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| 09 giu 2017 | 10:49

Il cane "Orso" di Paolo Beber è sotto sequestro. Per la procura è un'arma, per lui l'inseparabile amico

di Redazione

TRENTO. Il cane di Paolo Beber è sotto sequestro e da martedì scorso è 'recluso' nel canile municipale. La sua colpa, quella di essere un rottweiler che qualcuno avrebbe affermato essere aggressivo. Per questo i giudici - in attesa di approfondire - hanno deciso questa misura prudenziale. 

 

Paolo, l'ex senza fissa dimora che tutti in città avranno incontrato almeno una volta, è disperato. "Al telefono piangeva - afferma l'avvocato Matteo Pallanch - ho cercato di infondergli fiducia, dicendogli che sarà depositato una richiesta di dissequestro, ma è molto provato, Orso è la sua famiglia". 

 

I fatti sono questi: nello scorso mese di marzo Paolo Beber assisteva ad un controllo da parte delle Forze dell'ordine a due donne. Paolo e le donne ebbero un alterco in quei momenti e secondo queste ultime avrebbe minacciato di sguinzagliare il cane contro di loro. Una minaccia che non si è concretizzata, mai.

 

"L'indagine si avvia alla conclusione e in questa fare i magistrati hanno deciso per un provvedimento di sequestro - afferma l'avvocato - come se il cane fosse un oggetto, per il pericolo presunto che possa essere sguinzagliato nei confronti di qualcuno solo perché Paolo ha detto questa frase definita come minacciosa".

 

Il cane è un 'pacioccone', lo sanno tutti. Come lui - spiega Pallanch - come lo stesso Beber che potrebbe sembrare minaccioso e sfrontato ma in fondo è mite e pacifico". L'avvocato spiega che il suo assistito abita presso una casa Itea, che non è più senza fissa dimora, che Orso è la sua unica famiglia e che Paolo sta soffrendo molto.

 

Sulla sua pagina Facebook, ieri aveva chiesto aiuto, invitando tutti a raggiungerlo alla Bolghera. Ma Paolo sembra sia stato lì solo qualche minuto per poi trincerarsi in casa senza mai rispondere al telefono. Gli amici sono tutti preoccupati, nei commenti gli chiedono di rispondere al telefono, di permettere loro di aiutarlo. Ma il silenzio sembra perdurare.

 

A notte fonda un'amica è riuscita a contattarlo: "Mi ha risposto dalla finestra incavolato perché gli ho rotto le scatole all'una di notte. Gli ho detto che siamo tutti preoccupati ma ha detto che non gli interessa nulla". Il commento conclude con questa osservazione: "Per me sta male".  

 

E il dubbio è proprio questo, che si sia chiuso in se stesso, che abbia rinunciato a lottare. "Vogliamo aiutarti - dicono gli amici - rispondi al telefono". Nelle prossime ore l'avvocato si muoverà presso il tribunale, ma non sarà automatico ottenere la liberazione di Orso. "Lavoreremo per riunire Orso con Paolo, dimostrando che non ci sono i presupposti giuridici per sequestrare il cane - afferma l'avvocato -  perché non è corretto supporre che quel cane sarebbe stato usato come arma, è noto a tutti come come pacioccone".

 

Prima di Orso, Paolo Beber aveva un altro cane, Onny, mancato all'età di 13 anni, che per molti anni è stato al suo fianco. Il cane ora sotto sequestro è ancora giovane, di nemmeno quattro anni, che Paolo Beber tratta come un suo inseparabile amico. 

 

 

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