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Gilmozzi apre al sindaco Valduga e dice no alle primarie Pd. La minoranza: "Metodo superficiale e banale". Alessio Manica: "Pd trentino succursale di Roma"

Le dichiarazioni alla stampa del segretario del PD scatenano la bufera: l'annuncio dell'apertura della coalizione ai civici di Valduga fa arrabbiare la minoranze. Anche il tema delle primarie tiene banco: Gilmozzi dice no ma lunedì sarà presentato un documento

Di Donatello Baldo - 06 gennaio 2017 - 19:03

TRENTO. Le interviste che il segretario del Pd Italo Gilmozzi ha rilasciato ai giornali locali hanno fatto sobbalzare Elisabetta Bozzarelli, che nel Pd rappresenta quella grossa minoranza che all'ultimo congresso si è presa il 40% dei consensi. “Da Gilmozzi si apprende che le candidature le decideranno a Roma e si è messi davanti al fatto che con i Civici dei sindaci Valduga e Oss Emer si inizia un confronto, un confronto che non poggia su nessun progetto”.

 

Metodo sbagliato secondo l'esponente dem, “metodo superficiale, banale”. Elisabetta Bozzarelli chiede “un ragionamento vero, condiviso. Un ragionamento sul nostro Trentino, su come abitare il nostro territorio politicamente e socialmente, su come attualizzare la stessa concezione di Autonomia. Ora – spiega Bozzarelli – relegata a un bel ricordo, a un qualcosa di vintage”.

 

E' sbagliato attribuire ai sindaci Valduga e Oss Emer (gli animatori del rete civica che si sta muovendo per il grande salto alle elezioni provinciali, ndr) la rappresentanza di una realtà autonoma dal centrosinistra. Così facendo – sottolinea Bozzarelli – dimostriamo apertamente la nostra incapacità di interfacciarci, di relazionarci con tutte le espressioni sociali e culturali della comunità che vorremmo rappresentare”.

 

“Questo – secondo la consigliera – succede quando c'è assenza di progettualità politica. I Civici, dentro un ragionamento complessivo, possono far parte dell'allargamento del perimetro – spiega – ma il confronto non si fa con pranzi e cene, non si fa con vecchie logiche di partito”. Elisabetta Bozzarelli si chiede questo: “Sono funzionali al progetto della comunità politica del centrosinistra? Questa è la domanda da porsi, l'unica, e dev'essere parte di quel ragionamento politico di cui ancora non c'è traccia”.

 

Un ragionamento che prova ad introdurre in un articolo di fondo apparso su L'Adige l'assessore pd Alessandro Olivi, che Elisabetta Bozzarelli condivide in pieno: “Al Partito Democratico spetta il compito – scrive Olivi – di mettere in campo un'iniziativa che lo veda soggetto federatore di un centrosinistra nuovo che aggreghi le sensibilità, le esperienze, le intelligenze oggi presenti anche al di fuori dei partiti e in grado di produrre un alto tasso di civismo e di buona amministrazione”.

 

Ma Olivi dice anche questo: “L'obiettivo è quello di innovare davvero e non quello di di restaurare quella vecchia prassi politica mediante manovre di mero tatticismo elettorale per spostare un po' di voti da un partito all'altro”. E riferendosi al Pd afferma che “oggi è ancora troppo schiacciato tra gli estremismi di una cultura del minoritarismo da un lato e di un eccessivo conformismo alla coalizione dall'altro”.

 

Anche Alessio Manica, capogruppo pd in Consiglio provinciale, è su tutte le furie: “In sei mesi il Pd non ha mai affrontato il tema degli scenari politici in vista delle elezioni del 2018, non c'è mai stata una riflessione, nessuna deliberazione. E oggi – dice Manica – devo leggere sulla stampa di questa corsa alla corte di Valduga”.

 

“Prima di valutare la bontà della proposta amministrativa – afferma ironico Manica – è forse il caso di aspettare un po': mi sembra che sia sindaco da un anno e mezzo e la coalizione che ha messo assieme attraverso un forzato annullamento delle differenze politiche non mi sembra un bell'esempio da tenere in considerazione”.

 

Ma sono anche altre le riserve del consigliere: “Credo sia profondamente sbagliato che la coalizione corra alla corte dei singoli senza l'analisi generale, senza un profilo di valore di quelli che dovrebbero essere i nostri compagni di strada, senza un tracciato chiaro di quello che è il perimetro politico e ideale della nostra coalizione. Non dai singoli – afferma Manica – ma dagli elettori, da coloro che hanno votato per le coalizioni civiche: questi devono essere i nostri interlocutori”.

 

Gilmozzi afferma sulla stampa locale che un buon motivo di vicinanza con il sindaco Valduga è dovuto dal suo Sì al referendum e dal fatto che avrebbe un buon rapporto con l'assessore Olivi. “Ma stiamo scherzando? - si chiede Manica – questo ragionamento sul voto al referendum non sta proprio in piedi e sul rapporto con Olivi ci mancherebbe altro, è il minimo: è il rapporto tra un sindaco e l'assessore allo sviluppo economico, è un'interlocuzione istituzionale doverosa”.

 

Ma le parole che più hanno fatto arrabbiare i due esponenti del Pd del Trentino sono “le dichiarazioni di sudditanza” che ha espresso Gilmozzi a proposito delle candidature. Candidature che non passerebbero dalle primarie e che sarebbero decise a Roma. “

 

Così diventiamo una succursale del Pd nazionale”, commenta Alessio Manica. E si fa caustica Elisabetta Bozzarelli: “Ecco cosa si intende per Autonomia, chiedere a Roma cosa fare. Un abitudine ormai”, riferendosi alla “gita” di Gilmozzi nella capitale “per avere l'investitura” da segretario provinciale.

 

“Credevo che il Pd si fondasse su meccanismi di partecipazione e apertura, credevo che le primarie fossero patrimonio del partito – afferma Elisabetta Bozzarelli – ma se si vuole ritornare alla Prima Repubblica, alle logiche da segreteria politica, lo dicano subito perché in quel caso il Pd non sarebbe più il mio partito”.

 

Lunedì l'assemblea del Partito democratico. Saranno tuoni e fulmini, ma soprattutto sarà il momento per mettere ai voti un documento presentato da Elisabetta Bozzarelli che chiede un serio ragionamento "sulla dimensione autonoma del Partito Democratico Trentino" e un impegno sulla "definizione dei meccanismi di selezione delle candidature: aperte, trasparenti e partecipati". Sulle primarie dunque

 

Vedremo se le posizioni di Italo Gilmozzi, che con un sussulto di intraprendenza ha dichiarato il no alle primarie e ha deciso in autonomia le mosse da mettere in campo sul futuro della coalizione, saranno confermate o sconfessate.

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