L'imprenditrice che imbottiglia l'aria delle Dolomiti: "È un ecosistema terapeutico: oggi creo prodotti cosmetici con le alghe del lago e insegno ai turisti la mia Misurina”
Chiara Bonel è una giovane imprenditrice di Misurina: nata “in mezzo ai souvenir”, abbandona il sogno della carriera diplomatica per vendere l’aria di Misurina. Tutto parte dall’Istituto Pio XII e da una bambina di Verona e oggi Bonel offre biocosmetici prodotti con materie prime locali, per valorizzare il suo territorio - che racconta anche in due guide turistiche molto particolari. La sua storia a Il Dolomiti

AURONZO DI CADORE. “Viaggiavo molto e il mio sogno era la carriera diplomatica. Così mi sono laureata, ho fatto esperienze nell’Unesco a Dublino e in una Ong a Berlino, per poi capire che volevo investire nel mio territorio. Mi mancava casa, ma volevo anche risultati tangibili giorno per giorno anziché lavorare su grandi progetti con obiettivi a lungo termine. Perciò ho ammesso a me stessa la voglia di restare e di lavorare a un mio progetto, divenuto realtà grazie a un aneddoto”.
Chiara Bonel, oggi 41enne, è “nata in mezzo ai souvenir”, grazie al bar dei genitori sul lago di Misurina. Come spesso accade, il sogno per la sua vita era altrove ma alla fine è tornata e Il Dolomiti si è fatto raccontare la sua storia ripartita da una bambina di Verona.
Nel 2016, infatti, legge un articolo sull'Istituto Pio XII, unico centro in Italia per la riabilitazione in montagna delle malattie respiratorie pediatriche, oggi purtroppo chiuso. L’articolo parla di una bambina di nove anni costretta a vivere lì da una malattia che la rende ipersensibile a sostanze naturali e chimiche. “Qui respirava secondo natura - osserva - e poteva abbandonare alcuni farmaci. Quando i medici programmarono una cura in Inghilterra, un team di sommozzatori imbottigliò in apposite bombole l’aria di Misurina per il viaggio in aereo. La notizia mi entusiasmò e decisi di farlo anch’io”.
Così Bonel, appena trentenne, parte con piccoli gadget di aria di Misurina, con l’obiettivo non di fare souvenir quanto di celebrare la purezza della sua terra. Sull’esempio di una startup canadese, che, prima al mondo, aveva imbottigliato l’aria del Parco Banff, lei apre la strada in Europa. Nonostante l’uso non sia strettamente medicale (le boccette sono troppo piccole), i benefici non mancano e oggi definisce quell’esperienza sfidante.
“Vendere aria - commenta - non è da tutti i giorni, ma mi ha dato la consapevolezza che l'ecosistema è terapeutico, un equilibrio biologico che funziona. Da lì sono passata all'acqua, ho analizzato la sorgente di Misurina e scoperto che è adatta alla pelle, ad esempio in caso di dermatiti: non ci si pensa, ma in un buon cosmetico fa il 70% del valore”. E poi non si è più fermata.
Si guarda intorno e nota le alghe rimosse ogni anno dal lago: le fa analizzare, contatta il Comune e avvia un percorso di economia circolare, facendo registrare per la prima volta al mondo a livello cosmetico l’elodea canadensis, una pianta ossigenante già conosciuta, ma non in quest’ambito. “Ho pensato di recuperare lo scarto e creare un biocosmetico. La pianta è molto usata negli acquari perché pulisce l’acqua - spiega - in più da noi si arricchisce di nutrienti grazie al ghiaccio presente nel lago”. Così, in collaborazione con uno spin off della Ca’ Foscari, nasce il suo prodotto di punta, l’elodea, presente in articoli per viso, occhi o labbra.
Tra tutto ciò spunta però anche una guida pratica ai luoghi più instagrammati delle Dolomiti. Come mai? “Il mio è un prodotto di nicchia - ammette - mentre l’ebook segue la tendenza. Non sono uniti tra loro, ma ormai a Misurina non esiste più l’alpinista puro, se non mosche bianche nel marasma turistico attuale: prevalgono turisti internazionali con in testa poche mete, così ho cercato di rispondere a un’esigenza ormai innegabile. Dall’altro lato, però, c’è anche una guida nella quale racconto la mia Misurina: chicche del paese, spiegazioni su come estraggo l’alga, dove si raccoglie il fieno o la preziosità biologica della torbiera. Sono orgogliosa del mio territorio e cerco di veicolarlo”.
Una passione che si sente davvero, soprattutto nel dispiacere - più volte nominato - per il Pio XII, dal quale si può dire sia nata anche la sua storia imprenditoriale. “Sono entrata in contatto con persone e associazioni - aggiunge - ma tutto è fermo. L’edificio è di proprietà della Diocesi di Parma, forse troppo lontana, ma mi stupisco che la comunità locale non si batta per esso”. Nel 2022, anno della chiusura, Bonel ha inoltre scritto cinque proposte per salvarlo, come l'apertura ai maggiorenni, il riconoscimento dei trattamenti d’alta quota da parte delle assicurazioni mediche e il turismo medicale, che farebbe di Misurina una “healthy destination”.
Impresa ad alta quota
Su questo e molto altro Il Dolomiti rifletterà con Bonel venerdì 16 ottobre alle 18 (Sala consiliare di Pieve di Cadore), nel dibattito “Impresa ad alta quota”. Presenti anche il consigliere delegato alle politiche giovanili Mattia Baldovin, il direttore di Confindustria Belluno Dolomiti Andrea Ferrazzi e la presidente Lions Club Cadore Dolomiti Barbara Castagnera.
Cosa vuol dire fare impresa nelle terre alte? “Rispetto a dieci anni fa - risponde - c’è più apertura, con webinar su territorio, turismo e impresa. La comunità si sta sensibilizzando, anche perché la crescita del turismo rende più consapevoli che tutti possono fare impresa in molti modi. A mancare è il networking, un po’ perché di base tendiamo ad arrangiarci, un po’ per la difficoltà delle associazioni di categoria a lavorare qui. Dovrebbero essere più presenti tra Cadore, Comelico e Cortina: capisco che organizzare eventi qui è faticoso, ma fare rete è il primo passo da cui partire”.














