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Bollicine su Trento, rischio autocelebrazione? Intanto l'Alto Adige ci batte in tutto (dai vini alla cucina) e noi non facciamo sistema

Nei bar (a parte quelli superselezionati e incoraggiati a proporre il Trento Doc) l’offerta è quasi sempre legata alla solita domanda: ‘vuole un prosecchino?’. Constatazione disarmante quanto significativa. Dimostra come a Trento e in (quasi) tutta la provincia la proposta enogastronomica sia davvero carente

Di Nereo Pederzolli - 18 novembre 2017 - 20:11

TRENTO. Briose, per una festa che deve essere leggiadra. Proprio come le bollicine che si sprigionano in un calice di spumante, specialmente se nel bicchiere si versa un Trento DOC, vale a dire uno dei vini elaborati con il ‘metodo classico’ da ben 48 aziende aderenti all’apposito Istituto. Quello che tutela il Trento DOC, spumante con la ‘dioccì’ legata al nome o semplicemente rafforzativa della parola ‘Trento’. Da questo fine settimana Trento e molte località provinciali saranno assurte a ‘città delle bollicine’.

 

Un susseguirsi di eventi, con tante degustazioni, coinvolgendo organismi istituzionali, cantine, ristoranti e ogni soggetto che crede nelle peculiarità dello spumante trentino. Bollicine su Trento rischia però di essere in qualche modo una kermesse autocelebrativa. In quanto – nonostante il dispendio di risorse, di forze e impegno da parte dei validi dirigenti dell’Istituto TrentoDOC – la città rimane sonnacchiosa, gli operatori scettici, salvo poi inneggiare appunto alla (mancata?) leggiadria delle autentiche bollicine. Nei bar (a parte quelli superselezionati e incoraggiati a proporre questo ‘classico’) l’offerta è quasi sempre legata alla solita domanda: ‘vuole un prosecchino?’

 

Constatazione disarmante quanto significativa. Dimostra come a Trento e in (quasi) tutta la provincia la proposta enogastronomica sia davvero carente. Su tutto il fronte, forse meno desolante solo se riferita ad una certa riconoscibilità, autorevolezza e costante crescita proprio dello spumante classico, indipendentemente se elaborato da cantine o aziende aderenti l’Istituto di tutela. Per il resto… scarsa visibilità e altrettanta confusione. Specialmente se il confronto è con i cugini sudtirolesi, autentici campioni di corale coinvolgimento territoriale e promotori di un ‘Suedtirol’ davvero sopraffino. Basta analizzare qualche riscontro mediatico.

 

Dal recentissimo Tre Stelle Michelin di Norbert Niederkofler fino all’apoteosi del Merano Wine Festival. Cucina e vino ‘fanno rete tra loro’ e l’Alto Adige scala le vette di ogni graduatoria. Tre volte il numero dei Tre Bicchieri ‘gamberisti’ ottenuti da Bolzano contro quelli di Trento. E ancora. Ristorazione e imprenditoria vitivinicola che suggeriscono nuove opportunità turistiche, chiamano al confronto i vari comparti (speciale il ‘contest’ su come si formano i camerieri, appuntamento ingiustamente passato in sordina nonostante inserito a pieno titolo nel Merano Wine Festival). Settori enogastronomici diversi e diversificati, ma che ‘fanno squadra’, concretamente e in piena sinergia. Cantine altoatesine talmente blasonate, giustamente paragonate al fascino esclusivo di qualche chateaux francese.

 

Come la Cantina Produttori San Michele Appiano. Che con l’Appius – vino bianco di una selezione maniacale, vino decisamente portentoso, voluto dal ‘Kellermaister’ Hans Terzer e dal presidente della ‘sociale’ Toni Zublasing – può tranquillamente portare in cielo ogni valutazione sensoriale. Coinvolgendo ristoratori, pure operatori turistici in tour che il Trentino enoico ancora nemmeno sogna. Appius e non solo. Ci sono vini e ristoranti assolutamente squisiti (26 stelle contro la manciata dei ristoranti stellati trentini) ma anche tanti agritur, masi dove fare ‘Toerggelen’, spartane quanto identitarie osterie. Senza dimenticare il fascino evocativo di hotel, SPA, pure certi eventi di questa stagione… mercatini di Natale compresi.

 

Questo proprio perché i ‘cugini krukki’ – come amabilmente vengono chiamati gli altoatesini – si confrontano tra loro senza alcuna invidia. Lo fanno coinvolgendo tutti loro, per proporre momenti di golosità anche coinvolgenti. Così anche Bollicine su Trento sembra appuntamento invernale legato a rispettare una sceneggiatura che rischia (speriamo di sbagliarci…) la sceneggiata, tra comparsate istituzionali, la solita sfilata di giornalisti del settore o il ‘tutto esaurito’ per le sedute di degustazione offerte al pubblico più assatanato, a prezzi contradditori se rapportati alla continua ostentazione della parola ‘eccellenza’.

 

Per le prossime settimane, fino Natale, certo non mancheranno le curiosità. Dalla cena per VIP al Muse agli spettacoli in diverse cantine, tralasciando però di elencare pure quelle cantine che per scelta – o minuscola dimensione – continuano a fare ‘spumante classico’ nella maniera più spontanea, artigianale, senza aderire all’apposito ufficiale Istituto di Tutela. Se di ‘bollicine’ si deve parlare – e promuovere – non si dovrebbe forse creare contrapposizioni. Solo mirare alla briosità. Condivisa e condivisibile.

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