Come tutelare gli ecosistemi alpini? Per la prima volta, l'evento transfrontaliero con oltre cento ricercatori provenienti dall'Italia e dall'estero fa tappa a Trento

Il Muse (Museo delle Scienze di Trento) si prepara ad accogliere l'appuntamento con EuBiReCo, la conferenza dedicata alla biodiversità dell'Euregio che unisce Trentino, Alto Adige e Tirolo in un confronto transfrontaliero sulla tutela degli ambienti montani, che per la prima volta fa tappa in Trentino. In arrivo 130 relatori provenienti da 19 enti tra università, istituzioni scientifiche e centri di ricerca internazionali. Dal ritiro dei ghiacciai agli habitat estremi, dalla biodiversità alle nuove tecnologie, ecco di cosa si parlerà

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Il Muse (Museo delle Scienze di Trento) si prepara ad accogliere per la prima volta l'appuntamento con EuBiReCo, la conferenza dedicata alla biodiversità dell'Euregio che unisce Trentino, Alto Adige e Tirolo in un confronto transfrontaliero sulla tutela degli ambienti montani.
Nelle giornate di giovedì 5 e venerdì 6 novembre, gli spazi del Muse ospiteranno circa 130 relatrici e relatori provenienti da 19 enti tra università, istituzioni scientifiche e centri di ricerca, con la partecipazione di realtà accademiche internazionali provenienti da Germania, Spagna e India. L'iniziativa, nata in origine come momento di studio locale sulla botanica e la zoologia altoatesina, ha progressivamente ampliato i propri confini geografici e disciplinari fino a diventare un punto di riferimento per l'intero arco alpino.
Al centro della due giorni ci saranno la collaborazione tra territori, le nuove frontiere della ricerca e le strategie per la tutela degli ecosistemi montani, favorendo lo sviluppo di iniziative condivise per la conoscenza e la conservazione del patrimonio naturale montano e dell'interno arco alpino.
Dall'intelligenza artificiale applicata alla modellazione ecologica al DNA ambientale, dal monitoraggio satellitare delle foreste agli effetti del ritiro dei ghiacciai sulla biodiversità d'alta quota: la ricerca scientifica sta sviluppando strumenti sempre più avanzati per comprendere le trasformazioni degli ecosistemi e individuare strategie efficaci di conservazione. Saranno questi alcuni dei temi chiave dell'edizione 2026 di Euregio Biodiversity Research Conference, co-organizzata dal Muse insieme alla Fondazione Edmund Mach.
Per la prima volta in Trentino, la conferenza riunirà oltre un centinaio di rappresentanti di istituzioni italiane ed internazionali tra università, musei, centri di ricerca e altre realtà impegnate nello studio e nella tutela della biodiversità. Tra gli enti partecipanti figurano anche istituzioni oltre i confini dell'Euregio come l'Università di Konstanz (Germania), l'Università di Oviedo (Spagna) e la MIT World Peace University (India).
"Lo studio della complessità della biodiversità alpina richiede oggi strumenti di ricerca avanzati e sempre più integrati, e la capacità di mettere in relazione competenze, dati e conoscenze provenienti da discipline diverse. EuBiReCo rappresenta un'importante occasione per condividere risultati scientifici, confrontare metodologie e costruire collaborazioni tra istituzioni e territori, contribuendo ad affrontare le sfide ambientali che interessano l'intero arco alpino", sottolineano Francesco Rovero, del Muse, e Damiano Gianelle, della Fondazione Edmund Mach, co-referenti del Comitato scientifico della conferenza.
In rappresentanza delle diverse realtà di ricerca presenti nell'Euroregione Trentino e promotrici del convegno, Alto-Adige, Tirolo, partecipano al Comitato scientifico anche Giulia Ferrari (Fem) e Mauro Gobbi (Muse), Cäcilia Lechner Pagitz (Università di Innsbruck), Chiara Paniccia (Eurac Research), Thomas Wilhalm (Museo di Scienze Naturali dell'Alto Adige) e Giulia Tomasi (Fondazione Museo Civico di Rovereto).
