perso d'animo. Forte del suo carattere sempre positivo e combattivo si è perfettamente ripreso.

 

Energetico ed energetizzante, ti coinvolge nel suo mondo e quattro chiacchiere, letteralmente al bar, si trasformano in un'intervista, sull'incidente e sul futuro delle attività. 

 

Sempre di buon umore è un vulcano di idee, anche se nel mezzo ha preso la decisione di amputare l'arto destro sotto il ginocchio: "La prognosi - ci dice - sarebbe stata troppo lunga e la funzionalità della caviglia e del piede comunque compromessa. E' stata una scelta presa abbastanza facilmente". E ti spiazza sorridendo: "Mi sarei dovuto sottoporre a troppi interventi - aggiunge - e voglio tornare a praticare paracadutismo il prima possibile, quindi ho accelerato i tempi".

Ci sono i vip come Alex Zanardi oppure Simona Atzori, ma sono tante anche quelle persone e personalità silenziose che possono essere degli esempi più normali e più quotidiani per tutti, ma non per questo meno straordinari. Come Carbonhook, anche Menta non si è arreso al destino e si è lasciato l'incidente alle spalle. E le immagini della sua GoPro non lo impressionano affatto.

 

"I miei amici hanno provato all'inizio a nascondere il video, dicendomi che era andato perso, ma non gli ho lasciato vita facile e sono riuscito a farmi consegnare la registrazione. Non so dire quante volte ho rivisto il volo. 

 

Ho commesso probabilmente un errore nella fase ascendente: mi sono spinto vicino alla montagna, pensando che fosse una buona traiettoria, invece sono finito in un rotore di vento: ho perso il controllo della vela e qualcosa non ha funzionato per la ripresa. Frazioni di secondo: il tempo è finito e sono crollato al suolo da oltre 20 metri d'altezza. La ditta costruttrice ha chiesto le immagini, le vogliono analizzare l'episodio per trovare le contromisure alternative in tema sicurezza".

E l'intenzione è quella di ritornare a volare o saltare in quota. Non ha paura dopo l'ultimo l'incidente?

 

"Tutt'altro. Purtroppo sono cose che succedono e si mettono preventivamente già in conto. Mi è andata bene questa volta, ma non per questo ho intenzione di rinunciare alla mia passione. E' tanti anni che sono simpatizzante della Brento Base School e la tecnologia delle protesi ha fatto passi da gigante. 

 

Non appena pronto e una volta rimesso definitivamente a posto mi lancerò di nuovo. Mi manca la sensazione del vuoto e del vento in faccia.

 

Intanto che sono fermo ai box e ho tanto tempo, mi concentro sull'attività per fare delle migliorie e sviluppare ulteriormente la qualità del bar e del ristorante: abbiamo lanciato una nuova linea di maglie e gadget, trovato nuove birre e altre proposte di vini, inventato  -grazie alla collaborazione di Youseff, il nostro abile pizzaiolo - il calzo pizza (metà pizza e metà calzone, ndr). 

 

Sono un po' di parte, ma sono circondato da ragazzi veramente bravi, professionali e partecipi. Amici più che collaboratori e per questo sono stimolato in prima persona nel cercare costantemente di trovare nuove soluzioni.

 

Uno staff davvero eccezionale che ha portato avanti il locale in autonomia, senza mai perdere il passo nonostante la mia assenza in quei lunghi otto mesi che sono mancato. Un aspetto non scontato che i collaboratori lavorino nel locale come se fosse loro, un segno di responsabilità che mi ha dato ancora più energia per migliorare e cercare maggiore qualità del servizio”.

 

A proposito di migliorie: anno nuovo, look nuovo per il Bar Uva e Menta che ha terminato la propria espansione per passare da 40 a 60 metri quadri.

 

"Abbiamo terminato i lavori di ampliamento per rendere il locale più fruibile. Oltre alla normale proposta, punteremo su degustazioni e piccoli eventi. La nuova sala ospiterà anche esposizioni e mostre temporanee di artisti trentini. Abbiamo già diverse richieste per conferenze e incontri di lavoro, serate a tema per l'alta montagna e basejumping oppure feste di laurea. E' una sala appartata e dotata del servizio fornito dal nostro personale".

 

Una peculiarità dell'Uva e Menta è infatti la possibilità di scegliere e scoprire birre e vini particolari di produzione artigianale e commercializzati al dettaglio

 

“La nuova sala ci permetterà di avere un respiro e una divulgazione maggiore per proporre corsi, presentazioni e degustazioni. L'idea è di offrire un'esperienza il più completa ai fruitori grazie all'installazione di un video proiettore per accompagnare la scoperta del prodotto. 

 

In Trentino la cultura della birra artigianale è in costante crescita. Ora tanti locali si sono, oppure si stanno attrezzando in questo senso. Per molto tempo siamo stati gli unici sensibili a questo tema: la sensazione è certamente bella, ma la concorrenza stimola e aiuta a sviluppare questo canale di qualità”.

 

Come è cambiata la clientela in questi tre anni e quale sarà il futuro della birra?

 

"Inizialmente la birra artigianale era poco conosciuta. Ora invece la clientela è sempre più specializzata, formata e consapevole. Inizia a innescarsi quel circolo virtuoso nel quale anche il cliente diventa collaborativo nello scegliere oppure nel suggerire alcune birre. Ogni giorno vogliamo imparare dai gusti del cliente e vogliamo offrire solo il meglio. 

 

Questo è importante e rappresenta una spinta per fare meglio e un segnale che la strada intrapresa è quella giusta. Organizziamo regolarmente delle serate per incontrare questi piccoli produttori. Potremmo accontentarci di quanto già proponiamo, ma la nostra scelta e filosofia aziendale mira a scoprire sempre birre diverse.  Stiamo allargando il ventaglio delle nostre proposte anche a produttori dall'estero per rendere questa esperienza sempre più coinvolgente. 

 

Non è una sfida semplice oppure un passaggio scontato perché questo processo presuppone tanto lavoro fra selezione, fornitura e spiegazione delle caratteristiche della birra, ma cerchiamo di allargare l'esperienza nostra e del cliente in questo settore di qualità.

 

Il futuro della birra sarà invece in lattina. L'alluminio permette di abbattere i costi di trasporto e produzione. Bar e clienti beneficeranno di prezzi migliori, senza dimenticare che questo materiale è cresciuto e assicura un gusto migliore alla bevanda.

 

Negli Stati Uniti questo processo è già in atto e lentamente si espanderà anche in Italia".

 

E il ristorante?

 

"Stiamo pensando a novità anche nella parte dietro le mura di piazza Fiera. Abbiamo realizzato un piccolo laboratorio e l'idea è quella di ampliare la nostra produzione casalinga. Siamo alla costante ricerca della qualità e potrebbe esserci un altro importante cambiamento. Per ora è solo una bozza di progetto, ma guai fermarsi, bisogna sempre essere in moto con progetti e idee nuove".

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