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Viaggio all'interno della Torre Civica, tra dipinti scomparsi e pietre deformate

Il Comune ha presentato il progetto preliminare alla Soprintendenza, se i tempi tecnici venissero rispettati l'apertura è prevista per inizio 2018. La campana della Renga è sorda, così Torre Civica avrà una nuova campana, ma anche l'orologio tornerà a funzionare 

L'interno di Torre Civica
Di Giuseppe Fin e Luca Andreazza - 02 dicembre 2016 - 08:08

TRENTO. Un viaggio nella storia e nel cuore della città del Concilio. Il Dolomiti è entrato all'interno di uno dei simboli cittadini, quella Torre Civica andata in fiamme il 4 agosto 2015 dopo l'incendio divampato dal surriscaldamento dell'impianto elettrico. “Le fiamme – spiega Daniela Tessarin, funzionario dell'Ufficio ristrutturazione e restauro arredo urbano del Comune di Trento – sono partite dal quadro posizionato al sesto livello, l'armadiatura in legno delle campane hanno fatto da miccia e quindi il fuoco si è propagato a tutta la parte alta”.

 

La Torre, alta 43 metri, assume l’attuale configurazione architettonica nel corso del XV secolo e il Comune di Trento lavora a spron battuto per ridare un nuovo look alla torre e restituirla alla cittadinanza. “Potremmo ricostruire tutto come e dove era prima – continua - abbiamo i rilievi e la documentazione necessaria, ma ormai il danno è fatto e alcune parti originali distrutte. Un patrimonio creato in secoli di storia, frutto di continue manutenzioni e integrazioni che conferivano una ricchezza particolare, ormai andata in fumo. Per questo stiamo elaborando un progetto leggermente diverso e più comodo anche per le visite. Nel bilancio del prossimo anno è stanziato il budget per il restauro: circa 400 mila euro, 300 dei quali per i lavori”.

 

La riapertura della torre è prevista per nel 2018: “Il Comune ha presentato il progetto preliminare per il parere preventivo alla Soprintendenza e al Comitato beni culturali. Non appena si riceve il via libera si passa al progetto esecutivo, quindi ci sarà un bando di gara e per il 2018 dovremmo chiudere la pratica”.

 

Contrariamente a quanto si può pensare, la struttura ha retto l'urto delle fiamme, alcune pietre si sono danneggiate per il calore, così come qualche infisso, ma i danni maggiori si registrano dall'ottavo livello in poi: qui il fuoco ha completamente divorato il legno: “La nostra idea è quella di realizzare una scala in carpenteria metallica che parte dell'ottavo livello e arriva al decimo livello sfruttando questo vuoto che si è creato a seguito dell'incendio”.

 

Nonostante gli sforzi e il grande lavoro del corpo dei Vigili del fuoco, la campana è caduta nel vuoto per quattro livelli, ma non è questo il motivo del danneggiamento e della sua sordità. La causa per cui la campana non può più suonare è il calore sprigionato dall'incendio che ha cambiato la composizione chimica della lega metallica campana della Renga (quella che rintoccava le ore, ndr), lo stagno si è fuso e la campana ha assunto un colore rossastro diventando sorda.

 

“Stiamo valutando – continua l'architetto - di fondere una nuova campana e terminati i lavori anche l'orologio tornerà a scoccare le ore e l'incedere del tempo”.

 

Dall'ottavo al decimo livello ora, dopo l'incendio, è tutto vuoto e ci sono solamente i ponteggi. L'incendio è partito nella zona del sesto piano dove è presente il quadro elettrico. Da quel punto sembra che sia partito l'incendio. La struttura in legno che ospitava le corde delle campane ha consentito all'evento di propagarsi ai piani superiori. Dal settimo livello in poi si riescono a vedere i danni. Sono rimaste solo 4 travi bruciate.

 

 

LA STRUTTURA

La Torre è costruita su dodici livelli. Il primo livello, corrispondente ad un locale seminterrato privo di finestre e raggiungibile solo attraverso una botola a pavimento, è identificato con il “fundus turris” e veniva utilizzato come carcere sin dalla prima metà del XIV secolo.

 

Al terzo livello è documentata invece l’esistenza di un’altra prigione, denominata dei “quattro usci”, mentre la prigione del quarto livello era detta dei “tre usci”.

 

La Torre non ha mai avuto un ingresso autonomo in quanto le prigioni del secondo e terzo livello erano direttamente collegate con Palazzo pretorio, sede dei tribunali cittadini. Al quarto e al quinto livello si accedeva dal sottotetto dell’adiacente palazzo per mezzo di scale in legno, eliminate nel corso dei lavori di restauro di Palazzo pretorio eseguiti a metà del secolo scorso.

 

Attualmente, per salire alla Torre si entra dal terzo livello. Da qui una nuova scala in legno e metallo conduce ai primi due livelli superiori.

 

Dal quinto livello, dove sono stati posti i vecchi contrappesi dell’orologio, si raggiungono le carceri del sesto livello e settimo livello per mezzo di una scala interna in pietra.

 

L’accesso all’ottavo livello è più impegnativo, per la presenza di una scala lignea, stretta e di forte pendenza. Qui era collocato il meccanismo che faceva muovere i tre assi dell’orologio collocati al livello soprastante e alla medesima quota dei quadranti.

 

Il decimo livello è costituito dalla cella campanaria dalla quale si passa poi all’undicesimo livello infine al dodicesimo e ultimo livello. Quindi si esce alla luce del sole.

