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Ambiente | 31 marzo 2024 | 19:00

Proiettare l'umano sul non umano: due alberi, un pensiero di pace

Una riflessione per il giorno di Pasqua, a partire dal ricordo dell'incontro di due strani alberi: un faggio e un pino silvestre cresciuti vicinissimi, fianco a fianco, tronco a tronco, quasi come un unico organismo

Alcune settimane fa, camminando nel bosco, mi sono imbattuto in due strani alberi: un faggio e un pino silvestre cresciuti vicinissimi, fianco a fianco, tronco a tronco, quasi come un unico organismo. Le loro radici e i loro fusti, alla base, sembravano una cosa sola; l'intrico dei loro rami pareva formare un'unica chioma, perfettamente simmetrica: un affascinante ed equilibrato insieme di diversità.

 

Osservando quelle forme contorte ho pensato a quante diverse proiezioni umane potremmo farvi, fantasticando a non finire e arrivando a conclusioni anche del tutto opposte.

 

Ad esempio, il bacio di due amanti, oppure l'abbraccio di due amici o la convivenza tra diverse culture. Ma anche, perché no, la lotta spietata per lo spazio tra due vicini di casa - o due popoli - che si odiano. O ancora... una sfida tiratissima a braccio di ferro o la sopportazione dell'altro che ognuno di noi impara a sviluppare con fatica, inevitabilmente, per sopravvivere giorno dopo giorno in mezzo ai propri "simili".

 

In realtà, si tratta semplicemente di due alberi, i cui semi, qualche decennio fa, sono caduti e germinati del tutto casualmente nello stesso identico luogo. Due alberi che nella normale, dura, spietata competizione per la vita hanno, diciamo, "pareggiato", trovando ciascuno il proprio spazio per chiome e radici.

 

 

Il faggio e il pino mi hanno fatto inizialmente pensare a quanto sia problematico proiettare l'umano sul non umano e a quanto chi lo fa, anche se in buona fede, stia in fondo creando un inganno.

 

Un inganno che modifica la nostra percezione sulla "Natura" (con la N maiuscola) e che incide poi sulle nostre scelte di ogni giorno. Un inganno potenzialmente molto pericoloso, perché proiettare l'umano sul non umano genera cortocircuiti cognitivi e ci allontana da una narrazione oggettiva dei fatti e delle scelte che riguardano la "natura" (con la n minuscola), quella con cui, inevitabilmente, dobbiamo interagire per la nostra necessità di risorse, per sopravvivere. Proiettare l'umano sul non umano, su alberi o anche animali, rischia di allontanarci dall'oggettività necessaria per comprendere e affrontare le sfide del nostro tempo, che vanno vissute senza inutili retoriche né ideologie. Bisognerebbe sempre tenerlo presente e fare le giuste tare con molta consapevolezza quando si sente parlare, o si legge, di caratteristiche, doti e virtù degli alberi descritte al pari di quelle degli esseri umani.

 

Detto questo però, sottolineato con cruda oggettività che il faggio e il pino né si amano, né si odiano... non nascondo di aver ripensato a quei due alberi in questa uggiosa giornata di Pasqua, dove giustamente da più parti si invoca la pace.

 

Ho ripensato a quella visione forestale perché i due alberi - in lotta ma al tempo stesso in tregua - possono davvero trasmetterci qualcosa: un pensiero, una riflessione, un monito.

 

Gli alberi non sono umani, ma possono ispirare noi esseri umani. Osserviamoli con tanta consapevolezza, con oggettività, ma senza perdere l'incanto: spesso riescono involontariamente a farci emozionare, a farci pensare.

il blog
Gli alberi e noi

Gli alberi ci accompagnano da sempre: per noi esseri umani hanno significato e tutt'ora significano casa, cibo, materia prima, medicina, energia, ma anche spiritualità, simbolismo, cultura...
Questo legame profondo e antico, tuttavia, non è affatto immutabile: cambia continuamente al modificarsi delle nostre società. Per questo è interessante osservare e provare a comprendere come viviamo il nostro rapporto quotidiano con gli alberi. In questo Blog il giornalista e dottore forestale Luigi Torreggiani, membro del Comitato scientifico de L'Altramontagna, lo fa attraverso aneddoti personali, racconti o analizzando fatti di cronaca. Un modo per tenere viva una connessione, quella tra gli alberi e noi, che rischiamo tanto di dimenticare quanto di caricare di stereotipi, precludendoci così uno sguardo lucido su elementi necessari per moltissimi aspetti della nostra vita.

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