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"Lollo" Bernardi ci racconta la sua Turchia: dalle autobombe di Ankara alle vittorie sul campo

"Mister secolo" ha allenato negli ultimi due anni l'Halkbank vincendo tantissimi trofei ma vivendo negli ultimi mesi in una città sotto assedio: "L'autobomba del 17 febbraio l'abbiamo sentita tutti, ha fatto tremare le pareti dei palazzi. La questione sicurezza mi ha fatto scegliere di tornare in Italia"

Di Nicola Baldo - 16 ottobre 2016 - 15:21

TRENTO. Dopo sei anni trascorsi all'estero Lorenzo Bernardi ha detto basta, rientrando in Italia. Adesso Lollo dopo le esperienze da allenatore in Polonia prima e Turchia poi all'inizio di questa stagione si è fermato, un periodo di stop dopo la non facile fine del suo periodo alla guida dell'Halkbank Ankara. L'ex schiacciatore trentino, nominato miglior giocatore del secolo scorso, fuori dai confini nazionali si è guadagnato finora le soddisfazioni più grandi come tecnico, a partire dal “filotto” di trofei vinti in Turchia per arrivare al terzo posto in Champions League conquistato quando era allenatore dello Jastrzebski Wegiel, in Polonia.

 

“Dopo sei anni all'estero – racconta Lollo – non nascondo che adesso mi piacerebbe moltissimo allenare in Italia. Sicuramente non sono una persona che dice “aspetto solo una chiamata”, no anzi lavorare all'estero mi è piaciuto molto ed è stata un'esperienza molto importante. Se ci fosse un progetto serio in qualche paese estero sicuramente valuterei quella possibilità, ma comunque mi piacerebbe lavorare qui”.

 

Anche perché l'ultima stagione vissuta nel paese della Mezzaluna non è stata proprio tranquilla. A livello sportivo sì, a livello umano proprio no. Bernardi, infatti, era l'allenatore dell'Halkbank Ankara nel periodo del tentato golpe, delle autobombe, del terrorismo. “Per quel che riguarda la vita sociale o quotidiana – racconta – sono molto diversi da noi, ma si vive discretamente bene. C'è tutto quello che serve, c'è un buon tenore di vita. Certo il secondo anno ad Ankara è stato molto difficile per via degli attacchi terroristici, la situazione che si era venuta a creare è stata alla base della mia decisione di non rinnovare il contratto con loro. A livello sportivo mi sono trovato benissimo, ma la questione sicurezza mi ha fatto decidere di non tornare anche in questa stagione in Turchia, si era venuta a creare una situazione nella quale dovevi stare attento ogni giorno a tutto quello che poteva accadere. Non volevo soprattutto che la mia famiglia, qui in Italia, stesse troppo in pensiero per me. Adesso a livello di sicurezza, parlando con alcuni dei ragazzi che ancora giocano ad Annkara, la situazione è cambiata e l'emergenza è passata, ma la mia scelta è stata chiara fin dall'inizio”.

 

 

Era febbraio di quest'anno quando la situazione in Turchia stava degenerando inesorabilmente. Le autobombe, le esplosioni e le sirene. Quanto di più lontano si poteva immaginare vedendo la situazione dalla nostra latitudine. Il 17 febbraio un'autobomba ha investito un pullman militare vicino ad una base dell'esercito ad Ankara causando 28 morti e 60 feriti. “Ricordo bene quando si sono verificati gli attentati più sanguinosi. Nel caso di una macchina fatta esplodere causando decine di morti, il rimbombo ha fatto tremare le case ad alcuni chilometri di distanza, era in una zona che conoscevo molto bene. Perché lì vicino c'è un ristorante italiano dove ogni tanto andavo a mangiare, ricordo che passai da quella strada proprio il giorno prima dell'attentato. Sarebbe bastato che anziché quella sera avessi rimandato la cena fuori al giorno dopo e non so cosa sarebbe successo. Ricordo bene tutti quei giorni, non semplici, dove nel centro di Ankara si sono verificati diversi attentati. In quel periodo la vita quotidiana ad Ankara era molto diversa da quella in Occidente, ci dovevamo attenere alle direttive che arrivavano dall'ambasciata: evitare luoghi troppo affollati o di sostare in obiettivi sensibili”. E infatti il nemmeno un mese dopo, il 13 marzo, un'altra esplosione a una fermata dell'autobus causa altre 37 vittime e 125 feriti.

 

D'altronde in una città di 8 milioni di abitanti riuscire a controllare tutto e tutti diventa qualcosa di più di una impresa titanica. Da qui le serate nelle quali si usciva poco, preferendo restare nella tranquillità della propria abitazione, concentrandosi sull'aspetto sportivo dell'avventura turca. “Facendo proprio i “conti della serva” - prosegue Bernardi – l'esperienza all'Halkbank è stata molto positiva. Nella prima stagione su 34 partite ne abbiamo perse solamente due e dovendo fare anche i conti con gli infortuni di Juantorena e Sokolov. Nonostante questo vincemmo la Coppa di Turchia, in Champions League eliminammo Belgorod e quasi facevamo lo stesso con Kazan. Mentre nella seconda stagione abbiamo vinto campionato, Supercoppa di Turchia e Coppa nazionale, venendo eliminati solamente per un punto dalla Lube Civitanova in Champions League. In quei due anni siamo sempre riusciti a battere squadre più forti di noi”.  A luglio, poi, arriva il tentato golpe contro Erdogan e in estate il clima si fa ancora più rovente.

 

Bernardi saluta tutti da vincente, come da abitudine e ora che “Mister Secolo” lavora a Treviso, in attesa di una chiamata può riguardare indietro a queste esperienze all'estero. “Io credo che tutte queste esperienze, dalla Polonia alla Turchia, mi abbiano lasciato qualcosa di positivo – continua – impari a vivere e a gestire situazioni non abitudinarie per noi cittadini occidentali. Conosci anche altre mentalità, altri modi di vivere e lavorare, che mi sono serviti molto, credo che la dote fondamentale per riuscire a lavorare al meglio anche all'estero sia la capacità di adattarsi alle diverse realtà”.

 

Ma negli ultimi mesi il nome di Lorenzo Bernardi è stato anche avvicinato a due nazionali di primo piano del panorama internazionale, come quella dell'Iran e poi quella della Polonia. “Mah, nomi per la panchina polacca se ne sono fatti tanti. Non credo abbiano contattato ancora nessuno, deve esserci un bando pubblico e non lo hanno ancora aperto. La nazionale italiana? Onestamente io mi auguro che non cambino guida tecnica. Perché dopo un argento in World Cup, uno agli Europei ed uno alle Olimpiadi, credo che nessuno più di Blengini meriti la riconferma alla guida della nazionale. È durissima trovare altri allenatori con risultati così positivi”.

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