"Molti passano il tempo ad 'annunciare' imprese, invece che compierle. Ma è solo un 'grido' per attirare l'attenzione", Messner: "Un vero alpinista non dice, fa"
L'alpinista ha condiviso di recente differenti riflessioni, che abbracciano la frequentazione della montagna ma anche la vita più in generale: "Le persone che sono veramente concentrate su ciò che vogliono raggiungere raramente dedicano tempo ad annunciarlo in anticipo. Raggiungono il loro obiettivo"

BOLZANO. "So che alcuni di voi si spaventano un po’ ogni volta che pubblico una fotografia in bianco e nero. No, non sono ancora morto. E non ho intenzione di farlo. Almeno non nell’immediato futuro. Volevo condividere questa fotografia perché quasi non mi riconosco. Sono così magro, quasi emaciato".
Le parole sono quelle dell'alpinista Reinhold Messner, che negli scorsi giorni ha condiviso sui social un post in cui racconta una delle sue esperienze sugli Ottomila, rassicurando tutti sulle sue buone condizioni di salute attuali: "Era il 1978. Avevo scalato l’Everest e mi stavo dirigendo verso il Nanga Parbat. Guardando indietro, mi rendo conto di aver preteso molto da me stesso in quegli anni — fisicamente, ma anche mentalmente. E, ancora una volta, queste due cose vanno di pari passo. Il mentale e il fisico devono fondersi l’uno nell’altro".
L'alpinista riflette su quanto sia importante che le due componenti si fondano davvero, perché "se una delle due è altrove — se non sono allo stesso livello, non sulla stessa frequenza — tutto diventa incredibilmente difficile. Allora ogni passo sembra una sofferenza - ammette Messner -. Quando mente e corpo sono d’accordo sulla direzione da prendere, non serve sforzarsi. Semplicemente, si va".
Qualche giorno prima di questo post, l'82enne faceva un'altra riflessione legata alle imprese in quota, che ben si sposa con quella appena riportata: "Alcuni sembrano trasmettere, più che quanto hanno fatto, 'un grido per attirare l’attenzione'. A volte è facile riconoscere quel grido: la foto scattata su un letto d'ospedale. L’occhio sanguinante. La ferita mostrata alla fotocamera. Il bisogno costante di mostrare, annunciare, spiegare".
Ma prosegue: "Un alpinista tedesco, Fabi Buhl, una volta ha scritto una frase che mi è piaciuta molto: 'Prima scala. Poi parla'. C’è saggezza in queste parole. Le persone che sono veramente concentrate su ciò che vogliono raggiungere raramente dedicano molto tempo ad annunciarlo in anticipo. Fanno il loro lavoro. Raggiungono il loro obiettivo. Naturalmente possono godersi i frutti in seguito - tutti dobbiamo pensare in termini economici. Non c’è nulla di sbagliato in questo".
"Ci sono persone che esagerano, imitano, ripetono ciò che altri hanno già detto e lo spacciano per proprio - conclude l'alpinista -. Possono sottrarci una quantità sorprendente di qualcosa senza che ce ne accorgiamo. Non denaro ma tempo. I ladri di tempo sono forse i ladri peggiori", lascia intendere.
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Un post condiviso da Reinhold Messner (@reinholdmessner_official)














