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Stipendiati anche se in pensione? La Regione dà l'ok per i presidenti delle Apsp

Bocciato dalla giunta regionale il ddl del Movimento 5 Stelle che chiedeva di recepire la Legge Madia la quale vieta che ruoli dirigenziali in aziende pubbliche o controllate siano ricoperte da lavoratori in pensione a meno che non lo facciano gratuitamente. Degasperi: "Chiederemo spiegazioni a Roma"

Pubblicato il - 21 settembre 2016 - 20:39

TRENTO. I presidenti delle case di riposo trentine già pensionati? Possono dormire sonni tranquilli. Oggi, infatti, è stato bocciato dalla Giunta Regionale il ddl proposto dal Movimento 5 Stelle che chiedeva di applicare anche alle Apsp regionali la cosiddetta Legge Madia. Una legge, la 104 del 2014, trascritta nella Gazzetta Ufficiale il 14 febbraio 2015 e divenuta legge a tutti gli effetti a partire dal 4 agosto dello stesso anno e che prevedeva che “al fine di assicurare il ricambio ed il ringiovanimento del personale pubblico” un lavoratore in pensione non avrebbe potuto assumere incarichi nelle società pubbliche o controllate dalla pubblica amministrazione a meno che queste non venissero eseguiti a titolo gratuito.

 

"Secondo la legge i pensionati che ricoprono ruoli dirigenziali nelle Apsp regionali (presidenti e vicepresidenti) dovrebbero lasciare l’incarico - spiega il consigliere provinciale Filippo Degasperi - o in alternativa scegliere di restare ma solo per un anno e a titolo gratuito. Pare, insomma, che secondo la Giunta Svp-Patt-Pd, le leggi statali si possano applicare o disattendere a seconda del caso: oggi si è scelto di non adeguarsi, altre volte (il caso sanità è esemplare) ci si è adeguati fin troppo in fretta, giustificandosi con un laconico 'è colpa di Roma'". 

 

La normativa è già stata recepita a livello provinciale e comunale mentre a livello regionale restava disattesa. Nel caso delle case di riposo, infatti, ci sono vari presidenti, vicepresidenti e consiglieri di amministrazione in pensione da diversi anni che arrivano, nel caso dei presidenti, a percepire quelli che sono veri e propri stipendi che superano tranquillamente i 20 mila euro l'anno. "E in Alto Adige arrivano anche a 40 mila euro - aggiunge Degasperi -  e nel nostro disegno di legge, chiedevamo semplicemente che ci si adeguasse alla normativa. Il nostro ddl è stato bocciato, ma l’aspetto più scandaloso sono le motivazioni fornite: la Regione ha dichiarato di recepire la legge Madia, peccato però che nelle norme transitorie stia scritto che la stessa sarà applicata dopo il prossimo mandato. Una deroga? Certo che no. Gli incarichi attuali scadono nel 2018, dopodiché sarà possibile affidare altri incarichi per altri cinque anni. Sette anni in totale: non ci pare una deroga, ma una disapplicazione bella e buona. La discrezionalità della Regione permette, quindi, ai vari soggetti pensionati non solo di rimanere in carica dietro compenso fino al 2018, ma addirittura di vedersi rinnovare l’incarico per un altro mandato, fino al 2023".

 

Nel testo che "recepisce" la normativa la deroga è giustificata dalla "peculiare attività delle aziende pubbliche di servizi alla persona". "Come dire che solo nella Apsp l'attività di presidente può essere ricoperta da un pensionato - aggiunge Degasperi - mentre in altre strutture no. Sembrerebbe, infatti, che nessun giovane o professionista sarebbe interessato a guadagnare più di 20 mila euro l'anno. Ci sembra strano. A noi pare uno speciale salvacondotto che va a beneficio di una manciata di persone - completa Degasperi - dimostrando una disparità di trattamento con altri pensionati che, non solo a livello provinciale ma anche comunale, sono stati esclusi o hanno dovuto rinunciare. Delle 46 Apsp in provincia di Trento, dieci sono rette da pensionati; la metà di questi opera già in maniera gratuita: vorremmo sbagliarci, ma a prima vista questo espediente ha tutta l’aria di essere fatto apposta per “salvare” cinque persone. Questa cosa la porteremo a Roma. Il Trentino Alto Adige non può disattendere le leggi italiane sempre e solo a suo piacimento". 

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