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Black lives matter, la protesta dell'Nba, i Bucks non scendono in campo. I playoff rischiano di saltare. Incontri tra giocatori e dirigenti

Già con la morte di Floyd era montata l’indignazione, gli spari della polizia contro un altro afroamericano hanno fatto compiere un ulteriore passo. La Nba si è fermata, il futuro della stagione è incerto

Di Claudia Schergna - 27 agosto 2020 - 17:37

TRENTO. I Milwaukee Bucks, la squadra più promettente dell’eastern conference di quest’anno, mercoledì 26 agosto hanno boicottato gara-5 dei playoff contro gli Orlando Magic. La clamorosa protesta è scattata dopo la sparatoria contro Jacob Blake. A cascata anche le altre squadre si sono tirate indietro. Tutto bloccato. Sono in corso gli incontri tra giocatori e proprietari per decidere il destino della stagione.

 

Già con la morte di Floyd era montata l’indignazione, gli spari della polizia contro un altro afroamericano hanno fatto compiere un ulteriore passo con il coinvolgimento diretto dei vertici del sindacato atleti. La Nba si è fermata. Domenica 23, un agente di polizia bianco ha sparato a Blake sette volte nella schiena davanti ai suoi figli e ora è paralizzato. L’evento è accaduto a Kenosha in Wisconsin, a circa 70 chilometri da Milwaukee. La città è in fermento da domenica e due manifestanti sono stati uccisi a colpi di pistola. La polizia ritiene che il responsabile sia un diciassettenne.

 

L'Nba ha successivamente rinviato tutte e tre partite che si sarebbero dovute giocare nella notte italiana di mercoledì, altri campionati come Wnba, Mlb e Mls hanno cancellato la maggior parte degli incontri. L'emittente televisiva Espn ha riportato che quando i Bucks non si sono presentati, giocatori, allenatori e dirigenti si sono confrontati riguardo un eventuale stop definitivo della stagione. Anche Lakers e Clippers si sono detti favorevoli a boicottare il campionato in segno di protesta.

 

"Esigiamo un cambiamento. Ne abbiamo abbastanza", il tweet di LeBron James, da tempo impegnato nei movimenti di giustizia razziale.  

Anche l’ex cestista e giornalista Kenny Smith ha lasciato lo studio televisivo del celebre programma sportivo Inside the Nba su Tnt, di cui è presentatore, in supporto ai giocatori in protesta. “Per me, in quanto uomo nero ed ex giocatore, credo sia meglio supportare i giocatori e non essere qui stasera”.

Le giocatrici della Wnba hanno deciso di non scendere in campo e di indossare delle magliette con sette fori insanguinati sulla schiena, in segno di solidarietà per Jacob Blake.

I giocatori alla fine hanno deciso che per la loro protesta il palcoscenico che offre la "bolla" è troppo importante, i playoff continuano e anche le azioni.

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