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Come i politici locali siano vecchi e imbrigliati in schemi superati mentre il mondo avanza, anche gli Schützen

Da anni, ormai, la società è afflitta dalle democrazie del bullismo in cui le personalità più miti, sensibili, riflessive e disposte all'ascolto si astengono dal partecipare in modo da non offendere nessuno, mentre i bulli politicamente ed ideologicamente radicalizzati dettano legge
Dal blog di Stefano Fait - 06 settembre 2017 - 10:40

Molti avranno notato che, negli ultimi anni, sono arrivate al potere figure che cercano o danno mostra di voler superare la divisione tra destra e sinistra e quindi il circolo vizioso di un'alternanza in cui l'opposizione vincente disfa quel che ha realizzato la precedente maggioranza sconfitta.

 

Charles de Gaulle è stato l'antesignano, Pim Fortuyn uno sfortunato emulo, Nelson Mandela il modello africano. Macron, Trump, Renzi, Putin, Aung San Suu Kyi e, per certi versi, Tsipras (v. alleanza con i Greci Indipendenti), gli esempi contemporanei. In certi casi si tratta di mero opportunismo, o inciucismo patologico. Sarà la storia a stabilirlo. In altri casi assistiamo invece all'emersione di genuini interpreti di un nuovo corso della politica. La maggior parte degli americani (degli occidentali?) dichiara di non volersi occupare di politica, di non avere tempo per formarsi un'opinione su questioni delicate e complesse, di preferire un sistema post-ideologico e trasparente in cui dei politici altruisti e corretti fanno quel che va fatto e dove non c'è bisogno di sprecare il proprio tempo monitorando le loro azioni e inazioni.

 

I medesimi orientamenti valoriali si riscontrano tra i cinesi. Quest'evoluzione della politica in senso pragmatico-centrista potrebbe funzionare se gli eletti si attenessero alle prescrizioni di Pitagora: "Consideratevi uguali a quelli che governate, non superiori. Siate equanimi e non prendetevela se qualcuno del consiglio non la pensa come voi. Non rimandate mai la realizzazione di un progetto. Se cercate l'onore fatelo come gli atleti, evitando di danneggiare gli avversari e cercando di conseguire la vittoria soltanto per meriti". Al momento le circostanze non sono propizie: vi è un eccesso di partitocrazia, lobby che condizionano le decisioni dei parlamenti, sistemi elettorali discutibili, impunità, propensione di molti candidati alla duplicità (una posizione quando parlano agli elettori, un'altra, magari diametralmente opposta, quando si rivolgono agli sponsor, come ammesso seraficamente dalla stessa Hillary Clinton).

 

Eppure il mondo procede in quella direzione. Fin dai giorni successivi alla nomina di Trump l'ala sinistra del partito democratico (Sanders, Gabbard, Warren: tra l'altro gli unici candidati che, stando ai sondaggi, sarebbero in grado di batterlo nel 2020) si è sfilata dall'oltranzismo clintoniano, affermando di voler collaborare con il nuovo inquilino della Casa Bianca sui temi di interesse generale in cui avrebbe incontrato l'opposizione di Wall Street (lavoro, commercio internazionale, infrastrutture, ecc.) e ribadendolo nei messi successivi. Si sono guadagnati l'accusa di tradimento da molti simpatizzanti, ma credo abbiano avuto lo sguardo lungo e una comprensione integrale e profonda dello spirito dei tempi e dell'impatto che organizzazioni come wikileaks e le sempre più numerose gole profonde avranno sulla tenuta dello status quo e sugli umori del pubblico, che pretenderà sempre più integrità, risultati e disponibilità al dialogo tra chi dimostra di avere buone idee e la volontà di implementarle. 

 

Sta arrivando il tempo dei patrioti ben temperati, taoisticamente indifferenti alle violente polarizzazioni dei dogmatismi di destra e sinistra, in grado di rappresentare il famoso 99%. Saranno attaccati da destra e da sinistra e saranno accusati di populismo. "Ma chi è il populista? Populisti erano i socialisti russi della seconda metà dell'800 che si battevano per l'abolizione della servitù della gleba; Simón Bolívar che lottava per il riscatto delle plebi in America Latina; Perón e suoi descamisados; ma anche Napoleone I e III con i loro plebisciti; Hitler è stato detto populista da papa Francesco e la stessa parola è stata usata per Obama, Clinton e ora Trump. Da noi Berlusconi e Renzi non sono forse populisti, così come Grillo, ciascuno a modo suo? Finiamola con le etichette". (Gustavo Zagrebelsky)

 

Sarà una benedizione per l'umanità, da troppo a lungo afflitta dalle democrazie del bullismo, in cui le personalità più miti, sensibili, riflessive e disposte all'ascolto si astengono dal partecipare in modo da non offendere nessuno, mentre i bulli politicamente ed ideologicamente radicalizzati dettano legge. La sceglieranno maggioranze di cittadini esasperati dalla belligeranza priva di soluzione di continuità tra progressisti e reazionari, liberali e conservatori, credenti e atei, europeisti e anti-europeisti, localisti e globalisti, ecc.

 

Maggioranze di cittadini alla ricerca di soluzioni win win che non umilino una parte (mors tua vita mea) o si accontentino di stagnanti consensi al ribasso; alla ricerca di qualcuno che sappia governare efficacemente i prossimi anni di rinascimento tecnologico ed economico, inventariando le migliori prassi del mondo (intelligenza collettiva planetaria), vagliandole e stabilendo assieme alla popolazione su cosa puntare e come farlo. Una democrazia della conoscenza senza opposte tifoserie, ma all'insegna di uno sforzo collaborativo per risolvere i problemi e creare una società in cui il maggior numero di persone possano sentirsi a proprio agio (salvo i bulli) e gli elettori siano educati a premiare i politici che cooperano piuttosto che quelli che si allineano tribalisticamente.

 

Sarà l'anticamera di una democrazia previsionale e di città sapienti prima ancora che smart, in cui i diritti dei viventi non cancelleranno o marginalizzeranno quelli dei non ancora nati. Naturalmente l'elettorato dovrà sgamare chi si professa tale ma è un lupo travestito da agnello, un gattopardo che "cambia tutto perché le cose restino le stesse".  Le loro azioni li tradiranno.

 

Il nuovo comandante degli Schützen trentini, Franz Paolini, si è dichiarato «persona di pace e non di violenza, di costruzione e non di distruzione» e al primo "Rock schützen Festival", oltre ai sempre piacevoli Schuhplattler,c'erano musica hip hop, i Beatles, i Blues Brothers, le danze irlandesi, ecc. Il mondo sta cambiando, ad ogni livello e in ogni nicchia, e si aspetta che i trentini facciano la loro parte. La politica locale annusi l'aria e si regoli di conseguenza, se non vuole affondare assieme ai relitti di strutture e pratiche obsolete.

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