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La funivia più "ardita" di sempre che nella salita pietrificò anche lo sherpa di Hillary, storia della Direttissima della Paganella

Mentre si parla di unire Trento al Bondone nel 1957 si collegò Lavis alla Paganella: quasi 2000 metri di dislivello che si percorrevano in soli 8 minuti con pendenze anche del 105%. Un'opera definita "ardita" e "sfrontata" che venne chiusa nel '79 tra leggende e realtà

Di Tiberio Chiari - 18 marzo 2017 - 19:59

FAI DELLA PAGANELLA. Oggi, mentre si parla del possibile progetto di unire Trento direttamente al Monte Bondone con un moderno impianto a fune, pochi si ricordano che una funivia decisamente avveniristica collegava già negli anni '50 la valle dell'Adige alla cima della Paganella. L'impianto, oggi chiuso, sembra comunque aver lasciato nella memoria collettiva una nostalgia romantica per quei tempi gloriosi di pionierismo tecnico e i progetti che si susseguono per far rivivere qua o là impianti di risalita “eccezionali” scaturiscono forse inconsciamente proprio da questa nostalgia mai del tutto sopita.

 

Un'opera di ingegneria, ardita, anzi “arditissima”: questo era l'aggettivo che i quotidiani utilizzarono per descrivere all'epoca della sua inaugurazione la “Direttissima della Paganella”. Era l'8 dicembre 1957 e la valle dell'Adige tornava a riunirsi con la Paganella, quel massiccio imponente le cui pareti rocciose dominano la sponda sinistra dell'Adige. La prima funivia che univa Fai della Paganella alla valle, inaugurata nel 1925, fu infatti chiusa nel 1955 a seguito della frana che distrusse Zambana. Fu allora deciso di costruire un nuovo impianto, avveniristico, un'impianto che sarebbe stato a lungo ricordato per la sua sfrontatezza e che avrebbe portato i turisti direttamente alla sommità della montagna.

 

L'impianto copriva il dislivello record di quasi duemila metri mai raggiunto prima. La stazione di partenza era posizionata all'altezza di 220 metri sul livello del mare, vicino a Lavis, mentre quella di arrivo era a 2080 metri, praticamente sulla sommità della Paganella. I piloni di sostegno erano solamente due e questo garantiva la spettacolarità assoluta del percorso che risultava quasi completamente sospeso nel vuoto. Arrivati al primo pilone posto sulla collinetta di fronte ai laghi di Lamar si sorvolavano poi gli stessi laghi giungendo al secondo pilone, il quale aveva un angolo record di passaggio di circa 45 gradi, ai limiti della fattibilità tecnica. Superato questo secondo e ultimo pilone metallico, alto quasi 30 metri e inclinato vertiginosamente su uno sperone di roccia a picco sui laghi di Lamar, ci si poteva gustare l'ultimo tratto dell'ascesa, il più incredibile: una salita verticale lungo la parete della montagna con pendenze che arrivavano fino al 105%.

 

In questo video promozionale si possono vedere rarissime immagini della funivia Direttissima

 

 

 

 

Molti sono i nomi rimasti legati a questo impianto mitico, ma due spiccano su tutti: quello di Ardito Desio leggendario esploratore e geologo la cui firma come tecnico rimane indelebile sulle carte del progetto e quello di Norgay Tenzing lo sherpa che che con Hillary conquistò la vetta dell'Everest. Nel 1958 visitò il Trentino e salendo sulla funivia Direttissima della Paganella, si racconta ne fu talmente impressionato da rimanere immobile durante tutto il percorso osservando la spettacolarità dell'ascesa .

Le incredibili pendenze della funivia della Paganella

 

Gli anni passavano e quello che fu a lungo conosciuto in tutta Europa come l' “Ascensore delle Dolomiti” andava invecchiando. Già all'inizio degli anni settanta iniziava ad accusare i segni dell'età, ma come per ogni mito degno di questo nome anche sulla sua definitiva chiusura, avvenuta nel 1979, aleggia un alone di mistero e leggenda. La leggenda vuole infatti che l'impianto fu chiuso in seguito a due un banali errori di misura: per un errore di calcolo fu ordinato al momento della sua necessaria sostituzione un cavo portante troppo lungo. La lunghezza eccedeva quella richiesta di circa 50 metri e si decidette allora di tagliarlo per raggiungere la lunghezza desiderata. Avvenne quindi un secondo errore di calcolo (due errori si susseguirono quindi come due erano i piloni portanti della funivia! Coincidenza forse non casuale) e il cavo fu accorciato troppo: risultò circa 10 metri più corto di quello che era richiesto. A quel punto non potendo la società che gestiva l'impianto sostenere la spesa esorbitante per l'acquisto di un secondo cavo si decise mestamente di chiudere la funivia e mettere per sempre a risposo le sue cabine cromate.

 

Come in ogni leggenda c'è sempre una base di realtà poi trasfigurata e infatti le carte della società sembrano testimoniare che la chiusura definitiva avvenne perché nel 1979, dopo anni di ingenti passivi, nessuno si decise a finanziare l'acquisto di un nuovo cavo, non quello principale però ma quello di sicurezza. Così, anche se nel 1977 il cavo principale fu realmente ed effettivamente sostituito senza problemi, i motori elettrici della funivia si sarebbero da lì a pochi anni spenti per non riaccendersi mai più. Chi provasse oggi nostalgia o semplice curiosità per questa epica funivia può ancora osservare dalla città di Trento con un binocolo la sua stazione di arrivo sulla cima della Paganella e lasciando scivolare lo sguardo lungo la parete verticale riprovare per un'attimo il brivido che doveva provare chi aveva la fortuna e il coraggio di salire a bordo delle sue vertiginose cabine.

 

Questi sono i dati tecnici dell'impianto, i quali possono facilmente rendere conto della sua assoluta eccezionalità:

Lunghezza:3383 m.
Dislivello:1860 m.
Pendenza massima: 105%

Velocità: 8 m/s
Capienza cabine: 47 persone

Peso cabine:1350 Kg
N° di piloni a sostegno:2

Capienza della cabina di soccorso: 7 persone
Durata del percorso: 8 minuti

Diametro funi portanti: 48 mm.
Diametro funi traenti: 28 mm.

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