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Bolzano
27 ottobre | 17:39

Forte di Landro, il rudere che fu set cinematografico potrebbe rinascere. "Perché non realizzare uno spazio sulla storia dell’alpinismo e della Grande Guerra?"

Il forte continua ad attrarre visitatori anche adesso che il cattivo stato di conservazione lo rende pericolante. "Un segnale evidente di ciò che questo luogo può esprimere con un progetto di recupero capace di unire storia e valorizzazione del territorio"

Forte di Landro, il rudere che fu set cinematografico potrebbe rinascere

BOLZANO. Uno spazio dedicato alla storia dell’alpinismo e alla memoria della Grande Guerra, nel cuore delle Dolomiti, dentro le mura di un forte che oggi è un rudere.

 

È questa l’idea che prende forma attorno al Forte di Landro, a Dobbiaco, dopo il sopralluogo dell’assessore provinciale al patrimonio Christian Bianchi che lo definisce “un luogo straordinario nel cuore delle Dolomiti che racchiude storia e memoria”.

 

A mettere sul tavolo la proposta è stato il Comune di Dobbiaco, con cui da alcuni mesi vanno avanti le interlocuzioni, e prevede interventi non troppo invasivi ma che restituiscano una nuova vita a quello che Bianchi definisce un importante patrimonio provinciale.

 

E di storia, in effetti, ce n’è da vendere.

 

Il forte nasce nel 1880, a 1.500 metri di quota nei pressi di Carbonin, frazione di Dobbiaco, per volontà dell’impero austro ungarico che voleva proteggere una delle vie d’accesso ai propri territori. Non era solo.

 

Faceva coppia con il forte di Prato Piazza e insieme dovevano impedire a un eventuale esercito italiano di infilarsi da Cortina verso Dobbiaco lungo la Val di Landro, in quello schema a tenaglia tanto caro allo Stato Maggiore austro ungarico.

 

Il complesso è formato da due opere disposte di traverso rispetto alla valle, una più in basso, ampia e su tre piani, e una più in alto, più raccolta, collegate da un tunnel sotterraneo e costruite con blocchi di pietra squadrati. In tempo di pace ci viveva una guarnigione di una quarantina di soldati.

 

L’obiettivo del progetto, spiega l’assessore, è duplice. Da un lato si vuole preservare e valorizzare un bene storico di grande valore, dall’altro offrire a cittadini e visitatori l’occasione di conoscere più a fondo il territorio e le vicende che ne hanno segnato il passato.

 

E quelle vicende, a Landro, non sono mai state scontate. Quando scoppiò la guerra con l’Italia, infatti, lo Stato Maggiore austro ungarico giudicò il forte bellicamente inadeguato e decise di disarmarlo, sistemando le artiglierie all’aperto, nelle vicinanze, in posizioni di tiro più funzionali.

 

Fu proprio questo a salvarlo: la struttura non subì danni notevoli dai colpi italiani e non venne mai abbandonata del tutto, diventando anzi la sede del comando operativo. Nel 1936 fu poi l’Italia a riscoprirlo, ritenendolo un possibile punto di difesa contro la Germania, e nella parte alta fu costruito un bunker, l’opera 5 dello sbarramento della Val di Landro, che fa parte del Vallo Alpino in Alto Adige.

 

C’è un dettaglio che Bianchi sottolinea con particolare convinzione, perché dice molto sulle potenzialità del sito: il forte continua ad attrarre visitatori anche adesso che è un rudere. Il cattivo stato di conservazione lo rende pericolante, ma questo non ferma i tanti che ogni estate si avventurano tra le sue mura a proprio rischio.

 

Per l’assessore è un segnale evidente di ciò che questo luogo può esprimere con un progetto di recupero capace di unire storia e valorizzazione del territorio.

 

Del resto a Landro chi arriva trova subito qualcosa che lo incuriosisce, una grande croce rossa su fondo bianco che fa pensare a un ospedale da campo, a feriti e a infermiere. Invece è tutta scena. La croce fu dipinta per il cinema, quando il forte divenne l’ospedale militare di “Addio alle armi”, il film del 1957 diretto da Charles Vidor, tratto dal romanzo di Ernest Hemingway del 1929 e remake della versione di Frank Borzage del 1932 con Gary Cooper. Sul set c’erano Rock Hudson e Vittorio De Sica.

 

Una storia al cubo, dunque, fatta di imperi, fortezze disarmate, bunker, Hollywood e turisti coraggiosi. Per ora tutto questo resta in attesa. Il prossimo passo, infatti, sarà portare la proposta all’attenzione della Giunta provinciale, che dovrà valutarne gli sviluppi e le opportunità di realizzazione. Bianchi ha aperto il suo intervento con una domanda semplice: “Cosa possiamo fare per un turismo che non lasci solo una fotografia?”.

 

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