La vendemmia mai così presto: "Un Ferragosto in vigna. Si anticipa per un vino di qualità, altrimenti diventa come quello di pianura. La sfida è l'acqua"
L'ondata di caldo e l'assenza di precipitazioni crea qualche sofferenza ai meleti mentre il ciclo vegetativo delle viti è ancora più in anticipo rispetto alla media stagionale. In alcuni casi si inizia la vendemmia prima di Ferragosto. La Cia- Agricoltori italiani: "Maturazione un po' anomala". Albino Armani: "La raccolta è molto anticipata per mantenere un certo tipo di prodotto e così evitare che assomigli a quelli della pianura"

TRENTO. Via e vai di trattori sulle strade trentine. Che l'agricoltura giochi d'anticipo da qualche anno è ormai un trend stabile, ma questa stagione potrebbe essere un anno da record. Molte cantine sono già pronte e la raccolta in diverse zone potrebbe iniziare a brevissimo. Un Ferragosto di lavoro per molti operatori. E in alcune zone si pensa già alle mele.
"E' prevista una raccolta delle mele sugli impianti giovani e sugli alberi più scarichi", dice Mara Baldo, presidente di Cia-Agricoltori italiani del Trentino. "C'è una maturazione un po' anomala tra le ondate di caldo e la poca pioggia. Anche la vendemmia in alcuni casi può essere ulteriormente in anticipo".
Ma ci sono avvisaglie in Trentino e in Veneto di un avvio molto precoce rispetto alla media stagionale della vendemmia mentre l'Alto Adige aspetta ancora qualche settimana ma comunque prima rispetto all'estate scorsa.
"E' inevitabile un anticipo se vogliamo mantenere una certa tipologia di freschezza e di gusto dei vini", spiega Albino Armani, imprenditore di una famiglia lagarina che opera nel vino dal lontano 1607, con cantine in Veneto, Friuli e vigneti trentini proprio sul versante di fondovalle del Monte Baldo e già presidente del Consorzio Tutela delle Venezie Doc. "Le uve sono sane, i livelli quantitativi sono ottime e c'è un ottimo potenziale qualitativo".
Il Ferragosto di quest'anno è probabilmente in vigna per molti agricoltori. Per la prima volta si parte quindi già a inizio agosto con le programmazioni che in linea di massima sono state definite tra viti giovani, uve precoci e uve base per lo spumante.
"L’anticipo della vendemmia 2026 è la conseguenza di un andamento stagionale che ha accelerato il ciclo vegetativo della vite", aggiunge Armani. "La maturazione però non è uniforme e quindi ci sarà una raccolta di precisione. Questo avvio è inevitabile per salvaguardare le caratteristiche delle uve tra l'accumulo degli zuccheri, la preservazione di un adeguato patrimonio di acidità e più in generale della qualità. La raccolta è molto anticipata per mantenere un certo tipo di prodotto e così evitare che assomigli a quelli della pianura: queste temperature comportano il rischio di una variabilità in questo senso".
A incidere le ondate di caldo mentre l'irrigazione è intervenuta per contrastare la sostanziale assenza di precipitazioni. "Il Nord Est è attrezzato", evidenzia Armani. "Non c'è stata molta pioggia tuttavia c'è l'acqua e viene utilizzata in modo corretto. Altre zone come la Toscana o le Regioni meridionali sono più in difficoltà da questo punto di vista. Le risorse idriche e la disponibilità di sistemi moderni di accumulo e di distribuzione, anche attraverso i Consorzi, sono fattori fondamentali. Ci sono zone in Italia che soffrono mentre noi possiamo restare relativamente più tranquilli, anche se l'argomento deve essere continuamente affrontato come sistema".
Una vendemmia precocissima per Pinot Grigio, Pinot Nero e Chardonnay ma equilibrata. "Ci sono quantità e qualità", prosegue Armani. "Questa stagione può essere davvero interessante a livello di prodotto con vini particolari e con caratteristiche ottime. Certo, si deve lavorare di precisione e con grande attenzione".
Una programmazione sempre più variabile che può creare maggiori difficoltà nel reperimento degli addetti. Un grande tema dell'agricoltura. A questo si aggiungono gli effetti del cambiamento climatico sono sempre più evidenti e incidono sempre di più sul modo di lavorare e affrontare le stagioni della raccolta. Per ora, inoltre, le malattie sono state contrastate con efficacia, pur restando un problema stringente. "Per la vite la criticità maggiore riguarda la flavescenza dorata ma si è lavorato bene con gli estirpi e i danni sono limitati per quanto possibile", continua Armani. "I trattamenti più in generale sono stati limitati al minimo".
I danni maggiori a oggi sono stati causati dai violenti episodi di maltempo. "In val d'Adige è andata abbastanza bene, così come in val di Non. Anzi, in questo ultimo caso il problema riguarda queste temperature elevate e la siccità che un po' bloccano la maturazioni dei meleti mentre le forti grandinate hanno causato enormi problemi in val di Gresta, Vallagarina e più recentemente nella zona di Pergolese in valle dei Laghi con gli impianti messi a terra" (Qui articolo), conclude Baldo.














