Eremo dei Romiti, storia della rinascita dell'unico convento del Cadore e di un'imprenditrice innamorata di quei luoghi: “Il turista va accompagnato per evitare danni”
Dalla ristrutturazione della chiesetta alla riscoperta del ruolo spirituale dell’unico convento del Cadore: la storia di Barbara Castagnera è quella di un’imprenditrice che ha scelto di vivere e investire nelle Dolomiti portando una visione nuova di turismo. Non senza scontri con le comunità locali, cui però pensa quando sostiene che al Cadore serve un turismo diverso dal mordi e fuggi odierno

DOMEGGE DI CADORE. Sulla cima del Monte Froppa, a Domegge, sorge quello che fu l’unico convento in Cadore. Costruito a inizio Settecento con la vicina chiesa, rimase in attività per 90 anni finché un editto napoleonico lo fece chiudere nel 1810. Oggi ha ritrovato una funzione spirituale grazie a un’imprenditrice arrivata da fuori con una visione a suo modo rivoluzionaria di benessere e territorio.
Parliamo dell’Eremo dei Romiti, rifugio situato tra Antelao, Marmarole e Spalti di Toro. Il fondatore del convento fu un giovane frate di Domegge e i frati che lo abitarono negli anni erano francescani, frati minori, laici detti appunto “dei Romiti” (eremiti). Solo nel 2009 il Comune lo restaurò con contributi europei, mentre nel 2014 è partito il rifacimento del tetto della chiesa e nel 2023 il restauro della parte interna.
Vera artefice della trasformazione è però Barbara Castagnera, originaria di Vittorio Veneto che ha saputo, non senza fatica, portare la sua intraprendenza nel territorio. “Sei anni fa - spiega - ho partecipato al bando per l’affidamento dell’Eremo. Sono arrivata in pieno Covid e ho trovato una struttura rinata come rifugio. Ritenevo però riduttivo, per una realtà con 300 anni di storia, essere un ‘semplice’ rifugio, così con l’amministrazione abbiamo valutato di riportarlo al ruolo di ex convento, dandogli il valore storico-culturale e paesaggistico che possiede”.
Da lì il lavoro di “completo sconvolgimento”: la ricerca di fondi, la sistemazione per quanto possibile (tra atti di vandalismo e rovine) della chiesa e la sua riapertura al culto. “Ora l’Eremo - nota con soddisfazione - oltre a essere il punto di ristoro del monte Froppa ha una chiesetta utilizzabile a livello religioso e culturale. A quel punto ho voluto portare la casa a luogo di spiritualità e meditazione, concentrando il mio lato del turismo al di fuori di quello presente in Cadore. Nasco infatti da una tradizione cadorina: ho trascorso le estati della gioventù in Auronzo, perciò conosco questi luoghi e ho sempre pensato che il monte Froppa avesse bisogno di una sua autenticità rispetto al turismo di passaggio odierno e quello vacanziero degli anni Ottanta”.
Castagnera è oggi anche presidente del Lions Cadore Dolomiti. “Insieme all’Eremo - spiega - lavoriamo sul sociale. Abbiamo fatto di quest’ultimo una realtà capace di sostenere le persone in difficoltà. Un progetto molto interessante è ad esempio la terapia forestale: l’Eremo è uno dei 140 punti in Italia ed è certificato da Cnr (Consiglio nazionale ricerche) e Cai (Club alpino italiano) come supporto per chi ha bisogno di una psicoterapia”.
Il progetto è portato avanti a livello nazionale dai due enti, che riconoscono gli effetti diretti sulla sfera psicologica, neurologica, cardiocircolatoria e immunitaria degli stimoli presenti nelle foreste. Ad esempio, la visione di strutture ripetitive a diverse scale, tipiche di alberi e boschi, infonde un effetto rilassante, mentre la combinazione di immagini e suoni tipici produce risposte psicologiche positive anche già solo se trasmessi su computer. Se vi aggiungiamo l’inalazione delle sostanze volatili emesse da piante e terreno e dotate di proprietà antiossidanti, antinfiammatorie e antidepressive, i benefici diventano di lunga durata.
L’obiettivo ora è fare di Misurina il secondo punto cadorino di terapia. Il progetto è portato avanti da Castagnera con Chiara Bonel, imprenditrice nota a Il Dolomiti (l’intervista) per la sua originale storia nella cosmesi. Già nel 2022, a Misurina si è svolta una sessione di ricerca Cai-Cnr: a 22 persone sono stati misurati i parametri fisiologici pre e post immersione nei boschi locali, idonei per l’alta presenza di composti con proprietà antiossidanti e antinfiammatorie (cosiddetti Bvoc).
Una storia, quella di Castagnera, che dimostra quindi l’importanza di immaginare qualcosa di diverso per la montagna. “Non è semplice - osserva Castagnera - perché ti scontri con comunità abitudinarie e con visioni diverse dalle tue, oltre al fatto che io non sono cadorina. A volte lo scontro è diretto, altre lo si riesce a calmierare finché, pian piano, i risultati arrivano”.
“Il Cadore - aggiunge - ha però un grosso problema: il turista va accompagnato, altrimenti crea danni. Quest’anno abbiamo avuto il boom, ma la comunità risente di un’invasione mordi e fuggi, diversa da un turismo che si ferma e che sarebbe possibile con programmazione e caccia a investimenti che diano lustro al territorio. Così infatti potremmo veicolare il turista dove lascia i soldi e dove lascia pulito, anziché rincorrerlo per danni di ogni genere. Quindi diventerebbe molto più sostenibile anche per la comunità”.
Oggi Castagnera guarda già a nuovi progetti che, con questa visione, non potranno che essere benefici come la terapia delle foreste che la circondano. “Dopo sei anni ho raggiunto il primo step, ora ho un altro obiettivo e vediamo se lo porterò a termine. Tra sei anni vi saprò dire - conclude - intanto portiamo avanti la terapia forestale su due poli che possono sicuramente lavorare assieme”.


