Le sfide della biodiversità, affrontate in quattro sessioni
Il programma scientifico si sviluppa attraverso quattro sessioni tematiche, pensate per affrontare la complessità ecologica della montagna con un approccio multidisciplinare e multiscala
La prima sessione, dedicata ai nuovi strumenti per la valutazione della biodiversità e alla gestione dei Big Data, approfondirà le potenzialità di tecnologie come il telerilevamento, la robotica, il DNA ambientale (eDNA), la bioacustica e il fototrappolaggio, insieme alle applicazioni dell'intelligenza artificiale nella ricerca ecologica. La seconda, sugli hotspot di biodiversità alpina e gli habitat estremi, si concentrerà invece sugli ambienti più particolari e vulnerabili della montagna, dai ghiacciai alle torbiere, dalle creste d'alta quota alle grotte sotterranee. La terza sessione, focalizzata sulla ricerca partecipata e collaborativa, metterà al centro il rapporto tra scienza, cittadinanza, comunità locali e gestione del territorio, evidenziando il valore della condivisione delle conoscenze per una tutela ambientale ed una ricerca efficace e socialmente rilevante. Infine, la sessione dedicata a modelli e interazioni della biodiversità: dai geni agli ecosistemi esaminerà le relazioni tra i diversi livelli organizzativi della vita, dalla dimensione microscopica alle dinamiche macro-ecologiche su larga scala, con particolare attenzione alla conservazione, al ripristino della natura e alla resilienza degli ecosistemi di fronte ai cambiamenti climatici e alle pressioni antropiche.
Gli ospiti: ecco i keynote speakers di rilievo internazionale
Ad arricchire il dibattito contribuiscono quattro figure di rilievo internazionale nel campo della ricerca ecologica e ambientale.
David Coomes, professore di Ecologia forestale e conservazione all'Università di Cambridge (Regno Unito), illustrerà un caso di studio che esemplifica le potenzialità delle tecnologie di remote sensing, tra cui scansioni laser aeree e immagini satellitari, per studiare le risposte della vegetazione alle attività umane e ai cambiamenti climatici.
Francesco Ficetola, professore di Zoologia all'Università degli Studi di Milano, tratterà il tema del ritiro dei ghiacciai, che è una delle conseguenze più drammatiche dei cambiamenti climatici, analizzando a livello sia Alpino che globale come cambiano i nuovi ecosistemi terrestri che si formano di conseguenza e come gli organismi li colonizzano.
Tanja Straka, docente di Gestione delle aree naturali e della fauna selvatica presso la Hochschule Weihenstephan-Triesdorf (Germania), porterà il proprio contributo sul rapporto tra esseri umani e natura, sulle interazioni tra società e fauna selvatica e sul ruolo che la diversità delle comunità umane gioca nelle strategie di conservazione.
David Roiz, ricercatore associato all'Istituto per la ricerca sulla fauna selvatica e la caccia (IREC, CSIC–UCLM, Spagna) e all'Istituto francese per la ricerca sullo sviluppo sostenibile (IRD), si concentrerà sulle dinamiche eco-epidemiologiche delle malattie trasmesse da vettori, attraverso un approccio One Health che integra ambiente, clima e salute.
Spazio alle nuove generazioni della ricerca
Accanto agli interventi dei keynote speakers, la conferenza darà spazio ai contributi della comunità scientifica attraverso presentazioni e brevi speed talk. Particolare attenzione sarà dedicata a giovani ricercatrici e ricercatori, il cui contributo è fondamentale per lo sviluppo di metodologie innovative e di nuove prospettive per lo studio della biodiversità alpina. La conferenza intende favorire non soltanto la condivisione dei risultati scientifici, ma anche la nascita di nuove collaborazioni tra università, musei, centri di ricerca, amministrazioni ed enti impegnati nella gestione del territorio e delle aree protette.
Programma completo e maggiori info sono disponibili sul sito muse.it
In apertura, due fotografie fornite dal Muse











