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Ambiente | 10 ottobre 2026 | 13:00

Prima era visto con diffidenza, oggi è una leva di sviluppo: i trent'anni del Parco naturale regionale delle Prealpi Giulie tra riserve transfrontaliere e coinvolgimento della comunità locale

Il Parco naturale regionale delle Prealpi Giulie festeggia 30 anni e da tempo investe intensamente sull'educazione, convinto che il futuro sia permettere alle persone di vivere nel territorio. Un impegno concreto per far restare i giovani e tutelare la natura, con l'ambizione di lavorare anche a livello internazionale, insieme al parco nazionale del Triglav. A L'Altramontagna il direttore Stefano Santi ripercorre il passato e racconta il presente del Parco, una casa accogliente per persone, fauna e flora

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

Era il 30 settembre 1996 quando il Parco naturale regionale delle Prealpi Giulie fu istituito. Quest’autunno, quindi, si festeggiano i 30 anni dell’ente ed è anche una bella occasione per fare una riflessione sul percorso fatto e sul lavoro da fare. Per questo, sino a novembre, i sei Comuni del Parco si incontrano. Si è partiti da Resia, poi il 9 ottobre Chiusaforte, il 16 Resiutta, il 30 Moggio, il 6 novembre Venzone e a chiudere Lusevera. I trent’anni sono raccontati anche da 30 escursioni speciali, proposte agli ospiti del parco, e da 30 reel che hanno raccontato la storia, dedicando ogni giornata di settembre  ad un anno di vita. 

 

“Cerchiamo di adottare un metodo 'partecipato', vogliamo collaborare con i residenti, con i giovani in particolare”, esordisce Stefano Santi, direttore del Parco delle Prealpi Giulie. Come L'Altramontagna, l'abbiamo contattato proprio per scoprire come il parco naturale del Friuli Venezia Giulia stia affrontando le sfide che si è posto alla fondazione: la protezione della natura e uno sviluppo sostenibile per le comunità locali. “Lavoriamo con le scuole, proponendo delle attività con le guide naturalistiche nelle primarie, ma ci siamo resi conto che per non perdere i ragazzi delle secondarie serviva cambiare qualcosa, per questo è stato avviato il progetto Junior Ranger: offre esperienze di guardia parco, che magari potranno diventare opportunità per il futuro. Nel parco i giovani partecipano alla governance, grazie a una modifica alla legge 42/96 che ci ha istituito: la consulta dei giovani è attiva e propositiva e sceglie un portavoce che ha il compito di portare avanti le loro istanze”, spiega con entusiasmo Santi. 

 

Nel giugno del 2019, su iniziativa del Parco delle Prealpi Giulie, è nata la Riserva di Biosfera delle Alpi Giulie, che ha coinvolto i 6 comuni del parco più altri 5, limitrofi, (Gemona, Artegna, Dogna, Montenars e Taipana) e ha permesso di creare anche la Riserva della Biosfera Transfrontaliera delle Alpi Giulie con il Parco Nazionale del Triglav . Sono 277.000 ettari protetti, condivisi tra italia e Slovenia. “Anche qui abbiamo cercato di rendere partecipi i giovani: un ragazzo italiano e uno sloveno sono nel direttivo del coordinamento paritetico transfrontaliero”, spiega Santi. 


Creste dei Monti Musi - foto di Marco Di Lenardo (Parco naturale regionale delle Prealpi Giulie)

Si sta facendo moltissimo, ma come sono andati questi 30 anni?

 

L’inizio è stato indubbiamente complicato perché tanti vedevano la nascita dell’ente parco come un vincolo. Per fortuna molti amministratori illuminati si sono battuti per il parco. Oggi siamo con certezza una realtà riconosciuta come volano economico: il parco offre delle opportunità in più a chi vive nel suo territorio. Per quanto riguarda la conservazione non abbiamo enormi problemi perché siamo un parco di montagna, con poche realtà abitative, non ci sono grossi elementi di pressione. Una grossa sfida che stiamo affrontando è il cambiamento climatico: vedremo come il riscaldamento globale impatterà sull’ex ghiacciaio del Canin e sul resto del parco. Per quanto riguarda la tutela della natura, poi, stiamo intervenendo per mantenere degli spazi aperti nel bosco. Si tratta di garantire ad alcune specie, come il capriolo o la coturnice, che è anche il simbolo del nostro parco, la possibilità di vivere qui. Sono tra gli animali che risentono in modo particolare della chiusura del bosco, dovuta sia al cambiamento climatico che al calo delle attività agrozootecniche. Per questo interveniamo sia con lavori gestiti dall’ente parco ma, soprattutto, con piccoli incentivi economici per chi ha terreni e può sfalciare e far pascolare. 

 

 

Su cosa è più difficile agire?

 

Il tema dello sviluppo, che fa parte del nostro mandato, è indubbiamente il più complicato. Quando abbiamo iniziato c’erano enormi aspettative, i nostri territori arrivavano da un calo drastico nel numero delle caserme e dei militari che operavano in zona e, inoltre, uscivano dal post ricostruzione (in seguito al terremoto del 1976 nrd). Era un momento di svolta importante e credo che siamo riusciti a creare delle sinergie positive collaborando con i comuni e la comunità di montagna. Gli indicatori dei sei comuni del parco ci indicano una riduzione dell’invecchiamento della popolazione, un dato importante. E poi, sempre di più, il parco è un elemento di attrazione per i visitatori: i dati degli ecocontatori, sui sentieri e a sella Carnizza, dove passano auto e bici, lo confermano. Abbiamo cercato anche di stimolare l’economia locale, investendo sull’agro-cultura. Il  'Paniere del parco' è un progetto di promozione, sviluppo sostenibile e supporto locale basato su cinque prodotti: l’aglio di Resia, il brovadâr di Moggio (che nasce dalla fermentazione delle rape), il Montasio di malga, la zucca di Venzone e il fagiolo Fiorina di Lusevera (sono prodotti di qualità, unici, che possono far conoscere il Parco delle Prealpi Giulie garantendo cura del territorio e lavoro per chi vive in zona n.d.r.).


Malga Confin, Venzone - foto di Paolo Da Pozzo (Parco naturale regionale delle Prealpi Giulie)

Insomma, il Parco regionale delle Prealpi Giulie sta investendo intensamente sull'educazione, convinto che il futuro sia insistere sullo sviluppo locale, sul far sì che le persone possano vivere qui. Perché l'educazione ambientale può impattare sulla qualità della vita. E perché più sviluppo sostenibile significa più tutela per la biodiversità. "Essere Riserva della biosfera MaB Unesco è una sfida per insistere sulla promozione dello sviluppo locale e sul coinvolgimento dei giovani", chiosa Santi.

 

Quest’inverno, con la sede del parco chiusa per efficientamento energetico, si inizierà a lavorare, con screening e tavoli di lavoro, alla redefinizione del piano del parco, individuando le priorità a livello naturalistico, di educazione, turismo sostenibile, agricoltura e certificazioni. A giugno, poi, riaprirà il centro visite, che sarà riallestito. E già si prospetta un’apertura della Riserva della Biosfera Transfrontaliera anche alla Carinzia. C’è tanta voglia di crescere, di far sì che il Parco naturale regionale delle Prealpi Giulie sia una casa accogliente per persone, fauna e flora. 

 

 

Immagine di apertura: Sella Carnizza, foto di Marco Di Lenardo; camosci, foto di Luciano Mattighello (Parco naturale regionale delle Prealpi Giulie)

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