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La politica trentina sta perdendo di vista le cose che contano

I trentini devono tornare ad assumersi la responsabilità del proprio futuro come comunità e questo richiederà livelli superiori di consapevolezza psico-spirituale rispetto a quanto siamo sempre stati abituati. Ossia maggiore empatia. L’empatia è una qualità dell’anima che tende ad essere distribuita in maniera brutalmente e rozzamente restrittiva dalla destra e autolesionisticamente estensiva dalla sinistra
Dal blog di Stefano Fait - 06 maggio 2018 - 20:56

La confusione regna sovrana nell’arena politica trentina (Le mosse di Borga rischiano di far saltare i nervi al centrodestra. ''Con Kaswalder e Gios, poi vedremo''AAA, cercasi candidato presidente. La sfida Rossi-Fugatti non è certa: sia da una parte che dall'altra si cercano altri nomi) e si stanno perdendo di vista le cose che contano veramente in un mondo che sembra sempre più imprevedibile solo all’apparenza, per chi si fissa sulla contingenza e non abbraccia uno sguardo lungo.

 

Siamo giunti a un passaggio cruciale della storia umana il cui si sta verificando un enorme cambiamento nel modo in cui intendiamo il funzionamento della vita e il ruolo dell'umanità su questo pianeta. Stiamo assistendo a un cambiamento della maniera in cui guardiamo la realtà, la viviamo e agiamo (Materialism and Post-Materialism, Our World in Data). Uno slittamento dal materialismo (soddisfacimento dei bisogni materiali, sicurezza fisica ed economica) al post-materialismo (realizzazione personale, spiritualità ed estetica, spirito di servizio in funzione di cause più grandi di noi). Se i lettori hanno bisogno di chiavi di lettura che semplifichino la complessità senza tradirla, il binomio materialismo / postmaterialismo è forse la migliore di queste.

 

Molto perspicacemente, già nel 1992 (!), il sociologo Renzo Gubert osservava quanto segue:

 

Difficile dire se la cosiddetta cultura post-materialistica stia crescendo o se si recuperino alcuni valori tradizionali. […] Per alcuni aspetti l’ipotesi del riequilibrio sembrava almeno altrettanto adatta a render conto degli andamenti: aspetti trascurati della tradizione riemergerebbero, ristabilendo così un equilibrio più accettabile tra soddisfacimento di bisogni di tipo prevalentemente materiale ed altri di tipo prevalentemente spirituale, tra una socialità da “soci in affari”, come la chiamava F. Toennies, ed una socialità più comunitaria ed attenta alla solidarietà (a cominciare dalla famiglia per arrivare allo Stato ed alle organizzazioni internazionali), tra lo sviluppo della razionalità strumentale e l’attenzione, anche razionale, ai valori, alla dimensione del “senso” della vita e dell’universo…Per alcuni aspetti l’ipotesi del riequilibrio può senz’altro sostituire quella evolutiva, ma a patto che essa non interpreti il riequilibrio come riproposizione tale e quale di elementi della tradizione. E proprio le apparenti contraddizioni mettono in evidenza le diversità rispetto al passato”.

 

Il lettore attento alle implicazioni avrà già intuito che, alla luce di tutto questo, il centrodestra e il centrosinistra tradizionali non sono più in sintonia con questa tendenza. Il che spiega in buona parte la loro crisi di legittimità ed emorragia di iscritti e votanti. I tempi cambiano e chi non cambia perde consenso. Chi invece interpreta correttamente il Zeitgeist fa il pieno di voti e si può perfino permettere di commettere errori strategici: l’elettorato è disposto a chiudere entrambi gli occhi se vede una concreta prospettiva di rifare l’arredo politico in linea coi tempi, disfacendosi degli orpelli e gusti delle generazioni passate.

 

Nel 2008 mi sono confrontato proprio con Gubert e, partendo da posizioni diverse, siamo riusciti a convergere sull’ideale di una società trentina aperta basata su aspirazioni ed ideali, a patto che sussistessero le condizioni necessarie a renderla resiliente e vitale (appartenenza e identità), pena la progressiva “disarticolazione, omologazione, perdita del senso di essere comunità dei trentini” (Gubert). Io ponevo l’ulteriore condizione che gli ideali si ispirassero alla parabola del Buon Samaritano, che testimonia di come la fede, il tradizionalismo e l’osservanza religiosa bigotta possano condurre ad una società chiusa, intollerante, egoista, spietata e disumana. Gli ideali universalistici di fratellanza, giustizia, compassione e solidarietà, quelli di una società aperta, appunto, non debbono per forza condurre all’assimilazione di tutte le tradizioni in uno standard planetario diluito e al servizio di finalità oppressive.

