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Trento
17 giugno | 06:00

I grandi gruppi vogliono i terreni in quota per il vino? Preoccupazione dal Trentino al Veneto. Gli agricoltori: "Si devono rispettare le comunità. Speculazione? C'è il rischio"

Sempre più vigneti in quota, un arrivo che preoccupa la popolazione dal Trentino al Bellunese. La presidente di Cia- Agricoltori italiani del Trentino, Mara Baldo: "La pianura già ora stenta in alcune varietà e per questo si pensa alla montagna. Il territorio va rispettato nelle sue caratteristiche, peculiarità e specificità. Le trasformazioni richiedono equilibrio, confronto, condivisione e rispetto delle comunità"

TRENTO. Preoccupazioni e timori. Questo il sentimento piuttosto diffuso nei territori che assistono all'installazione di vigneti in quota. Un'apprensione che si estende dal Trentino al Bellunese.

 

In Trentino gli interrogativi sono diffusi, per esempio, a Brentonico. Lì ci si è trovati in casa un investimento, importante, del brand Oniverse. La zona in parte è vocata per la vite, in particolare per il metodo spumante, ma l'interesse dei grandi colossi apre a riflessioni sul rischio di monocoltura e di perdita di controllo di diverse dinamiche, anche economiche, sul territorio (Qui articolo). Da opportunità, il problema è dietro l'angolo.

 

E' una situazione complessa che si muove tra la libertà d'impresa, di concorrenza, e della volontà di un privato di vendere un terreno per poi far partire gli investimenti perché comunque la produzione di vino richiede tempo e pazienza. Intanto il Comune è attivo, ormai da un anno, per approfondire la materia e per arrivare a modificare il piano regolatore per fissare dei paletti, anche con l'obiettivo di preservare prati e boschi. A muoversi anche i cittadini, riuniti nel Comitato biodiversità e salute, con una petizione. Una raccolta firme allargata almeno a livello provinciale perché altre zone (Val Giudicarie, val di Non, val di Cembra e Valsugana per esempio) potrebbero prestarsi a queste incursioni (Qui articolo).

 

Ma non c'è solo il Trentino, recentemente anche i residenti a Belluno hanno espresso una certa contrarietà sui nuovi vigneti: "Presenza non gradita". La replica? "E' una zona ideale per il clima. Parliamo coi cittadini per togliere paure" (Qui articolo). La viticoltura è tra i settori che già oggi soffre di più gli effetti della crisi climatici e di temperature più elevate. Si guarda, soprattutto dalla pianura, alla montagna. Non c'è ancora una corsa agli appezzamenti ma il processo è sicuramente iniziato.

 

"La questione è sicuramente molto complessa e delicata", le parole di Mara Baldo, presidente di Cia-Agricoltori italiani del Trentino. "Non si può negare che questa dinamica sia in corso perché il settore vitivinicolo in particolare, ma l'agricoltura più generale, affronta numerose sfide e quella del cambiamento climatico è stringente perché vediamo e tocchiamo con mano gli effetti delle temperature mediamente più alte e questo cambia i processi produttivi".

 

La Cia non ha una posizione precisa ma predica comunque prudenza. "Eventuali nuovi impianti devono essere accettati dalla cittadinanza e serve un dialogo attento e rispettoso", evidenzia Baldo. "Il territorio va rispettato nelle sue caratteristiche, peculiarità e specificità. Non c'è dubbio che la montagna può essere una soluzione per la produzione a base spumante, però le trasformazioni richiedono equilibrio, confronto e condivisione".

 

C'è poi anche un aspetto imprenditoriale. Facile (non tanto) acquisire qualche ettaro, complesso raggiungere il risultato di redditività. "La pianura in alcuni casi già ora stenta nella produzione e per questo si pensa alla quota", prosegue la presidente di Cia. "Ci possono essere fattori attrattivi come un'uva di qualità ma la coltivazione in montagna è più difficile e la resa più bassa. Inoltre ogni stagione è diversa, quindi non è un'operazione banale. A maggior ragione si devono compiere i passi giusti, anche verso la comunità che ospita le viti".

 

Se un'azienda più piccola e del territorio segue un certo tipo di ragionamento, un grande player invece è orientato anche su altre direttrici. "Le nostre imprese sono soprattutto di stampo familiare e quindi gli appezzamenti sono ridotti", continua Baldo. "Naturalmente una realtà più strutturata risponde anche a esigenze diverse. Non si intravvedono situazioni particolari, ma bisogna prestare attenzione ai rischi di speculazione. Questo però riguarda tutti i settori e non solo l'agricoltura".

 

Il vino insomma ragiona sul futuro ma un po' tutta l'agricoltura riflette per mettere in campo le contromisure più efficaci. "Ci sono gli impianti e c'è l'innovazione, tuttavia la stagione è sempre più in anticipo. Si alternano lunghi periodi siccitosi a perturbazioni intense, senza dimenticare le gelate primaverili e altre sfide. Questo lavoro si è sempre caratterizzato per la precarietà ma oggi c'è il fattore imprevedibilità che incide tanto. Le stagioni sono più difficili da gestire e da riconoscere: sono evidenti gli effetti sulle colture e servirà una valutazione sulle coltivazioni più adatte per il Trentino", conclude Baldo.

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