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Belluno
04 ottobre | 22:35

“La mia macchina fotografica costringe alla lentezza, in tempi in cui tutto è immediato. Serve grande impegno, ma finché potrò continuerò a documentare le mie montagne”

Ha aperto i battenti la mostra “Dolomiti e Prealpi. La luce del silenzio”, una delle sei realizzate per la 30esima edizione di Oltre le vette. Si trova alla Sala mostre del municipio di Limana ed espone alcune opere di Francesco Cerpelloni, fotografo dell’Alpago che ha deciso anche di rendere omaggio a due importanti alpinisti vissuti proprio a Limana: Franco Miotto e Loris De Barba

“La mia macchina fotografica costringe alla lentezza, in tempi in cui tutto è immediato

LIMANA. Nella serata di giovedì 1 ottobre ha aperto i battenti la prima mostra della stagione 2026-27 della sala dedicata presso il municipio di Limana. Ma è soprattutto una delle sei mostre della 30esima edizione di Oltre le vette, che parte ufficialmente oggi per proseguire fino all’11 ottobre (qui).

 

Si tratta di “Dolomiti e Prealpi. La luce del silenzio”, un’esposizione del fotografo Francesco Cerpelloni. Si tratta di fotografie in bianco e nero su pellicola di grande formato: una scelta che contraddistingue l’autore, assiduo frequentatore delle montagne “di casa” in Alpago, ma anche delle Dolomiti friulane, delle Dolomiti di Zoldo e del Parco nazionale Dolomiti Bellunesi.

 

“Ho intrecciato Cerpelloni - racconta Francesco Vascellari, membro del comitato scientifico di Olv - in due circostanze. La prima è stata durante un percorso di ricerca sul versante nord dell’Alpago: cercavo testimonianze fotografiche e una sua pubblicazione si è particolarmente distinta, uno dei più bei libri che documentano quel territorio. La seconda è l’amicizia in comune con Loris De Barba, ricordato anche nella mostra. Sono dunque felice di portare qui queste opere, perché il suo modo di fotografare è tipico di chi ama i dettagli e conosce le piccole cose delle nostre montagne”.

 

Cerpelloni è infatti un fotografo di paesaggi, con alle spalle audiovisivi naturalistici e diversi libri fotografici, il primo dei quali appunto sull’Alpago. “La mia macchina fotografica - rivela - costringe alla lentezza, perché richiede dai cinque ai dieci minuti per realizzare una foto: un particolare importante, in un’epoca in cui la fotografia è sempre più immediata. In questi ultimi tempi, inoltre, mi sembra inoltre ci sia crescente interesse per la fotografia analogica, ma secondo me rimarrà sempre qualcosa di nicchia: ecco, le fotocamere che uso io sono la nicchia della nicchia e chi decide di usarle deve avere forti motivazioni e metterci un impegno non indifferente”.

La fatica di trasportare fino alla meta l’imponente attrezzatura è però ampiamente ripagata. “Sono fotocamere che si usano solo con il treppiede - prosegue - e sta diventando un problema perché non ho più né trenta né cinquant’anni. Serve infatti notevole impegno fisico e mentale, trattandosi di escursioni perlopiù in solitaria, ma quando mi preparo per uscire mi rendo conto che le motivazioni che sento superano le difficoltà. I momenti di spossatezza vanno gestiti e affrontati se vogliamo alimentare le nostre passioni: certo faccio fatica, ma mi diverto e finché potrò continuerò a frequentare le montagne con la mia fedele e inseparabile compagna”.

 

Per la mostra Cerpelloni ha scelto le zone da lui preferite, in Alpago, Zoldo e Friuli, ma non mancano i Monti del sole e il gruppo della Schiara. “Leggendo autorevoli pubblicazioni sulle Dolomiti bellunesi - spiega - un po’affascinato e un po' incuriosito ho iniziato a frequentare queste zone selvagge e con sentieri non sempre delineati. È stato il desiderio di arrivare nei luoghi raccontati da quegli autori a spingere anche me a documentarli”.

 

Due poi gli omaggi. Il primo a Franco Miotto, alpinista originario della Val Venosta ma vissuto a Limana. “Vedrete montagne e pareti - specifica l’autore - dove ha realizzato vie rimaste nella storia. Ho ritenuto doveroso questo meritato omaggio perché è stata una persona fuori dal comune: io non sono un alpinista, ma arrivare nei luoghi da lui descritti è stata per me una grande emozione”.

 

E poi c’è Loris, limanese tra i massimi conoscitori delle montagne locali, deceduto due anni fa precipitando dalle Torri di Camp dove era salito per fotografare il tramonto. Con lui andò a fotografare il Bus de le Nèole (Buco delle Nuvole) nei Monti del Sole. “I nostri incontri erano sporadici - si legge nella dedica - ma dentro di me percepivo la bella persona che era. Fu un'esperienza e un cammino di grande empatia. Caro amico Loris, non sai quanto ci manchi, ma ci rimane viva la memoria della bella persona che eri, con la tua gentilezza, l’umiltà, la generosità e in quest’ultima foto ti ricordiamo”.

 

La mostra è visitabile ogni giorno, tranne il martedì e il giovedì, a ingresso libero, con gli orari indicati nel sito del Comune. Quel comune in cui è capitata per caso, ma forse non del tutto. “Quando Oltre le Vette mi ha permesso di esporre - conclude Cerpelloni - speravo di farlo a Belluno, ma non c’erano spazi liberi. Si è invece resa disponibile questa bellissima sala a Limana: esattamente dove Franco e Loris abitavano”.

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