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Trento
07 ottobre | 19:59

Ruspe al lavoro per demolire il rudere della Capanna Palon (VIDEO) e un hotel diventa staff-house per la carenza abitativa, il Bondone si muove in attesa della funivia?

La progettazione del primo tratto della funivia da Trento a Sardagna è stata affidata ma ancora ci sono pochi dettagli sul completamento. Arriva l'atteso ma ennesimo studio sul Bondone, questa volta anche sul discusso bacino alle Viote. Si demolisce la Capanna Palon, Alberto Barbieri: "Miglioriamo il paesaggio, tanti ricordi ma ormai è un rudere". Acquisito il compendio immobiliare Nevada, Stefano Zampol: "C'è carenza abitativa, investimento necessario per riqualificare il residence in staff house"

Ruspe al lavoro per demolire il rudere della Capanna Palon e un hotel diventa staff-house per la carenza abitativa

TRENTO. Ruspe in quota. E' iniziata la demolizione di Capanna Palon, storica struttura a Vason sul Monte Bondone costruita probabilmente nel punto migliore dell'Alpe di Trento ma ormai abbandonata da decenni.

 

Un'altra novità è il cambio di proprietà del complesso immobiliare Nevada (hotel e residence) e l'intenzione di trasformare parte della struttura in una staff house.

 

E' stata aggiudicata la progettazione della prima tratta della funivia Trento-Bondone, cioè la parte che arriva a Sardagna.

 

E in agenda alle 17.30 di giovedì 8 ottobre all'Aula Kessler del palazzo di Sociologia c'è la presentazione pubblica dello studio dell’area delle Viote, firmato da Università e Muse su incarico del Comune. Un tema è il tanto discusso bacino.

 

Qualcosa si muove per una montagna alla ricerca di un rilancio e che presenta diverse questioni da risolvere (Qui approfondimento).

 

DEMOLIZIONE CAPANNA PALON

Nel 1934 entra in funzione lo "slittone Graffer", il primo impianto di risalita in Europa e nel 1936 ecco sorgere la Capanna, testimone dell'epoca pionieristica dello sviluppo, anche turistico della montagna, negli anni d'oro e il declino con i vari piani di rilancio che si sono susseguiti a partire dal patto territoriale degli Anni '90 e la costruzione (o riqualificazione) di numerosi hotel tra le varie località. 

La struttura è stata un punto di riferimento per lungo tempo e per molti una memoria legata a Merina Turra e Tullio Pedrotti. Un simbolo dell'ospitalità, in particolare negli Anni '60, di un turismo che è via via diventato un motore trainato dalla stazione sciistica. "Tanti hanno ricordi e sono naturalmente affezionati alla Capanna Palon - dice Alberto Barbieri, titolare degli hotel Montana e Caminetto, storico albergatore di una famiglia che da generazioni è impegnata sul Monte Bondone - ma crediamo che sia arrivato il tempo di rimuovere un rudere ormai abbandonato. L'edificio rappresentava un colpo d'occhio negativo sul valore della destinazione".

Il futuro dell'area? "E' ancora presto per definire i progetti", aggiunge Barbieri. "Intanto l'intenzione è quella di apportare un miglioramento paesaggistico e demolire un rudere posizionato in una zona particolarmente pregiata. Questo intervento di demolizione rappresenta anche un messaggio che i privati sono pronti e attivi a fare la propria parte ma chiediamo chiarimenti sulla visione della montagna, sulle pianificazioni e, soprattutto, sulle tempistiche di messa a terra delle diverse ipotesi".

 

 

HOTEL E DINTORNI, UN ALBERGO ACQUISITO PER DIVENTARE STAFF-HOUSE

In Bondone ci si muove: alla riapertura dei battenti dell'hotel Alpe Bellaria (l'ex Arcadia a Candriai - qui articolo) e ai lavori di ristrutturazione dell'hotel Augustus (finito a Trento Funivie - qui articolo), si unisce l'acquisizione dell'hotel e residence Nevada.

 

"E' stata una necessità per ricavare gli alloggi per i dipendenti, difficile trovare appartamenti e abitazioni", spiega Stefano Zampol, neo-proprietario del compendio immobiliare Nevada e titolare di una serie di hotel sul Bondone. "Non tutti hanno l'auto e la conformazione della montagna non aiuta negli spostamenti. A Trento molti sono orientati sugli affitti brevi oppure sulla locazione agli studenti ma serve stabilità e il personale è numeroso. E' un investimento sostanzialmente contemporaneo, in questo modo liberiamo le stanze riservate allo staff nelle altre strutture e aumentiamo i posti letto: il residence viene in pratica subito messo a regime mentre ci vuole più tempo per le valutazioni sull'albergo". 

 

Così la decisione di trasformare l'hotel in staff-house. "E' sicuramente un sacrificio, un investimento particolare ma questo sforzo è d'obbligo per rispondere alla crisi abitativa che colpisce il nostro settore, anche sul Bondone". Si prosegue anche nel rilancio del Piccolo Principe, si valuta un cambio del nome. "Le priorità sono andate all'avvio del Brenta Dolomites (ex LeBlanc) e alla ricerca delle stanze per i dipendenti", ancora Zampol. "Il cantiere è quasi concluso e l'idea è di aprire durante la primavera con l'insegna Lake hotel Lagolo, una modifica alla denominazione per facilitare la promozione, anche nei canali internazionali".

