C'è preoccupazione tra i maestri di sci per "l'invasione straniera" sulle piste: "Serve un intervento del governo provinciale. Così a rischio sicurezza e professionalità"
Il continuo aumento di maestri senza abilitazioni sulle piste da sci è un elemento di preoccupazione per le associazioni di categoria: "Da anni chiediamo alla politica trentina di intervenire su questo tema ma sinora senza risultati. La richiesta è applicare subito la linea dettata dalla sentenza del Consiglio di Stato del 2025 che stabilisce quali sono i requisiti che i maestri con titolo straniero devono avere per poter esercitare sul territorio. Nel vicino Alto Adige ciò è stato fatto con reciproca soddisfazione delle parti"

TRENTO. Il continuo aumento di maestri, in particolare quelli senza abilitazione, rischia di portare a una riduzione della sicurezza sulle piste e della professionalità del comparto. Si parla di "invasione straniera". E' questa una preoccupazione dell'associazione di settore a ridosso dell'avvio della stagione invernale.
Le destinazioni lavorano a pieno regime e sfruttano le finestre fredde per azionare i sistemi di innevamento, le proiezioni e le iniziazioni preliminari sembrano buone (Qui articolo) ma i maestri di sci evidenziano diverse criticità: la principale è legata alle prospettive occupazionali connesse alle attività professionali dei maestri privi delle abilitazioni richieste obbligatoriamente a chi aderisce al collegio (Cmst) e all’associazione dei maestri del Trentino (Amst), cioè quei professionisti - italiani e stranieri - accumunati dall'aver ottenuto la qualifica attraverso la frequenza di esami e corsi all'estero.
"C'è 'un'invasione straniera': il grande rischio è di non garantire alla clientela quella qualità di insegnamento che oggi è propria dei professionisti certificati dalla partecipazione ai corsi organizzati a livello locale", dicono presidenti Mario Panizza (Cmst) e Andrea Sini (Amst). "Una qualità umana e professionale ormai riconosciuta fuori dei nostri confini che potrebbe compromettere e messa in dubbio dalla possibilità di raggiungere qualifiche importanti con scorciatoie pericolose per tutto il comparto professionale. Non una ipotesi ma ormai una certezza considerato il costante incremento numerico delle persone che operano nell’ambito dell’insegnamento dello sci in Trentino".
Il tema è stato portato all’attenzione del governo provinciale locale e recentemente è tornato nell’agenda del direttivo del collegio Cmst, nell’ultima riunione svolta a Trento.
"Oltre che essere riconosciuti come professionisti di alto livello, siamo definiti gli operatori/ambasciatori del turismo invernale trentino – aggiungono Panizza e Sini – ma in realtà molti dei potenziali diplomati con titolo conseguito all’estero non sono allo stesso livello dei nostri. In questi anni abbiamo sempre più migliorato la formazione, introducendo da un lato corsi di aggiornamento e anche di qualifica professionale con l’istituzionale di specifici segmenti dedicati da un lato a migliorare la nostra operatività tecnica (con le specializzazioni nello sci alpino, nello sci nordico, nello snowboard e anche nel freeride) ma anche la sensibilità di insegnamento con l’istituzione di corsi dedicati al miglioramento della comunicazione nelle lingue straniere. Inoltre c'è anche una crescente attenzione nei confronti dei bambini e dei disabili. Un patrimonio non sempre riscontrabile tra i professionisti provenienti o certificati all’estero. È infatti molto più facile superare un esame in nazioni limitrofe rispetto a superarlo in Trentino e poi essere costretti ad un regolare e costante percorso di aggiornamento e specializzazione".
Un comparo che sfiora ormai le 3 mila unità, che si confronta anche con altre preoccupazioni: la carenza dei giovani e la concorrenza di altre destinazioni, in Francia e in Svizzera in primis. Ma il problema più stringente resta la presenza di maestri che esercitano sulle montagne trentine senza le abilitazioni necessarie.
"Da anni chiediamo alla politica trentina di intervenire su questo tema ma sinora senza risultati. La nostra richiesta è di seguire e applicare subito la linea dettata dalla sentenza del Consiglio di Stato del 2025 che stabilisce quali sono i requisiti che i maestri con titolo straniero devono avere per poter esercitare la professione e per poter garantire la sicurezza in pista. Nel vicino Alto Adige ciò è stato fatto con reciproca soddisfazione delle parti".
Il riferimento va alla sentenza dell'anno scorso del Consiglio di Stato che ribadisce e delinea i requisiti necessari a svolgere attività professionale di maestro di sci in Trentino (Qui articolo).
Oggi chi chiede di poter insegnare in Trentino privo di qualifica professionale italiana può scegliere due vie: operare all’interno di una scuola certificata (una cinquantina quelle operanti) e quindi poter godere della supervisione di professionisti abilitati (in Trentino esistono corsi per la qualifica di direttori di scuola) o chiede di operare in forma autonoma, cioè come libero professionista. In entrambi i casi serve una autorizzazione preventiva della Provincia di Trento.
"Il rischio è che dopo due anni il professionista può rivolgersi in sede statale (Conferenza Servizi a Roma), forte del 'tirocinio' svolto in un’area qualificata qual è il Trentino, e chiedere il pieno riconoscimento del titolo", continua Panizza. "Così si scavalcano anche le stringenti norme europee che chiedono anche il superamento di prove di formazione comuni (quali Eurotest e anche Eurosécurité) per fissare un livello professionale comune nelle varie nazioni".
Per questo i maestri tornano a sollecitare interventi dell'ente pubblico. "In questo momento cerchiamo di assumere un nuovo ruolo nel rapporto con la montagna, grazie alla nascita di 'Scuole' in grado di affiancare all’offerta qualificata e certificata nella stagione della neve anche grandi opportunità in estate e nelle cosiddette 'belle stagioni', termine coniato da Trentino Marketing per indicare l’offerta di vacanza in primavera e in autunno. La non regolamentazione di questi professionisti e il loro deciso incremento numerico, abbinata alla non puntuale verifica delle loro conoscenze tecniche di insegnamento, rischia di destabilizzare tutto il settore dei Professionisti della neve e operatori del turismo della montagna, non solo durante la stagione invernale", conclude Panizza.













