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Caso Itas, sull'appartamento da 450 metri quadri ecco il contratto di compravendita tra Grassi e Di Benedetto

E' il mega attico (con tanto di Spa e tredici finestre a tetto) che sarebbe stato al centro di una delle truffe: l'ex direttore, per la procura, lo avrebbe fatto ristrutturare per 600 mila euro con i soldi di Itas. Un anno dopo, però, lo stesso Grassi stipula con il presidente dell'azienda un atto preliminare di compravendita dove quell'immobile viene descritto per filo e per segno

Di Luca Pianesi - 15 aprile 2017 - 06:29

TRENTO. C'è anche un appartamento da più di 450 metri quadri, al centro dell'inchiesta della magistratura sulle presunte truffe dell'ex direttore dell'Itas Ermanno Grassi e della presunta estorsione, ad opera dello stesso Grassi, ai danni del suo presidente, Giovanni Di Benedetto. Un appartamento che, stando alle indagini, Grassi abitava già da affittuario e che avrebbe fatto ristrutturare, nel 2014, a spese di Itas (e ad insaputa dell'azienda facendo comparire tutto come fossero acquisti per una nuova sede). Ebbene oggi scopriamo che esiste (qui il condizionale lo possiamo togliere) un atto preliminare di compravendita datato 28 aprile 2015 proprio per quell'appartamento con “parte promittente venditriceGiovanni Di Benedetto e con “parte promissaria acquirenteErmanno Grassi. Insomma il presidente e il direttore, un anno dopo i supposti lavori di restauro, si erano seduti a un tavolo con tanto di notaio, per stipulare il preliminare di compravendita dopo l'ok dato da "delibera del consiglio d'amministrazione di data 18 marzo 2015".

 

Ma andiamo con ordine. Come ormai è risaputo l'ormai ex direttore di Itas Ermanno Grassi è indagato per calunnia, truffa e estorsione e il 5 aprile ha ricevuto la notificata dal giudice La Ganga di divieto temporaneo ad esercitare incarichi direttivi. Secondo il magistrato esisteva "un grave rischio di recidiva specifica connesso alla gravità e alla durata nel tempo delle condotte prodromiche e consumative della addebitata estorsione". Secondo l'accusa, infatti, Grassi avrebbe ricattato il presidente Di Benedetto (entrambi hanno negato) dopo averlo fatto pedinare da un investigatore privato (sempre secondo l'accusa, contattato il 14 marzo 2016) e in questo modo si sarebbe fatto liquidare 392 mila euro a titolo di premio.

 

Poi ci sarebbero le truffe, il fondo destinato ai gadget aziendali con oltre 400 mila euro "investiti" in abiti griffati, borse, oggetti di valore, regali a persone che gravitavano attorno al suo mondo. E ancora un viaggio fatto a Palma di Maiorca con volo privato messo sul conto dell'Itas (pare sotto il nome “Evento Amburgo e Berlino 27-31 maggio") e il lavoro dato all'ex moglie con un contratto che non avrebbe previsto nemmeno l'obbligo di presenza in ufficio. Ci sarebbero le due Porsche acquistate, per lui, da una società che fatturava a Itas per la sponsorizzazione delle vetture di lusso e poi il rifacimento di un appartamento in Piazza Silvio Pellico.

 

 

Noi abbiamo deciso di seguire questa "pista". Secondo l'accusa Grassi, nel 2014, avrebbe fatto ristrutturare l'immobile, dove viveva già in affitto, facendo pagare all'Itas le spese: più di 500 mila euro di arredi e oltre 130 mila euro per impianti domotici facendo figurare il tutto come spese per una nuova sede. Siamo, quindi, partiti dal sito del catasto “Open Kat” per cercare di capire di chi fosse quell'immobile e con grande stupore nel "Nominativo particella fondiaria" (dove al 99,9% dei casi si trova il proprietario dell'immobile) risultava "Titolari non trovati". Abbiamo, quindi, chiesto spiegazione agli uffici del catasto della Provincia e studiato i documenti del libro fondiario. Ebbene il risultato è stato abbastanza sorprendente. Su quell'immobile "grava" un contratto preliminare di compravendita datato "28 aprile 2015 a favore di Grassi Ermanno"

 

Un contratto (che abbiamo recuperato) che ha venditore "parte promittente venditrice (…) nella sua qualità di Presidente del Cda e legale rappresentante della Società Itas Patrimonio Spa Di Benedetto Giovanni" e acquirente, "parte promissaria acquirente Grassi Ermanno". L'intero immobile è di proprietà di Itas Patrimonio Spa e Grassi, coma altri inquilini, vi abitava in affitto. Due anni fa però ha tentato l'acquisto. Nel documento si specifica che il contratto preliminare deve diventare "di vendita" "entro e non oltre il giorno 31 dicembre 2025 (duemilaventicinque)". Insomma dieci anni dopo la stipula del preliminare che aveva, come caparra confirmatoria, la bellezza di 910 mila euro (da pagare in venti rate semestrali di 45.500 euro ciascuna). 

 

Un contratto dove si specifica che la "parte promittente venditrice (Di Benedetto ndr) dichiara (…) che sono state eseguite opere in conformità ai provvedimenti rilasciati dalla competente autorità comunale" e tra gli innumerevoli provvedimenti che vengono riportati si citano anche una "SCIA presentata in data 13 agosto 2013 e comunicazioni di manutenzione straordinaria in data 23 settembre 2013 e 17 febbraio 2014". Ora la SCIA (Segnalazione Certificata Inizio Attività) è l'atto che permette di realizzare interventi edilizi di manutenzione straordinaria, di restauro e risanamento conservativo e varianti al permesso di costruire.

 

Si specifica, quindi, che "la vendita verrà effettuata con riferimento all'attuale stato di fatto e di diritto del bene oggetto della stessa comprensivo dell'arredo ben noto alla parte promissaria acquirente (Grassi ndr)” e si specifica che alla data del rogito “la parte promittente (Di Benedetto ndr) consegnerà alla parte promissaria (Grassi ndr) acquirente le certificazioni di conformità degli impianti che corredano l'abitazione e il certificato di abitabilità". Insomma, per quanto riguarda questo immobile, da questo atto sembra che tutti fossero al corrente di tutto.

 

E d'altronde un immobile del genere non è facile da dimenticare: sono circa 450 metri quadri calpestabili, un mega attico con una grande zona giorno, un salotto, una Spa, quattro scale che portano al piano soppalco (dove ci sono una cabina armadio, due ripostigli, un locale tecnico, tre vani e un piano tetto con tredici finestre) e poi ancora un terrazzo, (l'unico del palazzo), le camere, la cucina, bagni e, se non bastasse, quattro cantine e due posti auto. 

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