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Gabriele, affetto da una grave patologia degenerativa neuromuscolare, ha trovato nella boccia uno "sprone a vivere"

A raccontarci la sua storia è la mamma, Maria Rita Cattani. Gabriele (16 anni), costretto su una carrozzina elettronica, ha scoperto questa disciplina sportiva a scuola. Grazie alla mediazione dell'Orange Bowl di Padova (associazione che si occupa di boccia paralimpica), ora gareggia in competizioni nazionali. "Gabriele è cambiato notevolmente da quando ha iniziato a giocare a bocce: è tornato a casa dicendomi che sarebbe stato interessante andare in moto o tornare a cavallo", dice Cattani

Pubblicato il - 18 settembre 2019 - 19:16

TRENTO. "Sono molto contenta che mi abbiate contattato", fatica a trattenere l'entusiasmo Maria Rita Cattani quando risponde al telefono.

Maria Rita Cattani è la mamma di Gabriele, un ragazzo di sedici anni affetto da una grave patologia degenerativa muscolare che lo costringe su una carrozzina elettronica. Gabriele frequenta l'Istituto Tecnico Tecnologico Buonarrotti di Trento e, proprio a scuola, ha scoperto di avere una grande passione (e una grande dote).

 

A scuola, un giorno, viene infatti organizzato un incontro con un'atleta di sitting volley (il sitting volley non è altro che la pallavolo paralimpica e si gioca, per l'appunto, stando seduti sul campo da gioco). "Mio figlio, solitamente, è molto timido", continua Maria Rita Cattani. Eppure, in quell'occasione, Gabriele mette da parte la sua timidezza e chiede di poter parlare, da solo, con quella ragazza. Scopre, così, una disciplina che lo affascina: la boccia.

 

Tornato a casa, con ferrea convinzione, annuncia a tutti di voler giocare a bocce. "Io gli ho detto che non ce l'avrebbe fatta nelle sue condizioni - dice Maria Rita Cattani. Invece, qualche mese più tardi, abbiamo scoperto la boccia paralimpica!".

 

La boccia paralimpica nasce per atleti con disabilità gravi. "È simile alla boccia che noi tutti conosciamo, ma, per molti altri aspetti, è un gioco diverso", continua la mamma di Gabriele. "Il campo viene tracciato in una palestra. Le bocce sono molto morbide per favorire la presa anche ad atleti che hanno grosse difficoltà".

 

"Esistono cinque categorie distinte a seconda delle abilità degli atleti. Le prime due categorie si rivolgono ad atleti la cui disabilità ha origini cerebrali (penso, ad esempio, a chi è stato colpito da paralisi cerebrale infantile). C'è poi la categoria di mio figlio dedicata alle disabilità motorie, legate a patologie o incidenti stradali. Le ultime due categorie sono riservate alle disabilità più gravi. Gli atleti di quest'ultime giocano con una rampa e un assistente che li aiuta a lanciare la boccia. Nella categoria dedicata alle disabilità più gravi, ad esempio, si può giocare anche con i piedi. Ho visto una giocatrice, a Olbia, giocare di piede. Ed era bravissima. In quel caso l'assistente le sistemava la boccia".

 

Il percorso di Gabriele nella boccia paralimpica inizia a scuola. Durante le ore di educazione fisica gioca con i compagni. "Lui ha insistito molto", dice Maria Rita Cattani. "Ci siamo poi messi in contatto con una realtà di Padova, l'Orange Bowl A.s.d. (QUI SITO), che si occupa di boccia paralimpica in Veneto. Ci hanno proposto di partecipare ad un torneo da loro organizzato che coinvolge tutto il Triveneto (a tal proposito, voglio ricordare che il 5 ottobre ospiteremo uno degli incontri qui a casa nostra, a Lavis)".

 

Gabriele inizia così la sua avventura nel mondo agonistico. Lo scorso luglio ha partecipato anche ai campionati nazionali di boccia paralimpica a Torino.

Non solo Gabriele, però. La novità travolge tutta la famiglia. "Mio marito - dice Maria Rita Cattani - ha seguito un corso per diventare tecnico sportivo di boccia paralimpica qui in Trentino. Io, invece, sono diventata arbitro nazionale. Ho persino potuto partecipare ad una sorta di campionato europeo che si è svolto in Sardegna, a cui hanno partecipato 17 nazioni".

 

"La boccia paralimpica - continua - è comunque uno sport: richiede concentrazione, agonismo, strategia. Certe disabilità sono tali per cui uno non riesce nemmeno a parlare ma riesce a comunicare solo mediante ausili informatici. Un giorno mi è capitato di assistere ad una partita in cui due compagni di squadra si parlavano con queste speciali lavagne".

 

In Trentino, ad oggi, solo Gabriele pratica questo sport.  Giorgio Guarnerio, delegato della FIB del Trentino alla promozione della boccia paralimpica, si sta impegnando per promuovere questa specialità. "Adesso abbiamo 3/4 potenziali giocatori", dice Cattani.

 

"Abbiamo deciso di organizzare l'evento del 5 ottobre proprio a Lavis, per portare questa bella esperienza anche nel nostro Trentino. Spesso - e ora parlo da genitore - quando in famiglia si convive con disabilità gravi, è già tanto se si riesce a sopravvivere all'ordinario. È difficile immaginarsi uno spazio sportivo, immaginare che i nostri figli possano avere abilità che consentano loro di competere. Solo vedendolo, si può capire che è vero, che si può fare".

 

Le istituzioni sono state vicine al sogno di Gabriele, e l'hanno fatto crescere. La scuola ha allestito un campo ad hoc per farlo giocare. Il comune di Cembra Lisignago, dove Gabriele risiede con la famiglia, gli ha messo a disposizione uno spazio dove potersi allenare. "Spesso ci va con gli amici o le sorelle", spiega la mamma. Il  comune di Lavis poi, nella persona di Luca Paolazzi, vicesindaco e assessore allo sport, ha messo a disposizione il palazzetto e le attrezzature per l'evento del 5 ottobre.

 

"Come mamma - conclude Maria Rita Cattani - devo dire che Gabriele è cambiato notevolmente da quando ha iniziato a giocare a bocce. Per farle capire, dopo i primi due 'allenamenti' è tornato a casa dicendomi che sarebbe stato interessante andare in moto o tornare a cavallo. Lo sport, insomma, ha risvegliato in lui quell'impulso a mettersi in gioco che, forse, la malattia aveva sopito. La boccia l'ha aiutato tanto.  Quando è tornato da Torino, ha persino voluto un profilo facebook. La cosa bella dello sport è questa: fare esperienza, conoscere persone, mettersi in gioco e uscire dalla routine. Questa disciplina dà l'opportunità di valorizzare le proprie capacità, anche se limitate. Lo sport è stato, per Gabriele, questo: uno sprone a vivere".

 

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