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Cannabis terapeutica, un diritto negato anche in Trentino. Le scorte sono finite e un disabile dovrà sprofondare nel dolore

Ha la ricetta in mano, rilasciata da specialisti dell'Azienda sanitaria. L'avvocato Valcanover: "Cosa deve fare, rivolgersi al mercato nero? Tornare ad assumere oppiacei che lo devastano fisicamente e psicologicamente?"

Di Donatello Baldo - 17 maggio 2018 - 19:03

TRENTO. "Cosa deve fare? Dove deve andare?". Le domande sono queste e se le pone l'avvocato Fabio Valcanover riferendosi al suo assistito che, sebbene in possesso di regolare ricetta medica per l'assunzione di cannabis terapeutica, non riesce a trovarne in nessuna delle farmacie trentine. 

 

La sua prescrizione dura sei mesi e ad ogni mese viene rilasciata una ricetta. Passa le giornate a fare il giro di tutte le farmacie trentine, da solo e con i mezzi pubblici: è infatti invalido e proprio a causa di questa grave lesione dolorante deve assumere il principio attivo contenuto nella cannabis per sentirsi un po' sollevato.

 

Un giro che non porta però a nessun risultato. Ovunque si sente dire che ce n'è poca, non abbastanza per lui. Oppure che non ce n'è. Oppure che c'è la disponibilità di preparati con un contenuto di thc troppo blando per le sue necessità mediche, certificate e prescritte da medici professionisti

 

"La situazione è peggiore dell'anno scorso - gli dicono i farmacisti - nonostante gli ordini le consegne non arrivano". La situazione è così ovunque e la sua ansia aumenta, la sua preoccupazione aumenta. La paura del dolore che ritorna, un dolore invalidante. 

 

"Cosa deve fare?", si chiede il suo avvocato. E le risposte sono ben poche, tra cui il ritorno agli psicofarmaci a base di oppio che lo fanno vomitare, che gli creano dipendenza, che lo debilitano fisicamente e psicologicamente, i farmaci che tutti i medici gli hanno sconsigliato

 

Il suo assistito, di fronte a questa eventualità si limita a dire: "Mai". Rimane il mercato nero, lo spaccio, le piazze dell'acquisto illegale, ma anche qui l'uomo oppone un "mai". Quello di cui ha bisogno è un farmaco, non una droga venduta sottobanco, frutto di malaffare e criminalità.

 

"Che cosa deve fare, coltivarla di nuovo?". No, perché a suo carico un processo c'è già stato. Un processo che a dire il vero 'ha fatto storia', perché dall'accusa è stato prosciolto dal giudice, su stessa richiesta dell'accusa e nemmeno la Procura generale ha poi deciso di fare ricorso. Assolto in via definitiva perché il primo giudice ha riconosciuto che l'uso era terapeutico. Che coltivava marijuana per far scomparire il dolore lancinante.

 

L'assistito dell'avvocato Valcanover vuole veder riconosciuto un suo diritto. Sta male, i medici gli hanno prescritto un farmaco, la legge gli riconosce di poterlo acquistare a carico del Sistema sanitario. Vuole poter esercitare il suo diritto di persona malata, il diritto alle cure.

 

Ma il farmaco non c'è, e sembra che a nessuno importi poi tanto. La domanda dell'avvocato ora cambia: "Come mai?". E pensare che in Provincia di Trento l'assessorato alla Salute riconosce anche un 'bonus' ai farmacisti su ogni prodotto venduto a base di cannabis, perché lamentavano un margine di introito troppo basso. Un riconoscimento che ha avuto addirittura effetto retroattivo. 

 

Ora però, dopo la delibera che rende commerciabile il prodotto anche in Trentino, dopo il 'bonus' ai farmacisti, sembra che nessuno si preoccupi di verificare se il servizio venga realmente effettuato. Perché? Perché il medicamento è a base di cannabis? Perché il tema è ancora tabù? 

C'è una legge che permette l'uso della sostanza ad uso terapeutico, medici che hanno certificato la necessità. C'è un diritto alla salute e alla cura che dev'essere rispettato e che l'Ente pubblico dovrebbe far rispettare. E c'è un disabile che vorrebbe stare meglio, non sentire più dolore. 

 

Poi c'è la politica - la Giunta, l'assessorato alla Salute - che fino ad ora non ha detto nulla. 

 

 

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