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Tar del Lazio, via libera al "Sudtirolo non è Italia". Lang: "Il 93% degli austriaci favorevole a riaverci con loro"

Accolto il ricorso del movimento secessionista sudtirolese Heimatbund: "E' una linea politica e la libertà di espressione è tutelata dalla Carta costituzionale". Il leader del partito: "Il 70% dei concittadini altoatesini vorrebbe il referendum per l'autodeterminazione. Solo i politici vogliono fare affari con l'Italia"

 

Di Luca Andreazza - 27 dicembre 2016 - 18:32

BOLZANO. La frase "Il Sudtirolo non è Italia" con i suoi mille manifesti è pronti a invadere Roma, dopo che il Tar del Lazio ha revocato il divieto di affissione delle locandine realizzate dall'Heimatbund, nella Capitale. Il messaggio voleva essere mandato forte e chiaro alla città che rappresenta il Governo centrale eppure il Comune di Roma aveva posto il veto. "Ci siamo subito mossi contro questo divieto - spiega l'Obmann Roland Lang - e il ricorso è stato pienamente accolto dal Tar: lo slogan 'Il Sudtirolo non è Italia' non ha carattere ingiurioso, rappresenta in sintesi la linea politica del partito e non è in alcun modo lesivo della Costituzione italiana. Questo slogan rientra nella libertà di espressione tutelata dalla Carta costituzionale".

 

Una sentenza che riapre le porte all'invasione di manifesti nella Capitale: "La nostra azione - dice il leader del movimento separatista sudtirolese, alle redini del partito dal 2011 - si svolgerà in gennaio. Devo ammettere che sono rimasto piacevolmente sorpreso dall'efficienza romana dimostrata in questo caso, una decisione presa molto velocemente".

 

Obmann, questa sentenza riaccende e riafferma la vostra nota posizione: l'Alto Adige non è Italia. Come è la situazione altoatesina?

 

"Intendo subito precisare che la situazione non rispecchia il credo dei partiti di destra. In Sudtirolo vivono circa 130 mila italiani che hanno il nostro rispetto: si convive insieme e soprattutto chi lavora merita stima e considerazione. Questo discorso vale anche per i cittadini stranieri che cercano l'integrazione attraverso il lavoro e il proprio contributo. Certamente resta però evidente che circa il 70% dei concittadini altoatesini vorrebbe il referendum per l'autodeterminazione. Questa percentuale sale ancora se si prospetta agli italiani la possibilità di un Sudtirolo indipendente: è cruciale scappare da Roma. E' altrettanto chiaro che gli imprenditori e gli artigiani preferiscono relazionarsi con le rispettive associazioni di lingua tedesca. Il 93% dei cittadini austriaci sarebbero inoltre favorevoli a spostare il confine oltre il Brennero.

 

 

Scusi ma queste percentuali da dove arrivano?

 

"Sono sondaggi che non abbiamo redatto noi, ma sono stati commissionati a importanti società di indagine, dove risulta evidente la volontà di proporre questo referendum per l'autodeterminazione".

 

Però il 4 dicembre in Alto Adige il Sì al referendum per la riforma costituzionale ha fatto praticamente il pieno di voti fermandosi al 63,69%.

 

"Non si capisce la vittoria del Sì per una proposta centralista: l'unica strada giusta da percorrere eventualmente è quella del federalismo e delle regioni. La Volkspartei ha giocato una partita strana, dove i politici hanno preferito il proprio tornaconto in quanto amici dell'ex presidente del Consiglio Renzi rispetto agli interessi dei sudtirolesi. Solo i politici vogliono fare affari con l'Italia: si tratta di una questione puramente economica".

 

In Austria invece ha vinto Van der Bellen e il candidato ultranazionalista Hofer è rimasto a bocca asciutta.

 

"La democrazia e le votazioni meritano rispetto. Hofer ha corso una campagna elettorale molto coraggiosa e tutti i partiti erano schierati contro la sua figura. Il leader ultranazionalista non è radicale come Stracher, ma più democratico. Un discorso sono le campagne elettorali e un altro l'operatività in carica. Credo che sarebbe stato un presidente ideale per l'Austria e avrebbe inoltre garantito un rapporto migliore con il Sudtirolo e una linea di condotta molto più simile alla nostra. Aspettiamo la prossima tornata elettorale".

 

Athesia ha recentemente acquistato Alto Adige e Trentino. E' preoccupato da questa scalata?

 

"I rapporti con Athesia sono molto buoni e le nostre considerazioni trovano spesso spazio sul Dolomiten. Credo però che la pluralità di informazione sia un valore importante da non disperdere. Le figure chiave all'interno della redazione non sono cambiate e attualmente, infatti, il taglio editoriale dell'Alto Adige è sempre uguale e contraddistinto da una visione nazionalista. In futuro vedremo".

 

Nel 2018 arriva invece l'adunata degli Alpini.

 

"Siamo ovviamente contrari a questa manifestazione proprio nel duecentesimo anniversario della divisione del Tirolo. Anche Bolzano si era proposta, ma poi ha abbandonato l'idea di candidarsi proprio in quell'anno. In Sudtirolo gli alpini sono una realtà senza tradizione e storia nata all'indomani della prima guerra mondiale e la prima manifestazione è datata 1949". 

 

  

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