Dall'elicottero per trasportare la neve alla funivia Trento-Bondone, ma dall'ipotesi stazione di Candriai in su quale futuro per la montagna?
Dai paragoni, con l'ultimo confronto con Aosta-Pila, al "giardino della città", si pensa (tanto) alla funivia dalla città, all'inverno e al bacino ma forse un po' meno a progettare un futuro del Bondone

TRENTO. Il Bondone è tornato a far parlare. Prima per l'elicottero utilizzato per trasportare la neve e aprire per il ponte dell'Immacolata e poi perché è stato pubblicato il bando per la progettazione economico-finanziaria della tratta fino a Sardagna. Un'ipotesi complessiva (che potrebbe salire ancora?) da 100 milioni per il grande impianto da Trento alla cima. Un'opera che partirebbe già in deficit gestionale di qualche milione. E ancora per la parte "alta" non c'è un progetto ma intanto si ragiona sul collocare una stazione a Candriai (circa 15 milioni in più e qualche minuto in più di percorrenza). Si parla e si vocifera di funivia ma c'è un tema che viene poco preso in considerazione. La riqualificazione e i servizi, praticamente assenti e quasi tutti che orbitano sulla città. Un dibattito che viene declassato a c'è il tempo, un po' prima, un po' durante, un po' dopo. Un po' non c'è niente. A impianto inaugurato tutti tasselli dovrebbero andare a posto. Ma sul tavolo non sembra che ci siano dei piani chiari e il viaggio oggi può essere a tratti desolante.
I PARAGONI
In questi ultimi anni si è tornati a spingere forte sulla necessità (ma è poi davvero così?) di un collegamento tra la città e la sua montagna con una certa complicità sul punto tra la Provincia di destra e il Comune di sinistra. La funivia piace e piace tantissimo. Si scomodano paragoni improbabili per suffragare che "sì, s'ha da fare". Sciocchi fino adesso a non aver guardato bene: la Nordkette di Innsbruck, Malcesine, Renon e negli ultimi mesi è spuntato pure l'esempio Aosta-Pila. Ci si omologa a quello che la montagna non sembra saper in realtà proporre per una questione di evoluzione del settore e delle infrastrutture.
Confronti complicati tra ambiente e naturalità, quote, morfologie, destinazioni turistiche e residenzialità profondamente diversi. E già qui basterebbe fermarsi un attimo: ok prendere spunto, bene le suggestioni e d'accordo Trento è una città alpina ma nella valutazione si deve considerare che il Bondone è il Bondone. Da qui si deve partire: delineare una visione, un'identità, un carattere e una caratterizzazione della montagna cittadina, che presenta più similitudini con la Panarotta rispetto a molte destinazioni prese in considerazione.

IL GIARDINO IN QUOTA, LA MONTAGNA DELLA CITTA' E GLI SLOGAN BUONI PER OGNI STAGIONE
Si è parlato di giardino della città in quota, di Trento Alta, di tanti slogan che riprendono quelle idee forse un po' vecchie e che hanno trascinato il Bondone all'oggi nel suo (latente) rapporto conflittuale con il capoluogo. La montagna d'elezione della città vive di fiammate e di risorse pubbliche fin dalla scoperta delle discipline invernali con un unico e semplice paradigma: turismo, posti letto e numeri, come quelli nelle operazioni che hanno portato alla costruzione del residence Cielo Aperto (da solo 600 posti letto), del patto territoriale con copiosi interventi pubblici e quelli promessi dalla funivia-eterno pallino.
Il turismo è un motore del territorio ma in questo caso sembra essere presentato come l'unica soluzione senza una panoramica complessiva. La funivia capace di rivoluzionare per sempre a imperitura memoria una destinazione alla ricerca di un costante rilancio.

