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| 27 ottobre | 14:04

"Pensavo che raggiungere la vetta dell'Everest fosse l'impresa più faticosa della mia vita, poi ho partorito mia figlia": il racconto dell'alpinista Vanessa Estol

L'alpinista Vanessa Estol si racconta senza filtri, paragonando la sua impresa sull'Everest al parto e alla maternità, fra sentimenti contrastanti e (tanta) fatica: "Sono le due di pomeriggio e non sono ancora riuscita a farmi la doccia. Mi sento molto più stanca di quel giorno a quota 8.000. Ma sto imparando a concedermi il permesso di dirlo, senza sensi di colpa"

Pensavo che raggiungere la vetta dell'Everest fosse l'impresa più faticosa della mia vita

EVEREST. "Nella prima foto stavo scendendo dalla vetta dell’Everest, riposandomi un po' a quota 8.000 metri. Fino ad allora pensavo che quello fosse stato il momento in cui mi ero sentita più stanca in tutta la mia vita. Poi, invece ho partorito mia figlia". 

 

E' una lunga riflessione, quella di Vanessa Estol, "prima donna uruguaiana a raggiungere la vetta dell'Everest (nel 2022)", che racconta senza filtri "né vergogna" le difficoltà della maternità. Dottoressa laureata in Psicologia, alpinista e apneista, Estol gestisce dal 2019 la sua agenzia "14 Peaks Latam" e organizza viaggi turistici all'insena dell’avventura in tutto il mondo.

 

Nelle scorse ore la donna, dopo anni trascorsi a raccontare le sue esperienze in quota, ha voluto dedicare un post alla più faticosa delle imprese: la maternità (e la nascita della sua bimba). "La nascita di Emily - si legge infatti sui social - si è conclusa con un cesareo d’urgenza (cosa che mi terrorizzava)".

 

"Il giorno dopo - prosegue Estol - dopo un intervento chirurgico importante, la paura e il trauma, bisogna alzarsi e prendersi cura di una bambina mentre il proprio corpo ha bisogno di riprendersi. Dormire al massimo 2 ore per giorni interi. Imparare cose nuove in continuazione, chiedersi se stai facendo tutto bene o male".

 

E ancora: "Volerle dare il meglio di te quando sei esausta, indolenzita e con gli ormoni che rendono tutto più intenso e difficile. Sentirsi in colpa di non essere felice per il 100% del tempo, anche se l’hai aspettata e desiderata così tanto. Amo Emily, ma ci sono anche momenti in cui mi sento sopraffatta e piango".

 

Le parole dell'alpinista accomunano tantissime donne che, nel diventare madri, si riscoprono molto più vulnerabili (e umane) di quello che pensavano. Mentre la società (ed i social) raccontano infatti l'essere mamma come un impegno fatto di felicità e 'incastri perfetti', la realtà si mostra ben diversa, e a volte può travolgere, facendo sentire le neo-madri oltremodo sopraffatte e bisognose di aiuto (anche se chiederlo spesso non è facile). 

 

La nascita di un bimbo o bimba e i primi mesi sono fasi delicatissime nella vita di un genitore. La gravidanza, poi il parto e le notti insonni: per quanto ci si possa informare, finché non ci si è dentro non si capisce. E, quando lo si è, non è facile gestire (e sopportare) tutto al meglio.

 

Il racconto di Vanessa Estol mostra alla perfezioni quali possono essere i sentimenti di una donna che ha appena dato alla luce la propria bimba, che non devono essere necessariamente 'positivi': "So che anche questa fase passerà. Che un giorno mia figlia non avrà più bisogno di me come oggi e che questi giorni mi mancheranno...il suo corpicino addormentato su di me, averla così vicina, essere il suo rifugio".

 

"Non sono lamentele, voglio solo far capire che non tutti i giorni sono facili e che amare così tanto tua figlia può coesistere con la sensazione di essere esausta. Scrivo questo poco dopo le due del pomeriggio, senza essermi ancora potuta fare la doccia né fare colazione, e con un’enorme ammirazione per tutte le mamme - conclude -. Mi sono sentita molto più stanca di quel giorno sull’Everest. E sto imparando a concedermi il permesso di dirlo, senza sensi di colpa".

 

 

 

 

 

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