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Vaccinarsi è importante. Ancora troppi i genitori che non si fidano e che mettono a rischio i bambini

L'8% non vaccina i propri figli. Il 62% crede che la vaccinazione possa portare malattie gravi come l'autismo.

Pubblicato il - 24 settembre 2016 - 17:31

TRENTO. Nella sala della Federazione della cooperazione trentina erano tanti i professionisti del mondo della sanità. Il tema trattato, le vaccinazioni. “Il valore delle vaccinazioni e le nuove opportunità di salute”, questo il titolo dell'iniziativa organizzata dal dipartimento di prevenzione dell'Azienda sanitaria.

 

Molti medici, infermieri, addetti ai lavori che però non si sono limitati al solito convegno. Il tema delle vaccinazioni riguarda soprattutto i bambini e vien da sé farsi trasportare dalle emozioni. Anche da una piccola dose di disappunto però, quello che i pediatri soffrono per qui genitori che non vaccinano i propri figli.

 

Nel pomeriggio si sono discussi alcuni casi clinici. Quello della difterite, ad esempio, che qualche anno fa colpì in Spagna. Un bambino di sei anni, ovviamente non vaccinato, arriva in ospedale con una tonsillite che non gli dà pace. Poche ore e il bambino è in terapia intensiva, la diagnosi differenziale ipotizza la difterite che viene confermata in laboratorio. Ma non c'è il siero per contrastarla, ormai la difterite è del tutto debellata in Spagna.

 

All'appello internazionale risponde la Russia ma il piccolo è ormai in rianimazione, in dialisi, il suo sangue è fatto fluire in un macchinario per la circolazione extracorporea. Muore pochi giorni dopo, il siero è stato inutile. Gli accertamenti successivi scoprono che nella sua classe c'erano otto bambini positivi al test della difterite, portatori sani però. Sani perché vaccinati.

 

Un altro caso nel 2016, in Belgio. Ancora un bambino, ancora il sospetto della tonsillite che si scopre essere difterite. Il Belgio non ha il siero, c'è in Olanda. Ma le ore corrono e la tossina della difterite si insinua nei tessuti cardiaci: miocardite, intacca i reni: insufficienza renale. Il medico che racconta la sua storia, il dottor Facchielli, pediatra a Padova, dice così: “E' sopravvenuto l'exitus”. Dice così un medico per dire che un paziente è morto, per tenere forse la giusta distanza dal dolore a cui la sua professione troppo spesso lo espone.

 

Qualcuno, forse un sostenitore delle teorie contrarie alle vaccinazioni, potrebbe dire: “Fornite allora il siero!” Ma non servirebbe comunque, la difterite sviluppa una tossina che dev'essere bloccata in tempi brevissimi, e i postumi della malattia rimangono. Al cuore, al cervello, ai reni, gli organi che la malattia che un tempo chiamavano “L'angelo che strozza i bambini” predilige di gran lunga.

 

Un tempo di difterite si moriva in tanti. Un'epidemia della metà del '700 in una contea americana falciò la vita a 5 mila persone, quasi il 3% della popolazione. Il 40% dei bambini. Ma oggi non si dovrebbe morire più, un sistema sanitario che funziona riduce a zero la comparsa di questo morbo. Se ci si vaccina però.

 

In Italia l'ultimo episodio 20 anni fa. Fino ad oggi l'immunità di gregge (la protezione indiretta che si verifica quando la vaccinazione di gran parte della popolazione protegge anche chi non è vaccinato) in italia ha funzionato. Ma per funzionare la popolazione vaccinata deve viaggiare verso il 100%, per garantire la protezione anche a quei bambini che non possono vaccinarsi. Quelli malati, quelli immunodepressi, non quelli che hanno genitori contrari alle vaccinazioni.

 

“Ma che cosa si dice in giro?”. Se lo sono chiesti nell'ultima parte del convegno i medici presenti. Dal dottor Siddi, di Bussolengo, che con altri ha fondato il sito vaccinarsi, scopriamo che il 32% di chi cerca informazioni consulta la rete. Di questi il 40% siti istituzionali, il 27% forum e il 16% social-network.

 

Ma soprattutto scopriamo che i siti istituzionali sono spesso poco aggiornati, o fatti male. “Se l'esempio è quello della campagna del Ministero della salute per il Fertility day – chiosa Siddi – dobbiamo interrogarci sulla capacità comunicativa delle istituzioni”. E la comunicazione sarebbe importante se si considera che il 62% dei genitori italiani credono alla bufala che le vaccinazioni causano gravi malattie come l'autismo, e che l'8% decide di non vaccinare i propri figli.

 

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