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Prima dell'operazione pesavo 164 chili, un cucciolo di ippopotamo di 51 anni. Ora ho perso 42 chili e lo rifarei, tutto per una vita normale, come la vostra (parte2)

Ammetto che nei primi sessanta giorni avrei risposto di no. Ora quando lo chiedono sorrido e annuisco, la strada è ancora lunga per me, ho davanti ancora almeno 25 chili da portare al macero e una nuova operazione alla pancia per togliere la pelle in eccesso

Di Gabriele Biancardi - 27 agosto 2017 - 15:16

Dopo la Prima Parte, pubblichiamo la Seconda Parte del racconto:

 

Il nemico

 

In ogni casa esistono gli specchi, anche nella mia ovviamente, ma nei loro confronti sono sempre stato come i vampiri, non mi ci si riflettevo. Ho sempre portato la barba, per cui anche nella rare occasioni in cui andava spuntata, lo facevo in un lembo riflettente, dove solo il faccione compariva. Non potevo però sfuggire ad un nemico orribile e infallibile! Le foto! Da li non scappi, non ci sono trucchi o vie di fuga. Sei li, immortalato, con il corpo che sembra voler uscire dai confini di quella tortura.

 

Poi, ovviamente ho amici atleti, pallavolisti, musicisti bellissimamente magri, ho colleghe gnocche..insomma sono circondato! Vicino a loro sono sempre sembrato esattamente quello che ero: “un ciccione di m…” il problema è che tu lo sai perfettamente di rivestire questo ruolo. Ci sono istantanee che ancora oggi guardo e rabbrividisco, il mio cammino verso la totale normalità non è certo terminato, ma in questo momento ho lasciato per strada 42 chili.

 

Non sono pochi, ma ancora non è il momento di cantare vittoria.  Nel frattempo gli anni passano, arrivano altri segnali poco convincenti, calcoli ovunque dolorosi, mali di schiena che ciao... la racchetta da tennis che tanto hai amato, fa la fine della cyclette che è diventata un reggi vestiti, invece lei è finita nello sgabuzzino, solitaria, come me. Si è soli certo, le persone magre non possono capirti, ho fatto due anni di terapia, e sono anche serviti. Ma quando guardavo la mia psicoterapeuta, in splendida forma, mi chiedevo: “Ma cosa ne sa lei, come può capire tutto il mio disagio, il mio bisogno di rifugiarmi in una teglia di parmigiana?” .

 

Nessuno può, diventi incredibilmente razzista, non frequenti obesi come te, non vuoi rispecchiarti in loro, vuoi essere tristemente l’unico fenomeno da guardare, vuoi essere il pierrot compatito, vuoi essere consolato e difeso. Vuoi mangiare. Ho avuto la fortuna di essere stato molto amato, magari se fossi stato solo, senza un amore. Forse, ma forse, avrei avuto la spinta per volermi più bene. Intanto capisci che non sei più tanto “presentabile”, ho perso dei lavori proprio perché anche l’immagine ha il suo ruolo. Magari avrei potuto riciclarmi nel Sumo. Se solo avessi vissuto in Giappone.

 

Diete.

 

Chiedetemi, io le conosco tutte! So tutto, so cosa fare e cosa no, mi intendo di diete a zone, del fantino, quelle energetiche e quelle controlla/peso. Vi posso scrivere a memoria quante calorie vanno prese, le quantità di carboidrati/grassi/proteine da distribuire durante la giornata. Anche dei trucchi per ingannare lo stomaco e la mente. Sulla teoria vado molto forte..sulla pratica molto meno. Ogni volta che iniziavo un percorso dietetico, mi dicevo che era quello buono, che volevo tornare snello, che volevo ritrovare vecchie sensazioni e vecchie camicie che ora sono tristemente appese, solitarie da anni in quella parte dell’armadio chiusa come un museo senza visitatori.

