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Namibia, fra ricchezza e povertà, dove i bambini giocano fra il filo spinato

Massimiliana Odorizzi ha svolto un periodo di volontariato in Africa e afferma: "Non dimenticherò mai gli sguardi di quei bambini, la loro voglia di vivere ed emozionarsi nonostante un’esistenza difficile"

Pubblicato il - 11 dicembre 2016 - 19:00

TRENTO. Ci sono esperienze che ti cambiano la vita, soprattutto se affrontate con lo spirito di chi vuole andare oltre, senza un secondo fine. Massimiliana Odorizzi, giovane trentina dal cuore grande (per non dire enorme) e senza pregiudizi che da anni opera nel sociale nel capoluogo, ci ha riflettuto a lungo e poi ha deciso che era venuto il momento di partire per l’Africa.

 

Ecco, allora, che Massimiliana si è messa in moto: ha contattato diverse associazioni, sino a quando la risposta affermativa è arrivata da Windhoek, capitale nella Namibia, una città alquanto controversa, dove esiste la parte occidentale con i centri commerciali, le villette con giardino dove vivono i cosiddetti ricchi, ma c’è anche il rovescio della medaglia, ovvero le township, popolate da migliaia di persone che devono fare i conti con una situazione di totale degrado e povertà.

 

“Sono partita dall’Italia - racconta la giovane trentina - con il pensiero di svolgere un periodo di volontariato in Africa e dedicarmi ai bambini. Perché ho scelto la Namibia? Non ho deciso io: ho contattato diverse associazioni e la più solerte nel rispodermi è stata “Mammadù”, che opera per l’appunto in Namibia: è stata fondata da una donna italo - tedesca di nome Agnes, che ha lasciato tutto e si trasferita nella township di Otjomuise, dove ha creato dal nulla un “Day Care”, che si dedica ad una quarantina di bambini, ai quali offre la colazione, un pasto caldo, oltre all'iscrizione ad una scuola privata, con relativo “sostegno”, visto che quelle federali sono di pessimo livello. A questi ragazzini, insomma, viene almeno concessa la speranza di poter avere un futuro migliore. Sono rimasta lì per quattro mesi e mezzo, esattamente da marzo ad agosto e, lo voglio dire, la signora Agnes è diventata uno dei miei punti di riferimento, un modello di vita. Ha lasciato tutto, è partita da zero e in pochi anni ha costruito qualcosa di importantissimo”.

 

Durante la permanenza a Windhoek, Massimiliana è entrata in contatto con un’altra associazione dal nome quasi impossibile (“Tilalovayeni Care Fundation”), ribattezzata da namibiani semplicemente “House of Big Mama”. Ed è stato amore a prima vista, a tal punto che, dopo il lavoro settimanale con Mammadù, la 29enne trentina ha deciso di prestare la propria opera anche nei fine settimana.

 

“Sono entrata in contatto con quest’altra realtà quasi per caso - spiega - durante un tour della capitale assieme ad alcuni amici italiani che svolgevano anch'essi un periodo di volontariato. Quest’associazione opera all’interno della township Katutura e, vi posso assicurare, il contesto in cui opera è da pugno nello stomaco. Le case sono costruite con lamiere e materiale di riutilizzo e ammassate l’una adosso all’altra, urinatoi a cielo aperto, cani randagi ovunque e gli unici negozi presenti nel quartieri sono i bar e le officine, dove vengono riparate le auto. E c’è un enorme problema legato all’alcolismo: in queste comunità, l’ho potuto constatare di persona, le poche entrate di cui dispongono le numerosissime famiglie vengono destinate all’acquisto di bevande alcoliche, perché quasi tutti gli adulti evadono così dalla difficile realtà. E, di conseguenza, i bambini di qualsiasi età devono fare i conti con una situazione drammatica, di abbandono e, anzi, non è raro vedere un bimbo di 5 anni occuparsi dei fratelli minori”.

Le immagini di Massimiliana in Namibia

 

Ecco, appunto, i più giovani: a Katutura, Massimiliana si è dedicata ai più piccoli, sotto l’attenta supervisione della signora Biriha e della figlia, una donna Owambo, chiamata da tutti “Big Mama” non solo per l’imponente stazza, ma anche per il carisma e l’accoglienza che trasmette solamente con uno sguardo. “Big Mama”, che vive grazie alle donazioni e a piccoli espedienti quotidiani, offre un servizio a tutti i bambini della zona che non vogliono passare le proprie giornate su di una strada, la possibilità di trascorrere delle ore in un luogo sicuro, dove ricevono almeno un pasto caldo al giorno, un sostegno scolastico e dei momenti di svago assieme ai volontari.

 

“Biriha è una donna straordinaria. I bambini? Incredibili: nonostante la povertà e le condizioni di vita ho trovato tanta felicità, voglia di sognare e giocare, desiderio di conoscere e di cogliere gli aspetti positivi della vita. Da quel giorno ho iniziato il mio percorso di volontariato anche nel fine settimana, proponendo semplicemente la mia presenza e offrendo loro il mio tempo e la disponibilità a giocare. Ebbene, in cambio ho ricevuto, sempre, tantissimo: sorrisi, affetto, spensieratezza e la quotidianità di questi bambini che si emozionano e divertivo con giochi che, nel mondo occidentale, non verrebbero nemmeno presi in considerazione, come la costruzione di un aquilone con le buste della spesa, la corsa con i sacchi, una partita di pallone con qualsiasi oggetto di forma sferica si riuscisse a reperire. Il nostro particolarissimo campo giochi era recitato con il filo spinato: ecco quella è diventata la nostra quotidianità”.

 

Poi, a fine luglio, è arrivato il momento del commiato. Ma, la sensazione, è che Massimliana non abbia detto addio all’Africa, ma solamente arrivederci.

 

“In Africa - conclude Massimiliana non senza un velo di commozione - ho lasciato un pezzetto del mio cuore e posso dire di aver vissuto una parte della mia vita in modo straordinariamente bello. Non dimenticherò mai gli sguardi di quei bambini, la loro voglia di vivere ed emozionarsi nonostante un’esistenza difficile, nemmeno paragonabile a quella di un coetaneo del mondo occidentale e la speranza di un futuro con meno difficoltà. Non potrò mai scordare quelle decine di mani scure che incontrano le mie e, alla fine, sono io che devo ringraziarli: sì, perché ciò che mi hanno insegnato e trasmesso lo porterò sempre con me”.

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