Nonostante le (basse) quote e una stazione sciistica piccola (20 chilometri e 4 impianti, di cui solo la seggiovia Palon operativa più o meno nell'arco dell'estate), i dibattiti oggi riguardano a conti fatti quasi esclusivamente turismo e sci: bacino per l'innevamento (e antincendio e agricoltura) e il grande impianto che andrebbe a potenziare sicuramente l'attrattività e la raggiungibilità delle piste. Un rafforzamento dell'estate, sicuramente, con tanti se e tanti ma. La primavera e l'autunno sembrano piuttosto da costruire.
Ci si ricorda - più o meno - degli aspetti legati a botanica, flora e fauna quando si ipotizza di localizzare il bacino nella zona delle Tre Cime alle Viote (si riqualifica Mezavia ma siamo sicuri che l'idea di un invaso lì - seppur più piccolo - sia stata accantonata definitivamente?). Allora - ogni tanto - c'è un qualche sussulto e viene in mente che c'è una riserva naturale, una torbiera, un Giardino botanico fondato nel 1938 e forse tra i più importanti delle Alpi. Un patrimonio ambientale rimasto per qualche fortunata ragione quasi intatto e dal quale si potrebbe ripartire perché paradossalmente è la zona più "moderna" perché naturale e frequentata quel tanto che basta.

Non ci sono rifugi, le malghe si contano velocemente e l'alpeggio non si può dire che sia una "tradizione" o almeno non più (Quali sono i carichi di unità bovina adulta attuali e ipotetici? Come e quanto avanza il bosco? C'è un rapporto tra produzioni locali a km zero e l’utilizzo degli stessi
prodotti all’interno delle strutture ricettive del Bondone?). Altre radici dimenticate riguardano la fienagione (prima della Grande Guerra predominante per la zona) e l'erba, quest'ultima punto forte dei trattamenti termali - unici d'Italia e fortemente caratterizzanti - a Garniga Terme. Altro punto dolente del quadro Bondone. Qualcosa si muove ogni tanto ma per ora le prospettive richiedono tempo.
La Grande Guerra ha portato alla costruzione delle Caserme austroungariche. Strutture che fino al 2012 hanno ospitato il Centro di ecologia alpina della Fondazione Mach. Poi sono state utilizzate nell'ambito del sistema di accoglienza per ospitare migranti oppure durante l'emergenza Covid. Qualche evento ma poco altro. Intanto alcuni edifici presentano danni importanti, tetti sfondati lascito delle nevicate circa 20 anni fa.

In ballo c'è un concorso di idee. La Patrimonio del Trentino è stata incaricata di realizzare uno studio di fattibilità con l'obiettivo di individuare un modello di valorizzazione che sappia coniugare la ricchezza storica e culturale del sito con le potenzialità turistiche, naturali e sportive del Monte Bondone. Dai mega-resort ai campi da golf perché non restare su un semplice museo articolato su più spazi e filoni? La storia non manca a partire proprio dal complesso, poi la prima slittovia d'Europa nel 1938, il Trofeo Topolino, pure le gare automobilistiche, quelle di ciclismo, il fondo, già detto degli aspetti botanici e così via. Ci si può sempre a un pool di eccellenze del Trentino per strutturare un percorso ad hoc: Fondazione Bruno Kessler, Fondazione Museo Storico, Muse e Università di Trento in ordine alfabetico e per citare qualcuno. Ci si potrebbe pure allargare a Sat, Soccorso alpino, Guide alpine e associazioni simili. Ci sarebbero gli interlocutori.
LA FOTOGRAFIA, ANZI LE FOTOGRAFIE
Ma si pensa fortissimamente alla funivia che già oggi si aggira nella sua interezza sui 100 milioni. Si attende la valutazione di impatto ambientale e intanto si cercano di superare alcune difficoltà. Se la parte Trento (con le due stazioni) è abbastanza sicura (37,5 milioni Pnrr e un progetto abbordabile), c'è qualche difficoltà da Sardagna con sguardo all'insù (intanto i privati come noto per ora non ci sono e i soldi li metterebbe la Provincia). Il collocamento della stazione di arrivo-partenza spostato verso la chiesa - circa 1.300 metri più a sud del punto panoramico - non sembra incontrare il gradimento sperato ma il sorvolo del centro abitato non è banale e ci sono i fili dell'alta tensione da considerare. Una stazione che dovrebbe essere abbassata per interferire il meno possibile con il luogo di culto e lì posizionata per rilanciare verso l'alto e anche per non compromettere l'eventuale inserimento della fermata a Candriai.