 

Eppure qualcuna ha pure funzionato, ne ricordi in modo particolare una, è durata un anno intero. 365 giorni fatto di attività in palestra, di carboidrati che erano proibiti dopo le 13, molte proteine e tanta tanta costanza. Quello che ai dietologi ogni tanto sfugge è il fatto che è la testa che va modificata, non solo la dieta. Perché dopo un anno passato cosi, nonostante avessi perso 31 chili, ad un certo punto, torna la fatidica modalità: "vabbhè, un anno di cinghia, cosa vuoi che sia una pizza e una birra, me la sono meritata”.

 

È l’inizio della fine, il ritorno di un loop che per un periodo sei riuscito a tenere a bada, ma che ora prepotentemente torna ad affiorare. La pizza da una a settimana, diventano presto tre o quattro. Dopo quattro mesi ero al punto di prima. Aggiungendo uno stato emotivo piagato da quella chimera che era stata. Se noi obesi conoscessimo la parola “costanza”, tutto sarebbe più facile ed affrontabile.

 

La nostra “costanza” prima o poi affonda in un mare di ragù o di gelato. E si torna daccapo, ricambi anta di armadio e torni alle taglie circensi, pochi hanno il coraggio di dirti, “ma cavolo, eri riuscito cosi bene”…di solito quei pochi sono in forma smagliante. Nel gennaio del 2016 il mio peso oscillava tra i 160 e i 167 chili, una cifra spaventosa.

 

Eppure è come se una catena ti tenesse al guinzaglio, tu provi ad allontanarti dal tuo quotidiano bisogno di cibo, ma alla fine torni sempre a tavola, torni sempre ai soliti errori, alle solite abitudini che non riesci a sradicare. Mio “fratello” Riccardo Fenili, uno degli amori della mia vita, ad un certo punto comincia a parlarmi di operazione allo stomaco.  Non temo la chirurgia, sono finito sotto i ferri diverse volte, per cui non è un mondo sconosciuto. Mi spaventano più altre cose. Faccio uno dei tanti errori, chiedo lumi al dottor “google”, che di lauree non ne ha nemmeno una, e mi faccio un’idea approssimativa della cosa.

 

Ci sono varie tecniche al riguardo. By pass, che non è altro che una strozzatura dello stomaco che può essere reversibile. Palloncino: va da se, te lo gonfiano nello stomaco. Sleeve gastrectomy: il taglio, l’asportazione di gran parte dello stomaco.

 

La svolta

 

Sulla carta tutto facile, poi… tutte hanno delle limitazioni soprattutto psicologiche. Io che ODIO vomitare, leggo che tutti passano da questa fase poco romantica. Già, perché se ti riducono, ti gonfiano o ti legano lo stomaco o intestino, tu mangi e non ti accorgi quando arrivi al limite e quindi rigetti. Mi faceva paura soprattutto la mancanza di “libertà”, quella che ti permette se sei a dieta di poter una sera “sforare” come più ti piace. Non riuscivo a capire che proprio quella era semplicemente una schiavitù. Metto al bando questa soluzione, tanto prima o poi sarei riuscito a dimagrire no? No. Mangio sempre, faccio sempre più fatica, ma il tarlo si insinua sempre di più, operazione…

 

Arriva aprile dello scorso anno...viene a trento Radames Lattari, indimenticabile coach della trentino volley. Un pacioso, meraviglioso grassone brasiliano (di origini italiane) che viaggia alla bellezza di 3/4 litri di coca cola al giorno!  L’ho sempre visto con questo enorme fardello anteriore.  Ma, sorpresa! Quello che ho di fronte è uno uomo nuovo. Non ha più la pancia, il viso si è allungato, continua a tirarsi su i pantaloni che tendono per forza di gravità a scivolare. Lo guardo a lungo senza nemmeno riuscire a respirare.

 

50 chili persi! Lui mi abbraccia e comincia a raccontarmi del come, del perché, delle difficoltà, tante ne ometterà ma c’è un perché. Io sono affascinato, sembro un bimbo di fronte alle montagne russe. Bellissime ma fanno anche paura. Radames alla fine, chiude con una frase secca, guardandomi dritto negli occhi: ”Fallo Gabri, fallo perché anche noi abbiamo diritto ad una vita normale”: possono poche parole fare breccia dove anni di tentativi hanno fallito? Penso di si.

