I grandi player spostano i vitigni in quota? il Comitato mette in mora il Comune: "Ci tuteleremo per inerzia sul referendum". La replica: "Manca parte della documentazione"
Si accende ancora il dibattito sull'estensione dei vitigni in quota. Il Comitato biodiversità e salute, sostenuto dall'associazione Più democrazia in Trentino, mette in mora l'amministrazione comunale: "A 10 giorni dall'ammissione del quesito non siamo ancora stati messi nelle condizioni di avviare la raccolta firme". Il Comune: "Manca parte della documentazione che va integrata"

BRENTONICO. La notifica di una formale lettera di messa in mora all'amministrazione comunale di Brentonico. Un documento che il "Comitato biodiversità e salute", con il supporto dell'associazione "Più democrazia in Trentino", ha trasmesso anche al Difensore civico della Provincia per denunciare i "gravi ritardi e gli ostacoli che impediscono il regolare avvio della raccolta firme per il referendum comunale propositivo con oggetto l'adozione di un "Regolamento comunale per la tutela della salute e dell'ambiente nelle attività agricole”, ammesso dalla Commissione per i procedimenti referendari il 22 giugno scorso.
Non ci sarebbe la volontà di ostacolare il meccanismo ma c'è parte della documentazione da regolamentare prima di procedere, per il Comune.
La questione tuttavia è delicata e il dibattito aperto sul territorio dopo un importante investimento nell'acquisto di ettari da destinare alla viticoltura. La zona è vocata, in particolare per il metodo spumante, ma l'interesse dei grandi colossi apre a riflessioni sul rischio monocoltura, così come di perdita di controllo di diverse dinamiche, anche economiche, e l'aggressione del territorio.
Una situazione complessa. Il Comune ha avviato un percorso partecipativo con diversi incontri per definire dei paletti e arrivare nell'ambito della revisione del Prg a una regolamentazione, un protocollo che potrebbe rappresentare un unicum in Italia e diventare un progetto pilota a livello nazionale (Qui articolo). Un iter in fase avanzata a partire da un'analisi commissionata a un'azienda di consulenza, Agenda21, con la previsione di un’adozione preliminare delle variazioni entro l’inizio del prossimo anno (Qui articolo).
Nel frattempo è spuntata una raccolta firme sottoscritta da circa 1.000 persone per chiedere un monitoraggio e una regolamentazione dei vigneti (Qui articolo). Un'iniziativa poi sbarcata sulla piattaforma Change (Qui info) per portare all'attenzione pubblica e delle amministrazioni locali "i rischi legati all’espansione incontrollata della monocoltura intensiva, un fenomeno destinato a crescere anche in contesti montani a causa dei cambiamenti climatici, che spingono le colture verso quote sempre più elevate" (Qui articolo).
La possibilità di presentare un referendum è stata considerata ammissibile e ora si devono raccogliere le firme autenticate per poter procedere in questa direzione. La contestazione è la lentezza del Comune. Da qui la contestazione formale.
"La decisione - spiega il Comitato - si è resa necessaria dopo che, nonostante siano passati ormai 10 giorni da quando la Commissione per i procedimenti referendari ha dichiarato ammissibile il quesito, il Comune non ha ancora fornito le informazioni e gli strumenti indispensabili affinché si possa esercitare il proprio diritto di promuovere il referendum".
In particolare, il Comitato evidenzia "come l'Amministrazione non abbia ancora comunicato il numero esatto delle firme necessarie per la sua indizione, gli uffici comunali ai quali i cittadini potranno sottoscrivere la richiesta di referendum e i relativi orari di apertura. Non è stato predisposto e consegnato, come impone lo Statuto comunale, i moduli vidimati necessari per la raccolta delle sottoscrizioni".
Il Comune avrebbe preso tempo. "A fronte delle nostre richieste di procedere speditamente a norma di legge”, spiega il Comitato, “l’Amministrazione comunale ci ha informati negli scorsi giorni di aver nuovamente interpellato la Commissione per i procedimenti referendari, per via di non meglio precisati dubbi sulla possibilità di mantenere il quesito così come da noi formulato. Si tratta di un comportamento inconsueto e bizzarro, oltre che del tutto privo di fondamento giuridico in quanto non previsto dallo Statuto comunale, nei confronti di una Commissione che ha già formulato il proprio parere di ammissione in termini chiari e che per definizione dev’essere neutra e imparziale. Il diritto soggettivo di promuovere referendum è sullo stesso piano della rappresentanza politica e dunque ogni tentativo di intromissione da parte di chiunque nel giudizio della Commissione dev’essere considerato una grave interferenza”.
