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Cia, archiviata l'accusa per diffamazione. L'avvocato Canestrini: ''Certe archiviazioni pesano più di mille condanne''

Aveva pubblicato la foto dell'arresto di uno spacciatore, poi ritenuto estraneo ai fatti. Cia: "Soddisfazione". Ma il penalista roveretano: "Ha pagato per estinguere il reato"

Di Donatello Baldo - 15 aprile 2018 - 06:01

TRENTO. Claudio Cia, il consigliere provinciale di Agire per il Trentino, aveva tutta l'intenzione di festeggiare dopo l'archiviazione del procedimento nei suoi confronti per diffamazione, pubblicazione arbitraria di atti e violazione della privacy. Ma l'avvocato Nicola Canestrini ha smorzato la gioia 'svelando' una vittoria quantomeno a metà.

 

Stiamo parlando dei fatti accaduti nel 2016, quando Claudio Cia pubblicò le foto di un presunto spacciatore. "Era una calda giornata del giugno 2016 - scrive infatti una nota del movimento Agire, per ricostruire l'episodio - quando in piazza Dante due ragazzi venivano salvati dal 118 per overdose. In quell’occasione la presenza fortuita del consigliere provinciale Claudio Cia aveva permesso l'individuazione e l'arresto del presunto spacciatore, segnalato da due donne sul posto, mentre stava per salire sul treno diretto a Rovereto".

 

Dopo qualche giorno, la persona arrestata era stata ritenuta estranea ai fatti per un errore di persona. Cia aveva indicato alla Polizia la persona sbagliata, che fu comunque messa in manette, arresto immortalato dal solerte consigliere.

 

"Ne è seguita un'accesa polemica sui social - ricorda la nota di Agire - e trattandosi di un giovane senegalese, qualcuno aveva tentato di adombrare accuse di razzismo nei confronti del consigliere: la pagina Facebook dello Studio Legale Canestrini aveva tirato in ballo Claudio Cia parlando di “rigurgiti di razzismo”, che a sua volta rispondeva scrivendo "Per intanto il soggetto è stato sottoposto a processo per direttissima e giudicato colpevole per spaccio di droga... cosa c'entra il razzismo?".

 

Dopo varie vicende giudiziarie seguite alla pubblicazione delle foto dell'arresto del soggetto estraneo ai fatti, la posizione di Cia è stata archiviata. Da qui la soddisfazione del consigliere: "Soddisfazione da parte del consigliere di Agire - riporta infatti il comunicato - che vede concludersi positivamente un'altro procedimento a suo carico".

 

Ma è a questo punto che, su Facebook, interviene Nicola Canestrini con un post dal titolo "Epic fail, si autocelebra archiviato... ma paga per estinguere il reato e si prende dell'ignorante". E spiega: "Il consigliere, indagato per vari reati per quella foto, oggi si omaggia di un articolo dal titolo 'Altra archiviazione per Claudio Cia: era il caso del «presunto spacciatore'".

 

Una lettura dei fatti che il penalista roveretano smonta punto per punto. "Nei mesi di gennaio e novembre 2017 - osserva l'avvocato - il P.M. aveva avanzato ben due richieste di archiviazione al G.I.P., la prima accolta in quanto i reati erano estinti per intervenuta oblazione, la seconda accolta ritenendo che gli elementi acquisiti non fossero idonei a sostenere l’accusa”.

 

"Se è innocente - si chiede il legale - perché si parla di oblazione nell'articolo? Perché l'oblazione, come noto, è un rito alternativo al giudizio penale mediante il quale, con il pagamento allo Stato di una somma di denaro prestabilita, si estingue un reato".

 

"L'indagato per pubblicazione arbitraria di atti di un procedimento penale, ovviamente innocente sino a condanna definitiva, ha preferito pagare invece di affrontare un procedimento penale nel quale invocare la sua innocenza. Il che ovviamente è un suo diritto - sottolinea Canestrini - ma non racconti, per pudore, di non aver commesso alcunché di penalmente rilevante. Perché la rilevanza penale c’era ma lui ha pagato per estinguerla".

 

"E la diffamazione? - prosegue il legale in una sorta di fact-checking -:  Scrive la Procura della Repubblica trentina che sostanzialmente la norma sulla pubblicazione arbitraria 'in quanto norma speciale rispetto alla mera ipotesi di diffamazione, perché punitiva della specifica condotta di pubblicazione di immagini di persona in atto di arresto, concentra tutto il disvalore della condotta del Cia".

 

"E continua - afferma l'avvocato - dando dell'ignorante al povero consigliere, che solo grazie alla sua ignoranza dei tecnicismi e termini processuali non viene preso sul serio. Ecco le testuali parole: '...è noto che i tecnicismi delle fasi giudiziarie e finanche dei termini processuali è spesso sconosciuta ai più, anche a soggetti che rivestono cariche pubbliche".

 

"Altro che festeggiare l’archiviazione", commenta Nicola Canestrini. "Consigliere Cia - si rivolge a lui direttamente - studi, prima di... Agire. Cominciando dalla Costituzione, laddove ad esempio parla di dignità, di uguaglianza, e di presunzione di innocenza. Risparmierà di pagare pene pecuniarie e almeno non Le daranno più dell'ignorante. Perché certe archiviazioni pesano più di mille condanne".

 

 

 

 

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