"Ci condusse, a rischio della propria vita perché poteva essere catturato insieme a noi, fino al confine svizzero". Gino Soldà proclamato Giusto fra le Nazioni

Il riconoscimento al grande alpinista vicentino, comandante durante la Resistenza del battaglione partigiano “Valdagno”, è arrivato l’8 luglio grazie al lavoro di Paola Fargion, ricercatrice che ha portato avanti la pratica presso lo Yad Vashem di Gerusalemme, raccogliendo importanti testimonianze

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
La notizia è ufficiale: dall’8 luglio 2025 Gino Soldà è Giusto fra le Nazioni. Il suo nome sarà inciso nel Giardino di Yad Vashem, l’Ente nazionale per la Memoria della Shoah di Gerusalemme. Andrà ad aggiungersi a quello di circa altri 800 connazionali – il numero cresce di anno in anno – che durante gli anni della persecuzione nazifascista, a rischio della propria vita, prestarono aiuto e soccorso a ebrei in fuga. Con lui è stata proclamata Giusta anche suor Gemma Paoletto, all’epoca dei fatti superiora dell’Istituto delle Dame Inglesi di Vicenza e a sua volta parte della rete di salvataggio in cui operava anche l’alpinista vicentino.
A raccontare la loro storia sul sito della Comunità Ebraica di Milano è Paola Fargion, ricercatrice lombarda da anni impegnata nella riscoperta delle storie di persone salvate e dei non ebrei che si prodigarono a loro favore. Suo il merito di aver trovato le testimonianze chiave per portare a compimento l’iter di riconoscimento per Soldà e suor Gemma come per altri tre nuovi Giusti.
“Una delle più grandi guide delle Dolomiti”. Così il celebre alpinista francese Georges Livanos definiva Gino Soldà all’inizio del suo libro Al di là della verticale, un classico delle memorie di arrampicata. Ma più passa il tempo e più appare chiaro che Gino Duilio Soldà, nato a Valdagno nel 1907 e morto a Recoaro Terme nel 1989, è stato molto altro: pioniere del sesto grado negli anni Trenta, atleta olimpionico nel fondo alle Olimpiadi invernali di Lake Placid del 1932, imprenditore (sua la sciolina Soldà), maestro di sci, gestore di rifugio, partecipante nel 1954 alla spedizione italiana al K2. E durante la Resistenza comandante partigiano e guida verso la salvezza per numerosi perseguitati dal nazifascismo.
La vicenda biografica di Soldà, le sue imprese, il suo amore per la montagna a partire dalle Piccole Dolomiti vicentine sono al centro del docufilm Gino Soldà: una vita straordinaria, di Giorgia Lorenzato e Manuel Zarpellon, uscito nel 2022. Ora questo nuovo riconoscimento aggiunge un altro prezioso tassello per comprendere la vita e le scelte di Soldà negli anni della Seconda guerra mondiale.
Esaltato durante gli anni del regime per le sue capacità alpinistiche, tanto da ricevere dal Duce in persona la medaglia d'oro al valor atletico, come molti altri alpinisti anche Soldà matura un profondo distacco dal fascismo. L’8 settembre 1943 lo coglie mentre si trova in alta Val Fiscalina, gestore dell’allora rifugio Mussolini, ora Zsigmondy-Comici. È a questo punto che compie la sua scelta: chiude la struttura e rientra a Recoaro, prendendo contatti con gli esponenti della Resistenza, in particolare con Torquato Fraccon.

Funzionario della Banca Cattolica, presidente del CLN provinciale e fondatore della DC vicentina, Fraccon è un uomo di fede integerrima, oppositore di lunga data del fascismo; diventerà una figura fra le più luminose della Resistenza vicentina, animatore delle formazioni cattoliche e promotore di quel sistema di salvataggio di cui Soldà diviene uno dei principali esponenti, come già avevamo raccontato in un precedente articolo.
È un gruppo ricchissimo di collaboratori, quello messo in piedi da Fraccon, che coinvolge laici e religiosi, uomini e donne, e che ha nelle parrocchie, nei conventi, negli istituti religiosi così come in alcune case private basi sicure per nascondere i perseguitati in attesa di poterli guidare, attraverso le montagne, in Svizzera. Fra i collaboratori di Fraccon, proclamato Giusto fra le Nazioni nel 1978, vi è anche il comandante partigiano Rinaldo Arnaldi, che a sua volta ha ottenuto il riconoscimento di Giusto nel 1983. Fraccon e Arnaldi pagheranno con la vita la loro scelta di opposizione al nazifascismo: il primo morirà assieme al figlio Franco a Mauthausen nella primavera 1945, il secondo cadrà in combattimento sull’Altipiano dei Sette Comuni nel settembre 1944.
Ma torniamo a Soldà. Grazie alle sue conoscenze alpinistiche, ebbe un ruolo di primo piano nella storia che Paola Fargion è riuscita a ricostruire, scoprendo la fondamentale testimonianza di una famiglia per cui si prodigarono l’alpinista vicentino e suor Gemma Paoletto, che, finché fu possibile, offrì assistenza e rifugio presso l'Istituto della Dame Inglesi di Vicenza.
Quando i fascisti scoprono i fuggiaschi la rete si attiva per farli espatriare clandestinamente. Ecco la dichiarazione della signora Beatrice, raccolta da Fargion: “Tentammo allora di espatriare in Svizzera accompagnati e scortati da un montanaro esperto, nonché partigiano vicentino – un certo Gino Soldà – che ci condusse, a rischio della propria vita perché poteva essere catturato insieme a noi, fino al confine svizzero di Maslianico, non lontano da Como, provenendo con noi da Vicenza. […] Io avevo già compiuto 10 anni… Gino Soldà ci condusse fino alla rete metallica che separava la Svizzera dall’Italia facendocela oltrepassare e tornando indietro, con il rischio altissimo di essere catturato dalle pattuglie tedesche che controllavano il confine”.

La sorte tuttavia sembra inizialmente accanirsi su Beatrice e la sua famiglia. Non essendo in possesso di documenti autentici, i fuggiaschi sono rimandati oltre confine dalle guardie di frontiera svizzere. Riescono a non farsi catturare e tornano a Vicenza, dove suor Gemma provvede a nasconderli di nuovo. Finalmente, ancora una volta grazie alle maglie della rete clandestina di salvataggio, la famiglia raggiunge Como: da lì la guardia forestale Nazzareno Damiani e la moglie Anna Cincini Damiani li nascondono a Pellio, in Val d’Intelvi, dove rimarranno fino alla fine della guerra. Grazie al lavoro di ricerca di Fargion, anche i coniugi Damiani sono stati proclamati Giusti fra le Nazioni l’8 luglio 2025.
In totale furono sei o sette i viaggi che Soldà compì nell’inverno 1943-44 per condurre in Svizzera ebrei ed ex prigionieri alleati. L’azione di salvataggio – ha scritto lo storico Maurizio Dal Lago – molto probabilmente influì sulla scelta successiva di Soldà di diventare partigiano “a tempo pieno”. Nel frattempo l’alpinista, che aveva anche una famiglia a cui badare, tornò per un breve periodo a fare il maestro di sci a Madesimo, dove rimase fino ad aprile 1944, in un ambiente frequentato da fascisti che lo stimavano per le sue imprese. Nessuno, ovviamente, sospettava che il campione del sesto grado, l’alpinista raffinato, il conquistatore della parete sud-ovest della Marmolada fosse reduce da una serie di azioni di salvataggio per cui, a distanza di ottant’anni, avrebbe avuto il proprio nome inciso fra quelli dei Giusti fra le Nazioni.