 

 

MAXI FUNIVIA TRENTO-BONDONE E PROSPETTIVA

Recentemente è stata aggiudicata la progettazione per il primo tratto della funivia Trento-Bondone, cioè il tracciato che collega il capoluogo a Sardagna con la dismissione dell'attuale impianto e un cambiamento del percorso, che dovrebbe partire dall'hub Intermodale, raggiungere la zona dell'ex Italcementi e da lì arrampicarsi fino al sobborgo. Per ora c'è questo, con un costo di circa 46 milioni di euro, dei quali 37,5 milioni dovrebbero essere coperti dal contributo del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti (Qui articolo).

 

Il progetto complessivo, infatti, è suddiviso in due tratte per un investimento da circa 96 milioni di euro. Ma da Sardagna a Vason c'è ancora poco. 
 

"C'è un'attenzione importante sul Bondone e questo naturalmente ci gratifica ma per investire servono delle certezze in più", evidenzia Barbieri. "E' complicato pensare di costruire un altro albergo oppure di destinare quegli spazi a parcheggi se non ci sono ancora dettagli sull'idea di sviluppo della montagna".

 

Un'ulteriore difficoltà è l'alto numero di attori che insiste sul Bondone. Una montagna relativamente piccola ma caratterizzata da tre Comuni (Trento come azionista di larga maggioranza, Garniga e Madruzzo), due circoscrizioni, tre Asuc e altre realtà. Una vicinanza "politica" che tiene alta l'attenzione sulle scelte che vengono compiute sulla destinazione.

 

"E' complicato talvolta arrivare a una sintesi", prosegue Barbieri. "E per questo la richiesta è che ci sia una maggiore chiarezza e un'assunzione di responsabilità sulle prospettive perché altrimenti le decisioni arrivano sempre un po' troppo tardi e intervengono quei cambiamenti che rendono un'idea oppure un progetto già vecchio all'apertura". 

 

Chiusa la stagione estiva, l'autunno è proseguito piuttosto bene, complice il meteo stabile e le temperature elevate. "La destagionalizzazione è possibile e in questo le caratteristiche della destinazione sono favorevoli", continua Zampol. "La montagna è nel punto centrale del Trentino e in poco tempo si possono raggiungere Trento e Riva del Garda, attraversare la valle dei Laghi e scoprire una grande varietà di paesaggi e attrattività".

 

Investimenti più o meno indipendenti dalle sorti del maxi impianto. "Ci vorrebbero comunque anni e oggi non si sa ancora dove passa, dove si ferma e dove arriva per quanto riguarda la seconda tratta", spiega Zampol. "Un iter che necessita di anni prima di arrivare alla realizzazione della funivia e non possiamo permetterci di restare bloccati a guardare. Noi dobbiamo continuare a elevare la qualità della destinazione. Il turista chiede servizi e infrastrutture, naturalmente serve equilibrio ma le persone cercano segnaletiche, anche per le bici e sarebbe bello in questo senso posizionarle anche verso Lagolo, panchine, attività e un territorio curato".

 

Si parla di un parco naturale alle Viote ma anche della chiusura della strada al traffico. "Nel primo caso sono dubbioso perché c'è già la Rete delle riserve e un ente rischia di creare molti vincoli", prosegue Zampol. "Un intervento sulla mobilità si potrebbe anche sperimentare, magari a fasce orarie. Le idee ci sono da parte dei privati, bisogna avere il supporto per mettere a terra le varie iniziative". 

 

 

IL BACINO E UN ENNESIMO (SEPPUR) ATTESO STUDIO

Intanto è stato programmato un convegno, un incontro per presentare un documento atteso e l'ennesimo studio sul Bondone e sulle possibilità di rilancio dell'Alpe di Trento. In questo caso ci si sposta sull'altro progetto, molto discusso, che riguarda la montagna: il bacino alle Viote.

 

Il bacino in quota, fortemente voluto da Trento Funivie, è stato (momentaneamente?) accantonato per ricostruire e potenziare quello di Malga Mezavia a fronte delle discussioni, in particolare politiche.

 

Qual è il valore ambientale dell'area delle Viote e quali sfide attendono il futuro della montagna? A queste domande risponde, infatti, una ricerca condotta dall'Università e dal Muse nell'incontro aperto alla comunità universitaria e alla cittadinanza.

 

Questo studio, viene spiegato, analizza gli impatti ecologici, idrologici e paesaggistici legati alla possibile realizzazione di un bacino di riserva per l'innevamento programmato sul Monte Bondone. Basandosi su monitoraggi svolti sul campo e sulle più recenti evidenze scientifiche, l'indagine offre un quadro completo e rigoroso di come il cambiamento climatico trasformi la pratica dello sci e la gestione delle risorse idriche in montagna.

La ricerca e l'incontro pubblico sono promossi da UniCittà, il protocollo d'intesa tra Università e Comune di Trento che promuove piccole e grandi azioni per favorire l’integrazione tra la comunità cittadina e quella universitaria. A presentare studio e attività di ricerca sono Marco Tubino, docente del Dipartimento di Ingegneria civile, ambientale e meccanica dell’Università di Trento e coordinatore del Comitato UniCittà, Massimo Bernardi, direttore del Muse, e Silvio Fedrizzi, dirigente servizio Urbanistica del Comune di Trento.

 

La parte di studio naturalistico-ambientale dell’area delle Viote è affidata a Lisa Angelini e Laura Scilitani del Muse. Si parla di sci, cambiamento climatico e bacino con Sara Favargiotti, Lorenzo Giovannini, Alessandra Marzadri per il Dipartimento di ingegneria civile, ambientale e meccanica. Si chiude con "Turismo e rapporto con la città" con Umberto Martini, Dipartimento di economia e management dell'Università) e l'assessore comunale Alberto Pedrotti.

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