 

Desidero procedere oltre perché il mondo, per l’appunto, si è trasformato ulteriormente. A distanza di dieci anni stiamo dotandoci di occhi radicalmente nuovi e questo ci permette di fare comunità in modo diverso e più profondo rispetto a prima.

Non è più possibile fare politica managerialmente, come se si organizzasse una catena di montaggio, un processo di consumo e smaltimento di risorse inanimate, gestendo unità di produzione di consenso e tasse. La proclamata superiorità del pensiero razionale sul sentimento o sull’intuizione spirituale è posta in discussione ad ogni livello, persino sull’Harvard Business Review (Entrepreneurs Feel Closer to God Than the Rest of Us Do, 2013; Can You Really Power an Organization with Love? 2016) e il Sole 24 Ore (Decadenza è politica senza spiritualità, 2011).

 

I cittadini-elettori sono alla ricerca anche di esperienze spirituali di tipo trasformativo, di un senso di connessione, di significati e scopi più vasti, quindi anche di fenomeni di natura intuitiva e trascendente. Purtroppo l'influenza del paradigma materialista-meccanicista persiste e ci spinge a cercare soluzioni tecniche per la maggior parte dei problemi e a tabuizzare cinicamente riferimenti all’amore e allo spirito, per non fare la figura dei fessi. Così tutti parlano privatamente di un qualcosa di cui non si può parlare pubblicamente, tantomeno in politica. La nostra intelligenza e sensibilità subiscono un processo di atrofizzazione per sotto-utilizzo in una società che, suo malgrado, continua a prediligere la logica delle unità di produzione, consumo e voto; la quantità alla qualità.

 

Si vedano, a titolo di esempio, i toni trionfali per il boom turistico, come se il nostro fato più auspicabile fosse quello di essere periodicamente invasi da sempre più visitatori, a prescindere dai costi sociali di una tale crescita perpetua in un sistema chiuso e di dimensioni ridotte come il Trentino. Purtroppo, poiché il mondo esterno di cui facciamo esperienza è un riflesso del nostro stato interiore, a meno che noi non si cominci a sviluppare una seria capacità di riflessione, compassione, meraviglia e immaginazione, tralasciando almeno in parte l’ossessione per numeri, scadenze, elenchi puntati e valutazioni di prestazione, il mondo che vedremo e in cui vivremo ci incuterà timore e perplessità, invece di infondere serenità e allegrezza.  

 

Dunque servono leader post-materialisti, post-patriarcali, che siano pienamente consci del fatto che se i problemi sono complessi allora tutte le parti del sistema complesso devono essere invitate a partecipare e contribuire all'identificazione delle domande giuste e delle risposte migliori. Non si scappa. Dal canto loro i trentini devono tornare ad assumersi la responsabilità del proprio futuro come comunità e questo richiederà livelli superiori di consapevolezza psico-spirituale rispetto a quanto siamo sempre stati abituati. Ossia maggiore empatia. L’empatia è una qualità dell’anima che tende ad essere distribuita in maniera brutalmente e rozzamente restrittiva dalla destra e autolesionisticamente estensiva dalla sinistra, al punto da perdere di vista le conseguenze di medio-lungo periodo e le persone in carne ed ossa (es. massiccio afflusso di migranti e rifugiati in un intervallo relativamente breve), “come quel filosofo che ama i Tartari per essere dispensato dall'amare i suoi vicini”, diceva Jean Jacques Rousseau.

 

Lo spirito civico nasce dalla cura, dalla premura, dalla sollecitudine nei confronti di tutto ciò che si ama: le famiglie, i luoghi di lavoro, la casa, la comunità, le persone e i luoghi anche molto diversi da nostri che abbiamo incontrato lungo la nostra strada: è lì che nasce uno scopo più alto che fornisce l'ispirazione per i comportamenti più nobili. Servono le condizioni giuste perché lo spirito civico sia rigoglioso e queste sussistono quando le persone avvertono un senso di appartenenza, sentono di contare davvero e quando operano in direzione di un fine o per una causa più grande di loro. Lo “spirito di corpo”, lo “spirito gregario” e lo “spirito di comunità” si manifestano solo quando una società è intesa come un organismo senziente e non come una macchina.

 

In conclusione, la nostra autonomia dev’essere spirituale per poter funzionare.

 

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