Una situazione, per il Comitato, che "appare ancora più grave se si considera che il termine di 180 giorni previsto dallo Statuto comunale per la raccolta delle firme decorre dalla pubblicazione all’albo pretorio del giudizio di ammissibilità, già avvenuta. Ogni giorno di ritardo imputabile all'Amministrazione determina una concreta compressione del tempo a nostra disposizione e, di conseguenza, del diritto dei cittadini a utilizzare il principale strumento di democrazia diretta previsto dallo Statuto comunale".
Una battaglia che viene supportata dall'associazione "Più democrazia in Trentino", che da oltre 10 anni si è schierata per dare forza e sostegno agli strumenti di democrazia diretta. "Questi comportamenti - dice il presidente Alex Marini - rappresentano un ulteriore esempio della cosiddetta burocrazia difensiva nei confronti degli istituti di partecipazione popolare, in contrasto con i principi di buon andamento dell'amministrazione e con il dovere delle istituzioni di favorire, e non ostacolare, l'esercizio dei diritti democratici dei cittadini. La giurisprudenza della Corte di cassazione riconosce al comitato promotore di un referendum una posizione di diritto soggettivo pubblico, esercitata in posizione di parità rispetto agli organi dell'ente locale. L'Amministrazione è pertanto tenuta a garantire il corretto svolgimento del procedimento referendario, senza introdurre ostacoli o ritardi non previsti dall'ordinamento”.
Con la lettera inviata all’Amministrazione il Comitato ha formalmente diffidato il Comune a provvedere con la massima urgenza a tutti gli adempimenti necessari per consentire l'avvio della raccolta delle firme, riservandosi, "in caso di ulteriore inerzia, di adire tutte le sedi competenti a tutela del diritto di iniziativa referendaria e dei diritti di partecipazione dei cittadini. Difendere il referendum ammesso il 22 giugno significa difendere il diritto della comunità di Brentonico a partecipare direttamente alle scelte che riguardano la salute, l'ambiente e il futuro del nostro territorio", continua il Comitato. "Chiediamo semplicemente che lo Statuto comunale venga rispettato e che ai cittadini sia garantita la possibilità di esprimersi senza ostacoli amministrativi".
Mancherebbe ancora qualcosa, però, per il Comune che si è avvalso di una richiesta di chiarimento delle procedure alla Commissione referendaria.
"E' stato sollevato - fa sapere l'amministrazione comunale - che il Comitato deve regolarizzare una parte di documentazione per poter procedere". La richiesta è legittima, regolare e ammissibile, ma è stato osservato in via preliminare l'assenza dell'autenticazione delle firme prevista dagli enti locali. E per questo la Commissione stessa invita il Comitato promotore a integrare la documentazione.
A ogni modo la risalita di quota dei vitigni è una prospettiva già presente per rispondere al cambiamento climatico e all'innalzamento delle temperature.
"La pianura in alcuni casi già ora stenta nella produzione e per questo si pensa alla quota. Ci possono essere fattori attrattivi come un'uva di qualità ma la coltivazione in montagna è più difficile e la resa più bassa. Inoltre ogni stagione è diversa, quindi non è un'operazione banale. A maggior ragione si devono compiere i passi giusti, anche verso la comunità che ospita le viti. Non si può negare che questa dinamica sia in corso perché il settore vitivinicolo in particolare, ma l'agricoltura più generale, affronta numerose sfide e quella del cambiamento climatico è stringente perché vediamo e tocchiamo con mano gli effetti delle temperature mediamente più alte e questo cambia i processi produttivi", le parole a il Dolomiti di Mara Baldo, presidente della Cia-Agricoltori italiani del Trentino. L'associazione di categoria non ha ancora una posizione precisa ma predica prudenza. "Eventuali nuovi impianti devono essere accettati dalla cittadinanza e serve un dialogo attento e rispettoso" (Qui articolo).
Preoccupazioni e timori che sono comunque estesi. Una situazione simile riguarda anche, per esempio, il Bellunese. C'è una certa contrarietà sui nuovi vigneti: "Presenza non gradita". La replica? "E' una zona ideale per il clima. Parliamo coi cittadini per togliere paure" (Qui articolo). Ma i residenti non sono convinti e anche lì è partita una petizione: "Servono regolamenti più stringenti e rispetto delle regole. Vogliono colonizzare il nostro territorio e noi dobbiamo difenderci" (Qui articolo).












