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| 29 settembre | 18:00

"Precipitato in quota perché mi sentivo troppo sicuro e non ho usato protezioni", l'istruttore Cai: "Così la montagna mi ha fatto pagare la mia arroganza"

Il racconto a Il Dolomiti di Roy Emmanuello, istruttore Cai: "Non ho mai pensato alle conseguenze, sono sempre andato in montagna per me stesso. Poi, dopo avere sottovalutato un sentiero che ritenevo 'facile' per le mie capacità, sono precipitato, rischiando la vita, e il mio approccio è cambiato"

"Precipitato in quota perché mi sentivo troppo sicuro e non ho usato protezioni"
di Redazione

LECCO. "Sui social si mostrano tanti lati positivi e belli dell'andare in montagna, di fare alpinismo, ma spesso non ci si ricorda di quanto possa essere pericoloso". A parlare è Roy Emmanuello, istruttore Cai, che di recente ha voluto condividere un vero e proprio appello su Facebook, mostrando quanto accadutogli nel corso dell'estate: "Sono caduto per 12 metri su un sentiero che per le mie 'capacità' risulta anche 'tranquillo'. La verità però è che non esiste un percorso facile. Ci si può fare male ovunque".

 

"In passato - commenta Emmanuello - sono stato il primo a spronare i più ad andare in montagna, raccontando l'esperienza soltanto con i suoi aspetti positivi. Dopo quanto mi è successo, però, mi sento di raccontare la vicenda anche e soprattutto per ricordare a tutti quanto in realtà possa essere pericoloso andare in quota: ci si può realmente fare male, si può morire. Può succedere a chiunque, in qualsiasi frangente", anticipa.

 

L'incidente di Emmanuello è accaduto nel corso dell'estate, mentre l'uomo affrontava un percorso per alpinisti esperti: "Mi trovavo sul Monte Moregallo, in Valsassina (vicino a Lecco), e stavo risalendo il canalone Belasa, quando sono precipitato - confessa, intervistato da Il Dolomiti -. Ho preso 'sottogamba' la salita, proprio perché abituato a salite ben più difficili, ma come giustamente ho provato sulla mia pelle, con la montagna non c'è nulla di facile e non si può giocare".

 

"Non esiste essere troppo bravi per farsi male, basta un niente, una minima distrazione, un pezzo di roccia che ti rimane in mano, una frana, uno scivolare su un sentiero ed è finito tutto o comunque ci si fa realmente realmente male - tiene a sottolineare l'istruttore Cai -. Senza dimenticare ovviamente il personale del Soccorso alpino o dei vigili del fuoco che per venire a salvarci mettono a repentaglio la propria vita".

 

E prosegue: "Io in primis non ho mai pensato a queste conseguenze, sono sempre andato in montagna per me stesso, perché era la cosa più bella del mondo per me e chi mi conosce lo sa...ma non siamo soli. Ovviamente con questo non voglio dire di non andare più in montagna, di non fare alpinismo o sciare, ma di essere maggiormente consapevoli dei rischi che si corrono quando si va. Le terre alte non sono un parco giochi".

 

Emmanuello spiega poi che la sua caduta è stata dovuta al fatto che aveva deciso di non usare le "catene" lungo il sentiero attrezzato: "Per me farlo era come 'barare', ma mi sono reso cont che non è un gioco: la montagna va rispettata. Non segue le nostre regole. Mi è andata bene tantissime volte, spesso ho fatto sentieri correndo, ho arrampicato in velocità o fatto vie con protezioni molto lunghe e senza integrare perché nella mia testa non mi sarebbe mai potuto succedere nulla. Ma alla fine la montagna mi ha fatto pagare la mia arroganza".

 

Dopo il terribile incidente, l'uomo se l'è cavata "solo con una vertebra rotta e un piede rotto (FOTO di COPERTINA dove appare parte del piede di Emmanuello con un fissatore ndr). Adesso ho tolto il fissatore e ho ripreso camminare con le stampelle - conclude l'istruttore Cai -. La ripresa sarà ancora lunga ma ci sono buone probabilità che torni a muovermi come prima". 

 

"Detto ciò, amerò sempre la montagna e non mi pento delle salite e dei momenti che ho vissuto in passato e, anzi, probabilmente tornerò ad andarci, ad arrampicare. Perché è la cosa che più mi fa battere forte il cuore, ma lo farò con molta più consapevolezza, con molta più testa e forse 'paura'. Spero che il mio racconto possa aiutare a vivere la montagna in maniera più consapevole, per tutti".

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