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Residenti bisognosi e richiedenti asilo, insieme per costruire una casa e una comunità

Un gruppo di lavoro per ridare vita al rudere all’angolo tra via Setaioli e via Bridi, attivando un progetto di 'auto-costruzione' su uno stabile di proprietà della parrocchia. Don Nicolli: "Un sogno che potrebbe presto divenire realtà"

Di db - 26 luglio 2017 - 15:56

ROVERETO. "Costruire una casa per costruire una comunità". Il sogno è questo, e la parrocchia di San Marco di Rovereto vuole realizzarlo sul serio. La casa per ora è diroccata, abbandonata da tempo: si tratta della proprietà all'angolo tra via Setaioli e via Bridi.

 

"Sarà restituito alla comunità con un progetto di partecipazione 'dal basso' - spiega don Sergio Nicolli -  assolutamente innovativo. Se ne occuperà un gruppo di lavoro, espressione del Consiglio pastorale, che avrà il compito dare un’anima nuova ai 500mq dello stabile abbandonato da molti anni dopo aver ospitato alloggi e attività artigianali".

 

L'obiettivo è ambizioso: "Far tornare questo luogo al servizio della collettività, alla luce di bisogni in continuo aumento sul fronte socio-economico e della crescente fragilità relazionale". Per cominciare, l’immobile è stato liberato dalle macerie grazie al lavoro di un gruppo di volontari, compresi anche un architetto e un geometra.

 

Per la pulizia degli spazi sono state impiegate sei persone, individuate tra coloro che chiedono aiuto al Fondo di Solidarietà decanale di Rovereto (che ha sostenuto ad oggi oltre 600 famiglie) e tra i richiedenti asilo, d’intesa con Cinformi.

 

"Hanno seguito un corso per la sicurezza e una volta formati si sono messi al lavoro per rendere accessibili gli spazi ora in attesa di essere completamente risanati", spiega la parrocchia. Il lavoro è durato alcune settimane ed è stato fondamentale per poter iniziare a dar vita a questo sogno.

 

Ma la vera sfida parte ora. Il neonato gruppo di lavoro vorrebbe infatti dare concretezza al desiderio di trasformare la ristrutturazione e l’utilizzo futuro dello stabile in un’esperienza pratica di condivisione, utilizzando una modalità tale che il “fare la casa” diventi uno strumento per 'fare comunità', creando luoghi accoglienti.

 

Il metodo si traduce nell’auto-costruzione: se la struttura esterna e il rifacimento del tetto sarebbero, infatti, commissionati a un’ impresa (chiamata a operare anch’essa nella logica della sostenibilità e della condivisione), il lavoro di risanamento verrebbe invece affidato a soggetti auto-costruttori, che potrebbero in seguito usufruire di parte dell’immobile da loro realizzato.  

 

Oltre al contributo dei volontari, il gruppo di lavoro dovrà individuare altre forme di partecipazione economica, senza escludere l’auto-finanziamento; in ogni caso, evitando un aggravio di spese per la parrocchia. Nell’immobile, dando attuazione a un protocollo sottoscritto nel 2012, potrebbero trovare spazio anche alcune attività formative gestite dall’Istituto Opera Barelli di Rovereto.

 

«Siamo noi – scrivono i membri del gruppo di lavoro, guidato dal decano don Sergio Nicolli – noi con le nostre abilità, noi con i nostri desideri, con i nostri limiti. Noi giovani, adulti, anziani, locali, noi 'stranieri': mettere a disposizione le proprie abilità a servizio di altri e imparare da loro. Un sogno che potrebbe presto divenire realtà”.  


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