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| 12 mar 2024 | 13:20

Sci, su Alpi e Appennini nevica sempre meno e fa sempre più caldo. Il report Nevediversa: 260 impianti dismessi mentre continuano a crescere i bacini artificiali

Sul fronte finanziamenti, Legambiente spiega che per aiutare il settore sono ben 148 i milioni di euro destinati lo scorso anno dal Ministero del Turismo per l’ammodernamento degli impianti di risalita e di innevamento artificiale a fronte dei soli quattro milioni destinati alla promozione dell’ecoturismo. E se si guarda alle singole regioni si scopre che finanziamenti per la neve artificiale non accennano a diminuire

di Redazione

TRENTO. La crisi climatica incombe, le temperature non sono mai state così alte anche durante l'inverno e la neve è sempre più rara e di difficile conservazione (se anche qualche nevicata si è vista, specie negli ultimi giorni di febbraio e i primi di marzo le temperature dei giorni successivi hanno determinato un rapido scioglimento). Oggi è uscito il nuovo report di Legambiente Nevediversa 2024 i cui dati parlano chiaro: 177 gli impianti temporaneamente chiusi nella Penisola (+39 unità rispetto al report precedente), di cui 92 sull’arco alpino e 85 sull’Appennino. Salgono a 93 gli impianti aperti a singhiozzo (+9 rispetto al report precedente), il grosso, ben 55, si concentra sugli Appennini.

 

Altro dato in crescita è quello delle strutture dismesse che raggiungono quota 260 (erano 249 nel report precedente) di cui 176 sulle Alpi e 84 sulla dorsale appenninica; e quello degli impianti sottoposti al cosiddetto “accanimento terapeutico”, 241 quelli censiti da Legambiente (+33 unità) che sopravvivono solo con forti iniezioni di denaro pubblico. Il grosso, ben 123, sugli Appennini.

 


 

Numeri allarmanti a cui va aggiunta la crescita dei bacini idrici per l’innevamento artificiale: 158 quelli censiti (+16 rispetto al report 2023) di cui la gran parte in questo caso, ben 141, sulle Alpi, e il restante, 17, sulla dorsale appenninica. Sul fronte finanziamenti, Legambiente spiega che per aiutare il settore sono ben 148 i milioni di euro destinati lo scorso anno dal Ministero del Turismo per l’ammodernamento degli impianti di risalita e di innevamento artificiale a fronte dei soli quattro milioni destinati alla promozione dell’ecoturismo. E se si guarda alle singole regioni si scopre che finanziamenti per la neve artificiale non accennano a diminuire.  

 

Osservati speciali dello studio (che conta più di 200 pagine) Piemonte, Emilia-Romagna e Toscana. In Piemonte, stando ai dati Arpa Piemonte, il trimestre appena terminato è stato l’inverno più caldo degli ultimi settanta anni con una media regionale di 4.5°C, quasi 3°C in più rispetto alla norma del trentennio di riferimento 1991-2020. Nonostante ciò, in Piemonte, dove i fondi erogati sono tra i più trasparenti e tracciabili, ammontano a 32.339.873 di euro i contributi previsti per il biennio 2023-2025 (contro i 29.044.956 di euro del biennio 2022-2024).  

 

Anche in Appenino la crisi climatica ha pesanti impatti. In Emilia-Romagna, ad esempio, la stagione 2023/24 è iniziata con 4milioni e 67mila euro stanziati dalla Regione per indennizzare le imprese del turismo invernale danneggiate dalla scarsità di neve. Legambiente ricorda anche il finanziamento a fondo perduto di 20 milioni di euro per il nuovo impianto di risalita verso il lago Scaffaiolo, un’infrastruttura osteggiata da associazioni e comitati locali. Per quanto riguarda la Toscana, è stato depositato lo Studio di fattibilità dell’impianto funiviario Doganaccia-Corno alle Scale con un costo del progetto ad oggi di circa 15.700.000 euro, di cui 5,7 milioni a carico dello Stato e 10 milioni a carico della Regione Toscana. 

 

“I numeri in aumento degli impianti dismessi, aperti a singhiozzo, smantellati – dichiara Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente – rappresentano l’ennesimo campanello d’allarme di un turismo montano invernale sempre più in crisi a causa della crisi climatica e che deve avere il coraggio di andare oltre la neve sempre più rara e cara. La pratica dell’innevamento artificiale è, infatti, insostenibile e comporta ingenti consumi d’acqua, forte dispendio di energia, oltre alla realizzazione di più bacini per l’innevamento e quindi un consumo di suolo in territori di pregio naturalistico. Per questo è fondamentale che si avvii un cambio di rotta e una conversione verso un modello di turismo montano invernale più sostenibile in grado di andare oltre la monocultura dello sci in pista, tutelando al tempo stesso le comunità locali e chi usufruisce a livello turistico della montagna. Non si perda questa importante occasione, partendo dall’Appennino e dalle basse quote delle Alpi dove non ha più alcun senso la neve artificiale''.     

 

Il focus sui finanziamenti di Legambiente si concentra anche su altre regioni. 

 

In Valle D’Aosta si è deciso di sostenere economicamente le piccole stazioni sciistiche a bassa quota con un provvedimento che dal 2022 stanzia 2.000.000 di euro l’anno per il triennio successivo. Tra i grandi comprensori, la Monterosa Ski in un solo anno ha ricevuto finanziamenti pubblici dalla regione Valle d’Aosta per oltre 2 milioni di euro (bilancio periodo 01/07/2021 – 30/06/2022). La Regione Lombardia sta finanziando una molteplicità di opere e ampliamenti anche in vista delle prossime Olimpiadi invernali MI-CO 2026 per un totale di molte decine di milioni.

 

La Regione Veneto per il 2023 ha messo a bilancio un sostegno al settore sciistico pari a 3.292.738,43di euro. Ci sono poi i 33,5 milioni per il collegamento Monte Civetta e Passo Giau e, ancora in previsione delle prossime olimpiadi invernali, 33,5 milioni destinati al collegamento della Ski Area del Civetta con la Ski Area Cinque Torri e alla realizzazione di bacini idrici per l’innevamento.

 

In Trentino-Alto Adige lo sci in pista è sostenuto con consistenti contributi pubblici, tra questi ci sono i fondi dell’Alto Adige per la realizzazione di bacini artificiali per i quali può essere concesso un contributo a fondo perduto dell’80% su una spesa massima ammissibile di 3.500.000 euro a copertura di un eventuale deficit di finanziamento. Se si tratta di un bacino multifunzionale, il contributo a fondo perduto dell’80% è su una spesa ammissibile di 1.250.000 euro.

 

In Friuli-Venezia Giulia gli impianti per lo sci in pista sono della società PROMOTURISMO FVG di proprietà della regione dove, pur essendo pubblici i bilanci e le spese, non vi è distinta specifica per cui si possa ricavare importi precisi riguardanti i contributi. La Regione ha inoltre previsto un piano di investimenti di quasi 140 milioni, di cui quasi due terzi dei fondi saranno a disposizione dei poli sciistici montani. 

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