La novità infatti è che si penserebbe anche di inserire una fermata a Candriai (con aumento dei costi: investimento, gestione e percorrenza) che è - se si considerano Sardagna e Sopramonte sul fondovalle - l'unico paese del Bondone, che paesi non ha a riflettere il suo sviluppo verticale, disomogeneo e mal affrontato dal punto di vista urbanistico nel suo complesso.
Se evitare di bypassare Candriai è condivisibile, ci sono però altre domande sul tavolo: se ci si mette di più - 5/7 minuti e circa una ventina per arrivare in cima - salire in funivia è ancora concorrenziale rispetto all'utilizzo di un'auto? Si pensano a parcheggi, alberghi e altre strutture? Per il resto quasi nulla da dire sulla cura, anche se l'area di Malga Brigolina potrebbe essere valorizzata meglio e le piste - se si parla di sci - sono un po' più in alto ma se non altro recentemente è andato all'asta anche l'albergo Arcadia, che oggi ha una nuova gestione e si chiama hotel Bellaria.

I dolori sono un po' prima e un po' dopo. L'ex hotel Panorama spunta sempre per soluzioni last minute, per ospitare i contagiati da Covid prima, ora per le forze dell'ordine in vista delle Olimpiadi.
Ogni tanto c'è qualche ipotesi ma si staglia sulla città nel suo abbandono. Scansiamo il Centro Alcide Degasperi (una colonia estiva mai decollata e poi collegio dei figli degli emigrati italiani all'estero) chiuso nel 1996 e da allora lasciato degradarsi senza apparenti pensieri o rimorsi.

Tappa a Vaneze. Accolti dall'ex hotel Dolomiti e da un locale chiuso da anni come biglietto da visita. Una serie di strutture vecchie che d'estate diventano colonie e d'inverno - se aperte - si prodigano con gli sciatori.
La vista dell'impianto 3-Tre. Un auditorium ormai abbandonato, così come Studio 1 transennato e in attesa di tempi migliori. L'unico hotel - per ironia della sorte - riqualificato con forza privata e di livello alto è sostanzialmente nascosto alla vista. La chiesetta - di pregio - troneggia, poco valorizzata.

Qui si dice che l'area è stata frequentata da Carlo V, "imperatore del S.R.I. e delle Spagne, propugnatore dell'unità europea, promotore del concilio tridentino si recava alla caccia sul Monte Bondone assieme al cardinale Bernardo Cles e al giovane Cristoforo Madruzzo 400 anni or sono governatore del Ducato di Milano, l'associazione italo-ispanica "Cristoforo Colombo" pone questo ricordo per il quarto centenario", recita una stele che sorge triste su un tornante. Magari sarebbe anche interessante.
Superata la località Norge, ecco il valico. Siamo a Vason. Una strada in pratica e hotel a "perdita" e pochissimo alto. E non mancano anche qui alcune situazioni che andrebbero valutate in un contesto che negli anni si è fortemente infrastrutturata. Anche perché qui il progetto prevede l'arrivo e la fine dei giochi. Poi se si vuole si possono raggiungere le Viote a piedi o con i mezzi pubblici se si lascia il mezzo a Trento (Quale cadenza di bus navette? Quale capacità di carico della piana in generale?).

Già affrontato il tema Garniga Terme, c'è quello di Lagolo. Anche qui ci sono state difficoltà con il Piccolo Principe - hotel a 4 stelle costruito in ambito patto territoriale - andato all'asta fallimentare, una struttura che si è trascinata anche l'altro albergo di proprietà della famiglia.
E non mancano svariati cartelli "vendesi" di appartamenti, edifici e hotel sui tornanti della montagna della città. Queste le fotografie. E più o meno è tutto e non pochissimo. Qualcosa dipende poi dalla collocazione delle stazioni, ubicazioni non ancora chiarissime.

Più che a un mega impianto, appare più opportuno sostenere e supportare la rimozione dei ruderi, il rilancio dell'esistente da parte dei privati e una rinaturalizzazione generale.
A ogni modo non tutto è perduto. Servirebbe una presa d'atto che qualcosa non va e che i modelli avviati nel passato non hanno portato i risultati sperati.

Se si mette ordine, si trova un carattere, si realizza un piano speciale, se non ci si vuole omologare e se ci si ripete che il Bondone è il Bondone e non qualche altra destinazione, ecco allora che le potenzialità ci sono e la funivia potrebbe pure avere un senso.
Affidarsi solo al grande impianto per smuovere le acque rischia di lasciare più delusioni che soddisfazioni. Altrimenti negli anni '50-60' del secolo scorso si è parlato di un piccolo eliporto alle Viote. Perché non ripartire da quello?












