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Pensioni, Cerea: "Il Governo ha fatto i conti: per pagarle ai giovani di oggi ci vorranno 300 mila profughi all'anno fino al 2060"

L'Italia non sembra uscire dalla crisi, ma la ricchezza non si misura solo dal conto in banca, quanto analizzando anche la struttura demografica. Le aspettative di crescita economica sono frutto del sottile equilibrio tra popolazione giovane e anziana, ma anche tra nascite e decessi

Di Luca Andreazza - 15 maggio 2017 - 06:28

TRENTO. "I conti fatti dal Governo dicono che per mantenere l'attuale sistema pensionistico, ma in generale tutto il welfare, dall'istruzione alla sanità, l'Italia necessita di 250-300 mila profughi all'anno, da oggi al 2060. Diventa quindi importante e può giocare un ruolo fondamentale il fattore dell'integrazione", parola di Gianfranco Cerea, professore e già numero uno della facoltà di Economia all'ateneo trentino.

 

Debito pubblico, stagnazione della produttività, perdita di fiducia. L'Italia non sembra uscire dalla crisi, ma la ricchezza di un paese non si misura solo dal conto in banca, quanto analizzando anche la struttura demografica. Le aspettative di crescita economica della nazione sono frutto del sottile equilibrio tra popolazione giovane e anziana, ma anche tra nascite e decessi.

 

Dopo il sorpasso del tasso di mortalità su quello di natalità nel 2006, ogni anno in Italia si 'festeggia', per modo di dire, il record negativo di nascite. Il Trentino sta un po' meglio, anche se il confronto con l'Alto Adige è sempre sbiadito. 

 

Professore, un ragazzo che si affaccia al mondo del lavoro oggi vedrà la pensione?

E' necessario premettere che l'attuale sistema, quello della Fornero, è più solido e riesce a mantenere molte più promesse rispetto al passato. La pensione ora è pensata per coprire gli ultimi quindici-venti anni di vita e non più quaranta.

 

L'età media della popolazione italiana è infatti intorno ai 45 anni, due in più rispetto al 2007, mentre i valori più bassi si rilevano nella classe 0-4 anni e riflettono il calo delle nascite registrato negli ultimi cinque anni, il peggior dato dal 1936.  

Se nel 1860 l'aspettativa di vita era di circa 32 anni, oggi siamo intorno agli 85, tutto si è spostato in avanti. La natalità invece considera nuove determinanti culturali. La donna vuole giustamente realizzarsi e affermarsi: cerca indipendenza e autonomia, quindi è inevitabile il balzo d'età.

 

Il mondo del lavoro è cambiato, diventando meno stabile e più precario. Come dovrebbe adattarsi la società?

Le dinamiche oggi sono diverse: i ragazzi imparano un mestiere più velocemente, le distanze tra città e Paesi si sono accorciate e la tecnologia ha cambiato i sistemi di produzione, senza dimenticare che il rapporto 'domanda-offerta' è mutato.

 

Questo comporta un mondo del lavoro più precario e quindi anche le politiche pubbliche dovrebbero adattarsi: i giovani non posso acquistare la casa e si deve prevedere un affitto moderato, ma anche la conciliazione casa-lavoro, tutelare i giovani attraverso un reddito minimo e assegni famigliari. La famiglia e  i giovani devono essere sostenuti. 

 

Il Trentino rispetto all'Italia va meglio, ma quello di Bolzano è modello ancora più forte.

L'economia e il mercato del lavoro sono più solidi in Alto Adige, dove vantano anche una tradizione più radicata di sviluppo delle politiche famigliari. Trento gravita inoltre maggiormente verso le altre regioni, mentre Bolzano investe a metà tra Italia e Germania: quest'ultima va meglio e il resto è quindi una conseguenza.  

 

Detto questo, Trento riesce ad attirare molta popolazione, soprattutto dal resto d'Italia, tanto che negli ultimi 40 anni si è visto il più grande sviluppo demografico. Questo è un indice rassicurante, qui si sta ancora bene.

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