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"No alla pena di morte", un flash mob di Amnesty International

Sono ancora troppi i Paesi che praticano l'"omicidio di Stato". 1.634 persone messe a morte nel 2015

Pubblicato il - 11 ottobre 2016 - 09:20

TRENTO. Gli attivisti di Amnesty International si sono dati appuntamento anche nel capoluogo trentino. Si sono schierati in fila, in mano cartelli gialli su cui campeggiavano numeri e nomi. I numeri delle esecuzioni capitali e i nomi degli stati in cui ancora si condannano a morte uomini e donne. Hanno raccolto firme per mettere al bando quello che chiamano "omicidio di Stato".

In occasione della Giornata mondiale contro la pena di morte la sezione locale dell'organizzazione umanitaria ha organizzato un flash mob con l'intenzione di ricordare ai passanti che lo scorso anno, nel mondo, almeno 20 paesi hanno emesso o eseguito condanne a morte per reati di terrorismo: Algeria, Arabia Saudita, Bahrein, Camerun, Ciad, Cina, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Giordania, India, Iran, Iraq, Kuwait, Libano, Pakistan, Repubblica Democratica del Congo, Somalia, Stati Uniti d'America, Sudan e Tunisia. "Violenza contro violenza", sottolinea in un comunicato l'organizzazione: "Non si affrontano così le cause alla base della violenza. In questo modo aumenta solo l'ingiustizia e la sofferenza e si genera un nuovo ciclo di violenza, senza fornire giustizia alle vittime del terrorismo".

 

Alcuni dati. 140 Paesi (oltre i due terzi del mondo) sono abolizionisti per legge o nella prassi, 103 Paesi hanno abolito la pena di morte per tutti i reati, 58 Paesi ancora prevedono nelle loro leggi la pena di morte, 25 Paesi hanno eseguito condanne a morte nel 2015. I cinque Paesi che più hanno eseguito condanne a morte nel 2015 sono stati Cina, Iran, Pakistan, Arabia Saudita e Stati Uniti d'America.

 

Nel 2015 almeno 1.634 persone sono state messe a morte in tutto il mondo rispetto alle 1.061 del 2014, un aumento di oltre il 50%. Questa cifra rappresenta il più alto numero di esecuzioni registrate da Amnesty International dal 1989. Il totale non include il dato relativo alla Cina, dove la pena di morte è classificata come segreto di stato. Amnesty International ritiene che le esecuzioni avvenute in Cina siano state migliaia, sebbene ci siano indicazioni che il numero sia in diminuzione. Anche il numero dei paesi esecutori è aumentato, da 22 nel 2014 a 25 nel 2015.




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