 

Dopo la partenza di Radames il progetto comincia a prendere forma. Ho un altro “fratello”, il dottor Paolo Cristofolini, che oltre ad essere il mio pianista e testimone di nozze (con Riccardo ovviamente), fa parte di una equipe che segue proprio tutto l’iter di color che vogliono sottoporsi alla sleeve. In men che non si dica ho un appuntamento. Ritrovo con piacere il dottor Michele Motter che avevo conosciuto anni prima in radio, insieme a lui il dottor Alessandro Carrara.

 

Bastano poche parole per darmi l’ultima spinta. Lo faccio! Comincia la trafila, esami, di ogni genere, la temuta gastroscopia. Che io da vile ma vivo, chiederò di fare in anestesia totale. In poche settimane raggiungiamo l’accordo per la data. Sarà il 3 agosto 2016, io giorno della rinascita!

 

Non sono agitato, la sera prima sono a cena, leggera, con Riccardo e mia moglie, siamo piuttosto euforici. Sul telefonino ho salvato una foto di un ragazzo che in due anni ha perso la bellezza di 120 chili! Stava benissimo, quella foto sarà il mio mantra per diverso tempo. Ogni qualvolta che mi sentivo giù, la osservavo e ne traevo forza. I tempi sono cambiati, una volta in ospedale ti ricoveravano un paio di giorni prima, ora arrivi la mattina dell’intervento sulle tue gambe. Devo dire che apprezzo molto di più questa pratica, la vigilia la passi con i tuoi cari e pensi meno a ciò che ti aspetta. Peso esattamente 164 chili. Un cucciolo di ippopotamo. Di 51 anni.

 

Sul tavolo operatorio si scherza ancora, a Carrara lo minaccio di ripercussioni fisiche qualora dovessi svegliarmi con un tubo naso gastrico. Da sempre non sopporto nulla in gola. Mi sveglio, indosso calze elettriche che stimolano la circolazione. Ho fatto, ora è tardi per tutto, per i ripensamenti, per i timori, ho fatto e non si torna indietro. La cosa difficile non è la parte fisica, o meglio, non è la più pesante da affrontare.

 

Il mattino dopo c’è una domanda che ti picchia in testa. “Ma cosa c***o ho fatto?”. Sì, perché il pensare che certe cose non le potrai mai più fare, ti devasta. 1) mai più bevande gasate. 2) mai più bere e mangiare insieme. 3) mai più bere a garganella anche se hai la sete di un cammello. 4) mai più roba fritta. Già, i primi giorni sono terribili per questo, fisicamente certo sei provato, ma dolore nel senso vero del termine non ne provo.

 

Sei come un bimbo appena nato, la prima settimana hai una dieta solamente liquida. Hai bisogno di masticare, impazzisci se non puoi mordere qualcosa, infatti mettevo in bocca dei cracker, li masticavo e poi li sputavo. Poi si passa ad una dieta semiliquida, poi morbida ed infine, dopo circa un mese, teoricamente puoi mangiare quello che ti senti. Facile..sulla carta, difficile nella realtà. Hai paura di aver fatto una cazzata, ma poi ho scoperto che è una sensazione molto comune. Motter me l’aveva detto: “Mi odierai e poi mi amerai”. Era vero.

 

Dopo un mese un problema di non facile natura, ho una nausea h24 che mi toglie le forze, cerco di capire che cosa possa essere, tolgo una alla volta tutte lo cose che sto mangiando, niente, non si riesce a capire. Passo cinque giorni in ospedale, mi rivoltano come un calzino, sto bene, l’operazione è stata un successo. Eppure questa nausea non se ne vuole andare. La rete entra in aiuto. Su Facebook, esiste un gruppo dal nome preoccupante: “Obesità e liberazione”, sembra quasi una partito di estrema destra.

 

Chiedo, mi confronto con gli altri “sleevizzati”, alla fine esce fuori che potrebbe esse l’acqua! Ma come! Da quando sei nato ti dicono che devi bere almeno due litri di acqua al giorno e adesso viene fuori che è piombo? Mi consigliano di edulcorare sempre quello che bevo con una polverina, “bolero”, offre tanti gusti. Lo faccio, improvvisamente la nausea come era arrivata sparisce. Posso concentrarmi solo sul mio percorso verso la vera rinascita. Piano piano conosco di nuovo un corpo diverso, ho addirittura cambiato qualche gusto!

