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Grande festa per il Muse, ma gli auguri a "Le Albere" chi glieli fa? Pomini (Cisl): "Questo quartiere assomiglia sempre più alle città morte dei film western"

In questi giorni si stanno celebrando i 4 anni di successi del museo con feste ed eventi. Ma anche il quartiere ha compiuto 4 anni (l'8 luglio) e nessuno pare ricordarsi. Storia di una zona della città che tra sfortuna e  preoccupazioni non riesce a decollare

Di Luca Pianesi - 16 luglio 2017 - 14:45

TRENTO. Muse, quattro anni di successi. Albere, quattro anni ... se ne sono già andati. E nonostante i quattro anni passati "sto quartiere assomiglia sempre più alle città morte dei famosi film western". E' tempo di feste e celebrazioni in questi giorni: il 27 luglio 2013, infatti, veniva inaugurato il Museo della scienza di Trento progettato dall'archistar Renzo Piano. Quattro anni a tutta che, giustamente, in questi giorni vengono "incensati" da giornali e tv ricordando i numeri da record che la struttura, splendidamente diretta da Michele Lanzinger, ha centrato: già , perché 2,5 milioni visitatori, per un dato annuale tre volte superiore a quanto era stato preventivato all'inizio, portano il Muse a guadagnarsi un meritato posto nella Top 10 dei musei italiani con cifre che superano le 500 mila visite all'anno. 

 

Ma se tutti applaudono ai 4 anni del museo di Trento (ieri la festa fatta nel prato tra il museo e il Briamasco. Curiosamente, quindi, non sul versante "quartiere" quasi a scindere le due cose) nessuno pare ricordarsi che 19 giorni prima del Muse, l'8 luglio 2013, veniva inaugurato ancor più in pompa magna (con tanto di presenza del ministro per lo sviluppo economico Zanonato) il quartiere Le Albere. Concerti, comici, tutto esaurito tra le vie attraversate da quei canali che, quasi per una strana legge del contrappasso il 6 luglio 2017 si presentavano così: non più trasparenti e cristallini ma scuri e invalicabili evidentemente schermati da qualche alghetta (problema risolto già in quei giorni da personale apposito che immerso nell'acqua ha spatolato via la mucillagine).

 

 

In questi quattro anni gli appartamenti che sarebbero stati venduti o affittati risultano essere di poco superiori a un terzo mentre per quanto riguarda gli spazi commerciali ne resterebbero liberi meno di un quarto (stando ai dati aggiornati a poche settimane fa). Bicchiere mezzo pieno? Mezzo vuoto? Decidete voi: due anni fa, il 21 marzo 2015, l'Adige titolava "Albere il 75% degli appartamenti è ancora libero" e si spiegava che l'obiettivo era arrivare al 50% entro la fine del 2016. Obiettivo mancato per un complesso che in totale è costato oltre 450 milioni di euro (per quel che riguarda le attività di Patrimonio del Trentino le risorse impiegate all'interno del quartiere Le Albere sono relative all'acquisto del Muse - Museo delle Scienze, per un totale a rendicontazione di 73.966.215,94 di euro e, della nuova Biblioteca Universitaria, per un totale a rendicontazione di 45.592.507,25 di euro) e che ha rappresentato uno dei 20 progetti in Europa più ambiziosi in assoluto degli ultimi anni con i suoi 300 appartamenti, gli oltre 2 mila posti auto interrati, i 5 ettari di parco, i 18 mila metri quadrati di uffici, i 9 mila di negozi, i 28 mila di viali, piazze e canali d'acqua.

 

In mezzo ci sono stati anche il terribile delitto de Le Albere (il duplice omicidio di due bambini avvenuto in uno degli attici e il successivo suicidio del padre da Sardagna) e il "caso" Itas (l'azienda che dal 2015 è stata uno dei principali "acquisti" del quartiere portandovi personale e dipendenti) ma anche l'apertura della Buc (la biblioteca universitaria) una bella intuizione che ha permesso di popolare la zona con gli studenti, dando una bella spinta all'apertura di nuovi negozi e ristoranti. Qualcuno, in questo periodo, poi, ha parlato di aumento della criminalità e del pericolo che lo "spaccio" di Piazza Dante si sposti lì, magari nel bellissimo parco che è il vero valore aggiunto della zona. Un allarme lanciato, ma a ben vedere, al momento, infondato. Perché un conto è il parco di una stazione (con il via vai che ne consegue) un conto è il parco di un quartiere residenziale se vogliamo troppo lontano dal "giro cittadino" anche per lo spaccio.

 

Quel che invece potrebbe accadere e già sta accadendo, come avevamo documentato il primo maggio, è un aumento del degrado. Un quartiere che, per buone parti della giornata, è "deserto" e che, essendo poco abitato, può diventare il posto "giusto" per quanti cercano un riparo, un luogo lontano da occhi indiscreti, per appartarsi e isolarsi. E un aumento del degrado, per un "quartiere gioiello" che ancora cerca acquirenti non sarebbe il massimo. Sul quartiere si è espresso su Facebook il segretario della Cisl Trentino Lorenzo Pomini. Riportiamo integralmente il suo pensiero e sottoscriviamo anche noi, augurando comunque il buon compleanno al quartiere.

 

 

So che son un po' di coccio, ma sto quartiere alle Albere assomiglia sempre più alle città morte dei famosi film western. 
Pochissimi appartamenti abitati. Una desolazione ed un abbandono che stringono il cuore. 
Meno male gira qualche studente attorno alla BUC, la biblioteca universitaria, e da un minimo di vita a vie altrimenti spettrali su cui si affacciano troppe vetrine vuote di negozi mai aperti. 
Scrissi qualche anno fa che questo quartiere era la piramide del faraone, cioè di una politica che ha creduto di realizzare qualcosa di grande e di imprenditori che gli son corsi dietro immaginando facili guadagni sul quartiere progettato da Renzo Piano. Invece c'è il deserto, si aggirano gli spettri su case, non me ne voglia l'archistar, che non han nulla di originale né di richiamo tradizionale alla cultura edificiale trentina. Tanto spazio per nulla, un quartiere rifiutato dalla città, e se non vi fosse il notissimo Muse, saremmo veramente nel deserto. 
Perché questa megalomania?
Perché questo spreco?
Tra l'altro le case non abitate si usurano ugualmente, dando ancor di più il senso di abbandono e tristezza. 
Se si avesse avuto il coraggio di specular di meno e pensare di più si sarebbe potuto realizzare qualcosa di diverso e più utile alla comunità.

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