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"Un flop la chiusura di Passo Sella. Poche persone e tanti danni economici e di immagine"

Parla il Comitato Salvaguardia dei Passi Dolomitici che numeri alla mano spiega come i passaggi siano stati molto inferiori a quanto preventivato, gli eventi siano stati poco frequentati e tutte la zona abbia pagato la campagna mediatica pro chiusura: "All'evento degli chef sono stati dati via solo 17 dei 200 dessert preparati"

Di Luca Pianesi - 11 ottobre 2017 - 05:14

PASSO SELLA. "Sapete quanti dessert degli chef stellati erano stati dati via, dei 200 preparati? 17. I rimanenti sono stati consegnati il giorno dopo ai ragazzi del parapendio. La chiusura di Passo Sella di questa estate è stata un flop incredibile ma nessuno lo dice". In regione la loro voce si è sentita poco, d'altronde il progetto era promosso dalle due Province e sostenuto anche da una gran parte della stampa locale. Eppure (mentre la Regione Veneto si era opposta con tanto di prese di posizioni pubbliche del governatore Zaia e con lettere della Provincia di Belluno) non tutto pare sia andato come preventivato.

 

A raccontarlo il presidente del Comitato Salvaguardia dei Passi Dolomitici che comprende circa 80 operatori dei passi (dal Pordoi, al Sella, dal Gardena, al Campolongo al Falzarego, al Giau e al Fedaia) per più di 650 lavoratori coinvolti, Osvaldo Finazzer. Gli operatori sono di svariati passi dolomitici perché, loro sostengono, la chiusura del Sella provoca enormi danni a tutti gli esercenti degli altri passi e dei paesi delle valli. Ma andiamo con ordine: questa estate le Province di Trento e Bolzano hanno deciso di chiudere il Passo Sella al traffico il mercoledì. Nove "green days" durante i quali sono stati organizzati eventi e iniziative tese a far vivere il passo in maniera piena e, soprattutto, senza macchine e moto.

 

Un progetto sulla carta lodevole, che però alla prova dei fatti avrebbe portato più svantaggi che vantaggi alla zona tanto da essere finita sui tavoli dei giudici (i Tar di Trento e Bolzano il 14 novembre, dovrebbero esprimersi sul ricorso del Comitato contro future chiusure). "Partiamo dai numeri - spiega Finazzer -: le due Province hanno stimato che col passo aperto transitano circa 2.000 veicoli per un totale di circa 5.000 persone, da entrambi i versanti. Ora garantivano che, grazie anche agli eventi programmati, ci sarebbe stato un deciso aumento dei passaggi e invece il calo è stato drastico e noi esercenti lo vivevamo ogni settimana". Vedere ma anche contare. Il Comitato ha fatto registrare i transiti verso il Sella. E questi sono risultati i numeri (tracciati dalla società Pierac di Vigo di Fassa, come riporta anche il Corriere delle Alpi di Belluno).

 

4 luglio: 1237 ciclisti, 5 auto e 2 moto

11 luglio: 1130 ciclisti, 78 auto, 6 moto

18 luglio: 1279 ciclisti, 23 auto e 2 moto

28 luglio: 878 ciclisti, 43 auto e 5 moto

2 agosto: 1268 ciclisti, 41 auto e 9 moto

9 agosto: 1243 ciclisti, 37 auto e 1 moto

16 agosto: 1076 ciclisti, 40 auto e 1 moto 

23 agosto: 1037 ciclisti, 43 auto e 0 moto

30 agosto: 862 ciclisti, 58 auto e 7 moto 

 

"Calcolando che ogni macchina trasporta in media 2,5 persone risultiamo molto al di sotto della media normale di passaggi - prosegue Finazzer -. A questi numeri andrebbero aggiunti i turisti che hanno utilizzato i 117 pullman che venivano fatti circolare avanti e indietro. Il problema è che erano tutti vuoti, eppure circolavano, inquinavano e rendevano anche pericoloso il passaggio dei ciclisti". La Provincia di Trento aveva, però, garantito che come ulteriore mezzo c'era la funivia: "E questo è falso. Il richiamo al possibile utilizzo della funivia quale modalità di trasporto sostenibile da Campitello al passo Sella con portata di 4.000 persone all'ora non esiste - spiega ancora il presidente del Comitato -. La funivia dalla Val di Fassa non arriva al passo Sella ma al Col Rodella è una funivia con 2.262 metri di lunghezza e portata di 1.200 persone all'ora. Dal Col Rodella il sentiero per il passo Sella richiede 43 minuti di cammino per l’andata e altrettanti per il ritorno per un totale di 1 ora e 26 minuti".

 

I problemi, poi, per il Comitato sarebbero anche comunicativi. "Il messaggio che è stato veicolato dalla stampa, trentina e non solo, ed è stato promosso dalle amministrazioni provinciali è stato deleterio - prosegue Finazzer - l'immagine del cartello col divieto con scritto sotto Passo Sella ha avuto forti ripercussioni sui turisti. Come albergatori ed esercenti in tantissimi abbiamo ricevuto telefonate e mail anche da fuori Italia per chiederci se ci fossero dei problemi di inquinamento, se la chiusura fosse prolungata, per spiegarci che sarebbero andati da un'altra parte quest'anno. Negli anni siamo riusciti ad attrarre un turismo internazionale. Ci sono comitive di Giapponesi che volano da Tokio a Milano e poi visitano il Lago di Como, quello di Garda, il Pordoi e Cortina e giù verso Venezia. Facciamogli trovare una volta la strada chiusa o facciamoglielo credere con campagne stampa trionfalistiche che annunciano la il blocco del traffico in montagna e vedrete che in pochissimo tempo ce li ritroveremo in Valle d'Aosta o in Piemonte". 

 

E poi c'è il discorso economico a suffragare la tesi del Comitato. Stando ai loro dati in quei mercoledì "verdi" tutti gli esercenti locali hanno avuto dei drastici cali delle entrate tutti rendicontati con gli scontrini. Ma non solo: "a ricevere danni da dalla chiusura del passo sono anche i paesi in valle, i centri. Un passo, infatti, non pregiudica solo il passaggio nella propria zona ma crea conseguenze anche a grandi distanze. L'esempio? Si guardi la tabella (qui sotto ndr) e si capirà che non è vero che anche se il Passo Sella è chiuso ogni località è facilmente raggiungibile": 

 

 

Il Comitato, forte anche dell'appoggio della Regione Veneto, della Provincia di Belluno e di parte della Aziende turistiche delle zone, ha scritto lettere all'Unesco, al ministero, ha fatto causa ai Tar di Trento e Bolzano e si augura che tra due settimane (quando è previsto che le Province di Trento e Bolzano decideranno se proseguire con i green days o meno) le amministrazioni decidano di non riproporre le chiusure. "Tanto più che gli eventi che hanno organizzato sono stati un flop dietro l'altro. Solo i Suoni delle Dolomiti sono riusciti a portare un po' di persone ma perché quelli vivono di vita propria - conclude Finazzer -. Si guardi il video girato il 9 agosto (qui sotto ndr). All'evento di "Dolomitesvives" c'erano 30 persone a farla grande e non centinaia come avevano affermano i giornali il giorno dopo. E poi c'è il danno d'immagine causato dalla campagna mediatica e la rabbia di quelli che si sono trovati il passo chiuso quei giorni ed erano già in viaggio. Insomma: quando al Rifugio Des Alpes arrivano gli chef stellati e di 200 dessert ne devono dare 183 ai ragazzi del parapendio, come vogliamo chiamarlo se non un flop?".

 

 

 

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