 

 

IL PRIMO LIVELLO

Il primo livello della torre è utilizzato dal Museo Diocesano come Sala dei Codici. La proprietà adesso è interamente del Comune di Trento. Prima era divisa in due, la parte alta era del Comune e la parte bassa dell'Arcidiocesi di Trento.

 

Già questa è una delle prime celle. Qui c'era l'edificio del custode delle carceri. Poi la struttura è stata demolita e nella ristrutturazione fatta negli anni '80 la zona fu sfruttata per la nuova scala per accedere alla torre.

 

TERZO LIVELLO

Siamo al terzo livello. Questi erano locali indipendenti a cui si accedeva da quella che era la casa del custode, attraverso una scala interna. C'erano graffiti fatti dai carcerati, e attraverso un foro nel soffitto si riusciva ad accedere ai piani superiori.

Torre civica di Trento

 

QUI INVECE LE IMMAGINI DI TORRE CIVICA PRIMA DELL'INCENDIO

 

QUARTO LIVELLO

In questi primi livelli in realtà si è conservato tutto. Quasi tutto immutato e risparmiato dalla furia delle fiamme. L'unico aspetto interessante risiede nel fatto che l'intonaco di questo livello livello ora ha assunto un colore marroncino, mentre prima era beige. “Stiamo analizzando questa novità – spiega Tessarin – ma non riusciamo ancora a confermare se sia stato il calore sviluppatosi all'interno della torre a modificare le proprietà cromatiche delle pareti, anche perché nei piani superiori, tolta la fuliggine, i colori si sono conservati abbastanza bene”.

 

QUINTO LIVELLO

Come per il quarto livello, anche qui si trova una finestra, che in precedenza era una porta sfruttata per l'accesso al cantiere. La stanza è intatta, i danni assenti.

 

SESTO LIVELLO – SETTIMO LIVELLO

Saliti le scale, qui ci si presenta agli occhi il primo scenario della furia delle fiamme. E' la stanza dove si trovava il quadro elettrico, che dopo essersi surriscaldato “per un difetto che purtroppo non poteva essere previsto – ci dice l'architetto comunale - qualche danno si inizia a intravvedere: la pietra è cotta, i cavi di rame bruciati. Una scintilla deve aver appiccato il fuoco alla porta e al pavimento”.

 

A farne le spese anche un crocifisso dipinto sul muro “impossibile da recuperare – spiega - perché il calore ha cotto gli strati di pittura”.

 

 

OTTAVO LIVELLO

E' da qui che si apre la voragine che ha inghiottito tutta la parte alta. Domato l'incendio e calate le altissime temperature all'interno dell'edificio, lo spettacolo era composto dalle macerie bruciate e dai pezzi di intonaco crollati. Sempre qui era incastrata la campana più grande, quella della Renga, dopo un volo di quattro livelli.

 

“Il primo lavoro – continua la dirigente - è servito per rimuovere tutte le macerie, che sono state portate al magazzino comunale per fare una cernita capire se qualcosa potesse essere recuperato. Quindi abbiamo allestito un cantiere che ci ha permesso di approntare dei “salvabordi” per fissare parti di intonaco e consolidare ciò che è rimasto. Le cerchiature metalliche che avevamo fatto per migliorare il comportamento sismico della torre sono state deformate in diversi punti: stiamo analizzando se possano essere recuperate”.

 

NONO LIVELLO

Qui si trovavano i meccanismi dell'orologio, oggi fermo all'orario dell'incendio e che ritornerà perfettamente funzionante terminati i lavori di ristrutturazione. Le stanze prestentano alcune pietre deformate e la finestra scoppiata per il calore.

 

DECIMO e UNDICESIMO LIVELLO

“Negli ultimi livelli – prosegue la responsabile del progetto di restauro - alcune travi siamo riusciti a salvarle, il legno è bruciato esternamente, ma all'interno si è perfettamente conservato: la Soprintendeza ha chiesto di salvare quanto possibile. Nel nostro progetto cerchiamo di lasciarle visibili, come testimonianza di un'ulteriore pagina di storia”. Anche gli scuroni delle finestre sono andanti bruciati.

 

“Nel piano della cella campanaria – dice Daniela Tessarin - la nostra proposta progettuale prevederebbe di posizionare la pavimentazione a una quota superiore rispetto alla collocazione preesistente. Questo per avere una vista migliore sulla città e un punto panoramico unico: l'idea è di consentire un'ampia osservazione dalle 4 aperture sul centro storico”.

 

CELLA CAMPANARIA

Questi livelli ospitavano due esemplari: la campana della Guardia, più antica e datata 1498, che però non si trovava nella torre perché fortunatamente oggetto di restauro. Questa campana riporta la raffigurazione del Simonino è venne fusa dopo circa 10 anni da quella vicenda. “Per salvaguardare questa opera che segnalava i quarto d'ora – ci comunica - abbiamo deciso di disattivarla, in realtà la sola campana in funzione era quella che rintoccava ogni ora, quella della Renga”.

 

La campana della Renga di fine 700 invece è sorda e non suonerà più per la trasformazione chimica a seguito del calore. “Ora – spiega - la proposta è di far fondere un nuovo esemplare con le stesse caratteristiche dimensionali e di nota della campana originaria. L'intenzione è di riportare in questa sede entrambe le campane, valorizzandole all'ottavo piano nell'ambito di un percorso espositivo”.

 

 

DODICESIMO LIVELLO

Il viaggio ha termine, si accede dalla botola alla terrazza su Piazza Duomo. Qui il tempo e le fiamme si sono placate, risparmiando l'ultimo piano. “L'ultimo livello qualche danno – conclude Tessarin – ovviamente l'ha visto, ma ci ha permesso di ritrovare la vecchia pavimentazione originale”.

 

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