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| 16 dic 2016 | 20:40

In carcere uno spettacolo teatrale con i detenuti. Il clima rimane però teso

Gli agenti di polizia penitenziaria: "Siamo metà di quelli che servirebbero e a breve ne andranno in pensione altri senza essere sostituiti"

TRENTO. Un saggio di improvvisazione teatrale dove la creatività e la fantasia non sono limitate dalle sbarre ma valorizzate. Una spettacolo unico che ha visto protagonisti i detenuti della Casa circondariale di Trento e l'impegno di circa venti persone in occasione dell'esibizione di Natale.

 

A seguire la preparazione è stata la compagnia “Toni Marci” di Trento con un laboratorio iniziato lo scorso settembre e che ha visto la partecipazione entusiasta di molti.

 

“E' stata una cosa davvero unica – ha spiegato il responsabile della preparazione Gabriele Zanon – perché questi ragazzi sono riusciti a prepararsi in appena tre mesi quando ne servirebbero otto. Ci siamo allenati un'ora e mezza alla settimana ed ho visto tanta grinta e voglia di fare”.

Lo spettacolo messo in scena dai detenuti si è basato sull'improvvisazione e quindi la capacità degli attori di entrare in scena senza alcun copione e di inventarsi le situazioni più disparate. Un'ora e mezza di divertimento per tutti.

 

“E' la prima volta – ci ha spiegato Abdilli Adnen – che facevo teatro in vita mia e devo dire che mi piace un sacco e mi diverto. Un grazie agli educatori”. Per Adnen, “un'esperienza unica che mi ha fatto sperare in una nuova vita”.

 

Stesso entusiasmo anche per Sarhi Said, 30 anni. La speranza per lui è quella di terminare di scontare la pena tra poco più di un mese. “Il teatro è stata una bella esperienza che mi ha permesso anche di scoprire la passione per una cosa che non conoscevo”.

 

La sensazione è che tutti siano riusciti proprio grazie al teatro a scordare per un po' di tempo le quattro mura grige che li circonda e riacquistare la fiducia in loro stessi per guardare avanti e riuscire, un domani, a rifarsi una vita.

 

Il teatro rappresenta solamente una delle tante attività che vengono svolte con l'aiuto di diverse cooperative all'interno della Casa Circondariale di Trento.

 

“Ci sono molti lavori che portiamo avanti – ha spiegato Tommaso Amedei, responsabile delle attività educative - che coinvolgono tutti i detenuti, sia uomini che donne”. Tra le diverse attività quelle della lavanderia fino ad arrivare alla nuova attività di imbottigliamento di detersivi biologici con alcune cooperative. Un impegno tradotto anche nel campo della formazione con attività di insegnamento dell'italiano, dell'inglese e del tedesco. L'ambito formativo viene seguito dal liceo Rosmini".

 

I problemi però non mancano. Se da un lato le attività lavorative sono molte, dall'altro il clima interno alla Casa circondariale non sembra essere dei migliori. A pesare è soprattutto il numero ridotto degli agenti di polizia penitenziaria. “Sulla carta dovremmo essere almeno 200 – ci dice un agente – ma invece siamo la metà. E tra poco andranno in pensione altre 5 o 6 unità e queste magari non verranno sostituite, come è già successo in passato”.

 

Un clima pesante sentito dagli stessi detenuti. “Noi stiamo bene – ci spiegano – quando anche gli agenti stanno bene. Invece il fatto che siano in pochi crea molta tensione e i rapporti diventano difficili”.

 

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