 

Mi rendo conto che mangio davvero poco ma che non soffro per nulla, per quando hai lo stomaco pieno (mi bastano 60 gr di pasta) non hai nemmeno più voglia di mangiare. Passano le settimane, i mesi, dal mio armadio tornano a fare capolino le vecchie cose, quelle che andavano bene trenta chili fa.

 

La cosa incredibile è che non vero l’elenco sopra citato. Bevo qualunque cosa, lo posso fare anche a garganella. Soprattutto ad oggi, dopo un anno e 20 giorni dall’operazione, non ho MAI vomitato. L’unica cosa è che ancora non mi fido a bere e mangiare insieme. Ma non è un grosso problema, ora mi bastano 20 minuti di attesa e posso bere tranquillamente. Il cervello è una strana macchina, nel tempo ho dimenticato i primi due faticosi mesi.

 

Io non sono nemmeno un bravo paziente a dire il vero. Devo ancora cominciare a muovermi. Sì è vero, dopo due anni e mezzo ho ripreso in mano la mia cara racchetta, ma il mio corpo non ha una muscolatura adatta ad un ora di tennis. Devo fare palestra. Ma intanto sono seguito dai miei fidi dottori e scopro che a oggi ho perso 42 chili! Sono tanti..tantissimi, ho riempito due sacchi con pantaloni, maglioni, magliette e camicie che ho portato alla Caritas. Io non le voglio nemmeno più vedere, anche se una parte del mio cervello fa ancora a pugni con questa cosa. E se ingrassassi di nuovo? Bhè sarei un deficiente.

 

Perché ho avuto ancora una possibilità di vivere normalmente. Oggi la mia vita ha un sapore completamente diverso, mi fa impressione mangiare MEZZA pizza BABY e sentirmi completamente sazio. Eppure è così, certo, dopo un anno lo stomaco un pochino si è adattato e allargato, ma comunque mi impedisce certo ogni tipo di esagerazione.

 

Le foto sono tornate ad essere il termometro di questa trasformazione. Quelle di oggi sono incredibilmente diverse da quelle di prima. Ora i lineamenti sono marcati, possiedo degli zigomi! Certo, sono tornate anche le orecchie a parabola, ma chi se ne frega? Mi soffermo a pensare al fatto che avrei potuto farla prima.

 

Subentra anche stranamente un piccolo senso di sconfitta. Ma come, possibile che non riesci da solo, con le tue forze a prenderti cura della tua vita? NO, da solo con le tue forze non ce la fai..qualcuno si eh, e ha tutta la mia stima, ma ognuno combatte con le armi che ha, io avevo un temperino evidentemente. Ma poi so che ogni cosa ha il suo tempo e i suoi modi. Mia madre fa ancora fatica, quando vado a pranzo e lascio li mezza porzione di pasta, delle sue, sembra che le faccia un torto, ma è ovviamente orgogliosa del mio cammino.

 

La sleeve gastrectomy ti toglie circa l’85% dello stomaco, trasformandolo da una sacca a forma di fagiolo, ad una manica, sleeve per l’appunto. La digestione è la stessa, anzi, paradossalmente ora digerisco meglio di prima. La cosa comica è che ho provato a bere un “birrino” che è veramente un quantitativo ridicolo. Solo che mi appanna subito la vista. Si..potrei ubriacarmi con una birra piccola!

 

Lo rifarei? Mi hanno fatto questa domanda praticamente da subito, ammetto che nei primi sessanta giorni avrei risposto di no. Ora quando lo chiedono, sorrido e annuisco, la strada è ancora lunga per me, ho davanti ancora almeno 25 chili da portare al macero e una nuova operazione alla pancia per togliere la pelle in eccesso. Ma cosa vuoi che sia, tutto per una vita normale... come la vostra.

 

IL COMMENTO DI CARMINE RAGOZZINO

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